8 Aprile 2012

buona Pasqua con un “appello alla disobbedienza”

donvitaliano in religione

Da qualche mese circola un appello sottoscritto da 400 parroci austriaci, per una riforma della Chiesa. L’appello è stato sottoscritto da centinaia di preti in tutta Europa. Lo propongo come augurio di Pasqua a ciascuno e alla Chiesa.

“Il rifiuto da parte di Roma di una riforma della Chiesa da tempo necessaria e l’inerzia dei nostri vescovi non solo ci permettono, ma anzi ci obbligano a seguire la nostra coscienza e ad attivarci in maniera autonoma.
Noi preti vogliamo porre in futuro i seguenti segni:
1. Diremo in futuro in ogni messa una preghiera per la riforma della Chiesa. Prendiamo sul serio la parola della Bibbia: chiedete e vi sarà dato. Davanti a Dio c’è libertà di parola.
2. Non rifiuteremo in linea di principio l’eucaristia a credenti di buona volontà. Questo specialmente per divorziati risposati, per membri di altre Chiese cristiane e, in alcuni casi, anche a cattolici che sono usciti dalla Chiesa.
3. Eviteremo, se possibile, di celebrare nelle domeniche e nei giorni festivi più di una messa o di incaricare preti in viaggio o provenienti da fuori. Meglio una liturgia della Parola autogestita che tournée liturgiche.
4. In futuro considereremo una liturgia della Parola con distribuzione della comunione come un’«eucaristia senza prete» e così la chiameremo. In questo modo assolveremo il nostro obbligo domenicale in tempo di scarsità di preti.
5. Rifiuteremo anche il divieto di predicare stabilito per laici competenti e formati e per donne insegnanti di religione. È proprio in tempi difficili che è necessario annunciare la parola di Dio.
6. Ci impegneremo affinché ogni parrocchia abbia un suo responsabile: uomo o donna, sposato o non sposato, a tempo pieno o parziale. Questo però non attraverso fusioni di parrocchie, ma attraverso un nuovo modello di prete.
7. Ci avvarremo perciò di ogni opportunità per esprimerci pubblicamente a favore dell’ordinazione di donne e persone sposate. Vediamo in queste persone colleghe e colleghi benvenuti in servizio pastorale.
Infine ci sentiamo solidali con quei colleghi che a causa del loro matrimonio non possono più svolgere il loro ministero, ma anche con quelli che nonostante una relazione continuano a fornire il loro servizio come preti. Entrambi i gruppi con la loro scelta seguono la loro coscienza – come facciamo noi con la nostra protesta.
In loro, come anche nel papa e nei vescovi, vediamo i «nostri fratelli». Non sappiamo cos’altro debba essere un «confratello». Uno è il nostro Maestro, ma noi tutti siamo fratelli. «E sorelle», si dovrebbe dire però tra cristiane e cristiani. Per questo vogliamo impegnarci, per questo vogliamo esprimerci, per questo vogliamo pregare. Amen”. (www.pfarrer-initiative.at)

AUGURI, Vitaliano

26 Marzo 2012

è morto Giulio Girardi

donvitaliano in politica, religione

E’ morto dopo alcuni anni di sofferenza per una malattia che l’aveva colpito, senza mai bloccarlo nella sua appassionata e affannosa ricerca di senso della vita e della storia. Giulio Girardi è stato un uomo dalle mille risorse e contraddizioni.
Nella lettera che il 29 aprile 1955 scrive a don Ezio Palombo, don Lorenzo Milani, tra l’alto dice: “Vengono onorati ed elevati i preti che si distinguono nelle più corruttive attività e vengono destituiti i santi. Mi pare che l’indicazione divina sia trasparente come l’acqua. Non bisogna dire: «Satana ha vinto». Ma: «Dio ha scelto i suoi eletti», e perché tutto il popolo (quello sano) sapesse riconoscerli senza possibilità di errori li ha segnati come si segnano gli alberi da tagliare o gli usci ebrei per Pasqua. Naturalmente il suo segno di riconoscimento è il segno della croce”. Mi è venuta in mente questo scritto del priore di Barbiana, per ricordare gli 80 anni di p. Giulio Girardi, filosofo e teologo della liberazione tra i più prestigiosi e importanti del mondo, nato al Cairo il 23 febbraio 1926. Nel 1939, avendo chiesto di diventare salesiano, viene a studiare in Italia ed è ordinato sacerdote nel 1955. E’ stato professore di filosofia presso l’università salesiana di Torino e Roma, presso l’università cattolica di Parigi e presso l’istituto superiore Lumen vitae di Bruxelles. In seguito verrà espulso da queste istituzioni e poi dalla congregazione salesiana per le sue scelte politiche e teologiche.
Nel 1962 Partecipa come esperto al Concilio Vaticano II, collaborando alla redazione della Gaudium et spes, preziosissimo documento “sulla Chiesa nel mondo contemporaneo”; tra il 1965 e il 69 partecipa al dialogo tra cristiani e marxisti, a livello nazionale e internazionale. Nell’aprile del 1972 compie il suo primo viaggio in America Latina per partecipare al I Incontro Continentale del movimento Cristiani per il socialismo, a Santiago del Cile e, tornato in Italia, partecipa al movimento in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Austria, Belgio.
In Nicaragua collabora con il Centro Ecumenico Antonio Valdivieso di Managua, con la chiesa popolare e con il movimento indigeno nicaraguese; è impegnato nella solidarietà con l’America Latina, particolarmente con Cuba e con il movimento indigeno in Messico, Ecuador e Bolivia. Intanto, in Italia, coordina una ricerca partecipativa con la comunità di accoglienza di San Benedetto al Porto di Genova, diretta da don Andrea Gallo.
E’ stato membro del tribunale Russel II ed è membro del tribunale permanente dei popoli, fin dalla sua fondazione nel 1976.
Questa è solo la sintesi dell’impegno di Giulio Girardi che, dopo la collaborazione al Concilio, appoggiato dal cardinale Agostino Bea, fu candidato da papa Paolo VI a dirigere il costituendo “Consiglio per il dialogo con i non credenti”, idea fatta poi sfumare dalle pressioni dei gruppi reazionari della Curia vaticana.
I suoi scritti sono numerosissimi. Dal libro Marxismo e cristianesimo, del 1966, fino al recente Che Guevara visto da un cristiano Il significato etico della sua scelta rivoluzionaria, nel quale “il teologo e sostenitore della nonviolenza attiva, esamina in profondità la vita, gli scritti, la morte del guerrigliero eroico, materialista e ateo, che ha combattuto il sistema oppressore con le armi in pugno, teorizzando e vivendo la rivolta”. L’ultimo capitolo del libro è dedicato a Camillo Torres, il prete guerrigliero colombiano, morto “con le armi in pugno, per amore verso il suo popolo”.
Tra gli altri scritti vanno ricordati: Credenti e non credenti per un mondo nuovo; Cristianesimo, liberazione umana, lotta di classe; Cristiani per il socialismo, perché?; Sandinismo, marxismo, cristianesimo: la confluenza; La tunica lacerata; Il popolo prende la Parola. Il Nicaragua per la teo-logia della liberazione; Rivoluzione popolare e occupazione del tempio. il popolo cristiano del Nicaragua sulle barricate; Comunitá di S. Benedetto al Porto, dalla dipendenza alla pratica della libertà; La conquista dell’America. Dalla parte dei vinti; Il tempio condanna il Vangelo: il conflitto sulla teologia della Liberazione fra il Vaticano e la CLAR; Gli esclusi costruiranno la nuova storia?; Cuba dopo il crollo del comunismo; Resistenza e alternativa. Al neoliberalismo e ai terrorismi.
In uno dei suoi ultimi interventi Girardi, parlando della Teologia della liberazione nell’epoca di papa Ratzinger, ha dichiarato a PeaceReporter: “La mia previsione sul pontificato di Benedetto XVI è che si manterrà sulla stessa linea di Giovanni Paolo II. Infatti, in queste primi mesi del suo pontificato, Ratzinger si è molto riferito al suo predecessore, quasi a voler rendere esplicita la continuità tra i due. Questo significa, dunque, affermare l’attualità dei documenti redatti da Ratzinger cardinale, di condanna della Teologia della liberazione e del suo supposto fondamento nel marxismo”.
Continuando il teologo ha affermato: “Riconoscere i popoli oppressi come soggetti storici, culturali, religiosi, ci conduce a riscoprire l’amore appassionato di Dio, per tutti e per ciascuno degli uomini, per tutte e ciascuna delle donne, per tutti e ciascuno degli esseri della natura. A riscoprire la presenza liberatrice di Dio in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Ma perché parliamo di riscoprire? Perché le teologie cristiane avevano coartato Dio, il suo amore e la sua grandezza, entro i limiti angusti delle nostre chiese, delle nostre culture occidentali, delle nostre tradizioni, della nostra epoca. Fuori dal mondo occidentale – pensavamo – non c’è salvezza perché non c’è Dio. Il Dio chiamato cristiano era un padre che dedicava la sua attenzione a una minoranza dei suoi figli e si disinteressava della grande maggioranza di essi. In questo Dio non possiamo più credere. Il Dio nel quale crediamo oggi è più grande del cristianesimo, la sua verità è più ricca della Bibbia, per rivelarsi al mondo egli non ha un solo cammino ma infiniti, nessuno dei quali esclusivo e privilegiato, nessuno dei quali esaurisce l’infinita ricchezza del suo amore. Il Vangelo di Gesù tornerà a essere per tutti e per tutte una buona notizia solo se non pretenderà di essere l’unico messaggero d’amore, riconoscendo che Dio è più grande. Da questa nuova prospettiva sorge in noi il desiderio di esplorare le altre strade della manifestazione di Dio nel mondo, di contemplare i bordi di Dio che non conosciamo. Di scoprire altre forme della sua presenza amorosa e liberatrice nella storia. “Dio è Spirito e quelli che l’adorano devono adorarlo in Spirito e verità”, dice il Vangelo, così la preoccupazione per l’egemonia del Cristianesimo cederà il posto alla preoccupazione dell’egemonia di Dio, amore liberatore di tutti noi”.
In un tempo nel quale il volto della Chiesa è deturpato da “teologie” reazionarie e talebane, da gruppi come l’Opus Dei, i Legionari di Cristo, i “lefevriani” della Fraternità San Pio X, i neocatecumenali, Comunione e Liberazione, la Compagnia delle opere… preoccupati più di servire Cesare che Dio, impegnati a far crescere i propri capitali e le proprie influenze su gruppi politici e finanziari, occupati a tener buona la base della Chiesa che deve pensare solo all’aldilà, mentre all’aldiquà ci pensano i potenti responsabili e le gerarchie. In un tempo nel quale la Chiesa è attraversata da venti di restaurazione e di disimpegno sociale e politico, dove risorge la difesa ad ogni costo della propria identità e il dialogo, interno e verso le altre culture e religioni, è messo da parte. In una Chiesa nella quale appaiono vincenti i settori fondamentalisti, per i quali i poveri esistono per volontà di Dio e a questa devono sottomettersi passivamente, destinatari di pie elemosine da parte dei cristiani ricchi e mai protagonisti della propria liberazione. Proprio in questa Chiesa, santa ma sempre bisognosa di conversione, la lunga e intensa testimonianza di p. Giulio Girardi, e di tanti come lui, ci fanno sperare che una Chiesa-altra è concretamente possibile, una Chiesa schierata dalla parte dei perdenti. Una Chiesa Popolo di Dio pronta ad accogliere l’invito di Gesù a seguirlo “fuori dell’accampamento” - come dice il capitolo 13 della Lettera agli Ebrei - cioè fuori degli spazi sacri, degli ambienti nei quali ci sentiamo sicuri, oltre gli orizzonti rassicuranti delle sacrestie, andando “verso di Lui, portando il suo obbrobrio”, cioè condividendo fino in fondo, come ha fatto Lui con la sua morte in croce, la condizione degli ultimi fra gli ultimi, dei rifiuti dell’umanità. L’impegno di Girardi al servizio dei poveri, ci indica il dovere della denuncia di tutte quelle situazioni che umiliano gli esseri umani e Gesù Cristo in essi e ci fa sperare. Di quella speranza che non è aleatoria ma che, come diceva S. Agostino “ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno che nasce dall’osservare come vanno le cose, e il coraggio per cambiarle in meglio”.
don Vitaliano

3 Marzo 2012

NO-TAV

donvitaliano in politica

SIAMO TUTTI VALSUSINI
Carissime sorelle e fratelli della Valsusa,
come segno di solidarietà con la vostra lotta in difesa del vostro territorio e del vostro futuro, da oggi la bandiera NO-TAV sarà esposta nella nostra chiesa parrocchiale; ci ricorderà continuamente quello che sta avvenendo in Val di Susa: da una parte la grande voglia di democrazia e partecipazione da parte vostra, nei confronti di un progetto che a detta di molti esperti è dispendioso, dannoso e inutile; e, dall’altra, l’ottusità delle Istituzioni che, a volte in buona fede, spesso per pregiudizio, ripicca, interesse o calcolo, vogliono imporvi la Tav.
Penso che un territorio appartenga soprattutto a chi lo abita e nessuno, nemmeno i rappresentanti dello Stato, possono arrogarsi il diritto di decidere, da soli, per quel territorio, senza consultare, discutere e ascoltare chi in quel territorio ci vive.
E ancora più assurdo e pericoloso che alcuni esponenti della politica nazionale dicano che, a questo punto, non si può far vincere chi manifesta, altrimenti si creerebbe un rischioso precedente! Cioè, si va avanti nella realizzazione del progetto, anche se si ha torto, per ripicca, perchè lo Stato non può perdere. Penso che sia vero esattamente il contrario: uno Stato non perde affatto quando, ascoltando i propri cittadini, ha il coraggio di cambiare idea. Infondo sono i cittadini i sovrani del nostro Paese, non i partiti - quando non fanno gli interessi dei cittadini - nè i potentati economici, nè le solite grandi imprese che pur di guadagnare asfalterebbero tutta la Valle Padana, trasformerebbero il Colosseo in uno stadio di calcio, cementificherebbero lo Stretto di Messina.
La bandiera NO-TAV in chiesa, ci ricorderà che dobbiamo pregare per voi e impegnarci insieme per pretendere che il Presidente del Consiglio Monti, passato repentinamente e pericolosamente dalla sobrietà alla durezza nelle decisioni, visto che non è stato eletto democraticamente dai cittadini, non cominci a provare gusto a decidere da solo, o consultandosi esclusivamente con chi è d’accordo con lui: non oso pensarci, ma sarebbe l’anticamera di una moderna tirannia!
Spero e prego che si ritorni al buon senso: si sospendano i lavori e le manifestazioni, e si istituisca un vero tavolo di confronto, attorno al quale nessuno parta con pregiudizi, imposizioni e decisioni già prese, ma tutti siano disposti anche a cambiare totalmente idea, se le ragioni dell’altro sono convincenti.
Un fraterno abbraccio a tutti.
Il Signore benedica la Valsusa
don Vitaliano

19 Gennaio 2012

Dove stavi tu quando… (Giobbe 38,4)

donvitaliano in religione

LETTERA-INVITO APERTA ALLE TEOLOGHE e TEOLOGI ITALIANI

Dove stai tu quando si soffrono cambiamenti climatici e cambiamenti di umore?
Dove stai tu mentre il nostro pianeta va al collasso e le multinazionali e le banche, vendute al dio profitto e al dio denaro, governano il mondo?
Dove stai tu quando si deve decidere se intervenire per sostenere un intervento armato della NATO nella terra degli altri?
Dove stai tu quando si riducono tutte le spese per il sociale, la sanità e la scuola, mentre continuano ad aumentare i bilanci della difesa e si spendono cifre folli per le armi?
Dove stai tu quando la gente dei Sud del mondo si sospinge fino alle spiagge di Lampedusa e viene ricacciata indietro o chiusa nei Cie colpevoli soltanto di immigrazione?
Dove stai tu quando qualcuno dice che l’ex primo ministro è meglio che un politico dichiarato gay, perché il primo è secondo natura?
Dove stai tu quando il bilancio familiare è insufficiente e si vive una precarietà che riduce a brandelli sogni e progetti?
Dove stai tu quando gli indignados scendono in piazza o fanno rete virtuale su internet?
E ancora….perchè accettiamo solamente che qualcuno tenga le chiavi del Regno e decida chi farci entrare?
Forse tu ci sei? E se ci sei, ci sei clandestinamente perché la tua teologia non appartiene a questi ambiti?
Quando il profeta Gioele (3,1-2) dice che tutti diventeranno profeti e gli anziani faranno sogni e i giovani avranno visioni a chi si rivolge? Forse non parla a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo?
E allora, se fare sogni e interpretarli e diventare profeti è proprio della teologia, non è forse vero che tutti i credenti sono teologi? E perché non glielo diciamo più?

Con queste ed altre inquietudini vorremmo convocare tutte le teologhe e i teologi ad un incontro aperto

VENERDI’ 20 GENNAIO dalle 17.30
c/o la sede della Comunità delle Piagge
al Centro comunitario sociale Il Pozzo –
Via Lombardia 1/p- Firenze

Alessandro Santoro – prete della Comunità delle Piagge - Firenze
Antonietta Potente – teologa domenicana
Andrea Bigalli - prete di S.Andrea in Percussina - Firenze
Pasquale Gentili – parroco di Sorrivoli (Cesena)
Benito Fusco – frate dei Servi di Maria - bologna
Pier Luigi Di Piazza – parroco Centro Balducci di Zugliano (Udine)
Paolo Tofani – parroco di Agliana (Pistoia)
Vitaliano Della Sala - Mercogliano (Av)

31 Dicembre 2011

2012: l’anno della talpa

donvitaliano in miscellanea

Un Anno. Per l’eternità un attimo; per chi soffre un’eternità. Ricorderemo l’anno appena trascorso per la pesante crisi economica e finanziaria, con il suo strascico di ingiustizie e di sofferenze, ma lo ricorderemo anche per la riscoperta della cittadinanza attiva da parte di molti, in molti angoli del mondo. Una grande voglia di partecipazione fuori dai partiti tradizionali, un protagonismo di base da parte di tanti, la ricerca di una politica-altra; non antipolitica quindi, ma “antipartitica”.
Il presepe è una metafora del frammento di storia che stiamo vivendo. Il presepe racconta di povertà; parla di una famiglia come tante, vittima della “macelleria sociale” di sempre; una famiglia con tante difficoltà, non ultima la gravidanza di Maria, che come troppe donne, per ogni difficoltà, ne paga due. Ci piace e ci fa commuovere il povero Cristo di gesso, immobile, innocuo del presepe. Invece facciamo fatica a vederlo in carne ed ossa, imprevedibile, che ci infastidisce in ogni povericristo: nel bambino africano che vediamo in televisione, stremato dalla fame e dalla guerra e in sua madre che lo guarda morire; nella schiava bambina costretta alla prostituzione; nel malato terminale privato della dignità della sua malattia; nel disoccupato e nel precario che intravedono solo disperazione nel proprio futuro; nell’imprenditore in difficoltà che si suicida; nel tossicodipendente, nel malato di mente, nel portatore di handicap, nel detenuto, nel migrante, nel barbone; nel pensionato, nell’operaio e nell’impiegato che, col loro stipendio, stentano ad arrivare alla fine del mese.
“Non date mai ai poveri ciò che è vostro; semplicemente restituite loro ciò che gli appartiene e che gli avete rubato”. Con queste realistiche parole di Sant’Ambrogio, raccolte da papa Paolo VI nell’enciclica Populorum Progressio del 1967, la Chiesa sceglieva chiaramente da che parte stare: dalla parte dei poveri. Accettare fino in fondo il Vangelo di Gesù ci deve portare a denunciare fermamente l’imperante ondata di egoismo che schiaccia inesorabilmente i poveri e ci deve far andare controcorrente rispetto al dilagante perbenismo ipocrita da benpensanti. Purtroppo oggi le gerarchie vaticane sembrano più interessate a mantenere i propri privilegi, che a difendere con credibilità i poveri; e purtroppo nella Chiesa la virtù di dissentire sembra essere ancora poco vissuta.
In questi anni i soloni della politica e della finanza ci hanno rotto le scatole con la storia della globalizzazione che accorcia le distanze fra gli esseri umani e li rende tutti abitanti di un unico villaggio globale. In realtà questa globalizzazione, prevalentemente economica e finanziaria, invece che ridurre ha aumentato il divario tra uomini e popoli, innalzato barriere che sono invalicabili per la maggior parte degli esseri umani. I movimenti, derisi e inascoltati, criticano da anni questa globalizzazione fasulla per pochi, che lascia indietro o ai margini la maggioranza degli esseri umani. Tanti, forse solo con i mezzi di Davide contro Golia, continuano a contrastare il gigante: pensiamo alle grandi manifestazioni dell’anno che si chiude, al commercio equo e solidale, alla finanza etica, all’obiezione alle spese militari, al boicottaggio delle multinazionali; pensiamo a tutti coloro che spendono la vita con coraggio e gratuità per la giustizia e la solidarietà; una solidarietà che resiste, che opera in mille rivoli, raggiunge i luoghi abbandonati, si china sulle più intoccabili ferite; una solidarietà che non si arrende.
Nella selva del Chiapas si racconta questa storia: “il leone non uccide con gli artigli o con i denti aguz¬zi. Il leone uccide guardando. Atterra la preda con una zampata poi rimane a guardarla. La bestiola vede ciò che il leone guarda, vede la sua immagine nello sguardo del leone; vede che nello sguardo del leone lei è piccola e debole. E per la paura con cui si vede nello sguardo del leone, ha paura. È cosi che la bestiola si arrende e il leone la divora senza pietà. Il leone uccide guardando. Però c’è un animaletto che non reagisce cosi, che quando incontra il leone non gli presta attenzione e continua per la sua strada. E se il leone gli da una zampata lui risponde graffiando con le sue piccole zampine. E questa bestiola non si arrende al leone perché non si accorge di essere guardata … è cieca: è la talpa. La talpa rimase cieca perché invece di guardare fuori, prese a guardarsi nel cuore. E dunque non si preoccupava di forti o deboli, di grandi o piccoli, perché il cuore è il cuore e non si spaventa come si spaventano gli animali o le cose. Ma questa cosa del guardarsi dentro era permes¬so farla solo agli dei, che la castigarono, non lasciarono più che guardasse fuori e la condannarono a cammi¬nare e a vivere sotto terra. Ma la talpa non ne soffrì nemmeno un po’ giacché continuò a guardarsi dentro. Ecco perché la talpa non ha paura del leone. E non ha paura del leone neppure l’uomo che sa guardare nel proprio cuore. Vede la forza del proprio cuore e quindi fissa il leone; e il leone si accorge, guardando nello sguardo dell’uomo, di essere solo un leone, e il leone si vede guardato, e ha paura, e scappa via”.
Non dobbiamo più permettere che i leoni impongano cosa vedere e come guardarci; il leone, la crisi, la manovra ingiusta del governo, le caste, le gerarchie … non ci faranno paura se, guardandoci nel cuore, riscopriremo la nostra dignità, il meglio di noi. E se saremo in tanti a farlo, se saremo noi ad imporre ai leoni come e cosa guardare, per loro saranno veramente guai. Allora buon 2012 a tutte le “talpe”!
don Vitaliano

(da: www.adista.it)

9 Dicembre 2011

contro i privilegi della Chiesa: appello di Micromega

donvitaliano in politica, sociale

Presidente Monti,
Lei ha appena presentato una manovra “lacrime e sangue” in cui si chiedono pesanti sacrifici ai cittadini, tra le misure previste anche la reintroduzione dell’Ici (in futuro Imu). Eppure i privilegi della Casta e della Chiesa non vengono intaccati: rimane in vigore quella legge simoniaca approvata dal governo Berlusconi per cui il Vaticano è esente dal pagamento dell’Ici.
Per questo chiediamo al suo governo, affinché vengano mantenute quelle promesse di equità nella manovra, di abolire questo ignobile privilegio.

per aderire all’appello di Micromega, http://temi.repubblica.it/micromega-online/

27 Ottobre 2011

CIAO ENZO!

donvitaliano in religione

FIRENZE - È morto ieri a Firenze don Enzo Mazzi, primo prete a guidare la più clamorosa ribellione all’ interno della Chiesa cattolica e ad aprire, come hanno ricordato i fedeli della comunità dell’ Isolotto che lui fondò, la stagione del dissenso. Aveva 84 anni, ma sino alla fine aveva partecipato al dibattito politico e sociale con coraggio e quella solita «eresia personale» protagonista di un suo libro presentato a Firenze da Beppino Englaro. Don Enzo fu rimosso dalla parrocchia dell’ Isolotto nel 1968 dal cardinale Ermenegildo Florit. La rottura con la Chiesa ufficiale fiorentina avvenne per la solidarietà data da Mazzi agli studenti dell’ Università Cattolica che avevano occupato il duomo di Parma per protestare contro la costruzione di una chiesa finanziata da una banca locale. Nel 1974 arrivò la sospensione a divinis. La morte di don Enzo ha suscitato profondo cordoglio a Firenze, anche nella chiesa ufficiale. «Nessuno può giudicare», ha commentato l’ arcivescovo emerito di Firenze, cardinale Silvano Piovanelli, che si batté per trovare un accordo tra il dissidente e la chiesa fiorentina. «Con Enzo Mazzi se ne va una figura fortemente legata alla città e in particolare al quartiere dell’ Isolotto», ha detto il sindaco Matteo Renzi. Tra i messaggi di cordoglio anche quello di un altro prete dissidente, don Alessandro Santoro: «Era un amico, una persona che ha sempre amato quel Dio “vero” del Gesù del Vangelo».

14 Ottobre 2011

il 15 ottobre costruiamo l’alternativa alla loro crisi

donvitaliano in politica

Dagli indignati spagnoli è stata lanciata l’idea di una manifestazione in tutte le capitali europee, una manifestazione per esprimere il dissenso verso la gestione in alternanza di un sistema che ha generato, attraverso lo sfruttamento sociale e economico, una crisi di livello globale.
Le partecipazioni a questa giornata di manifestazione sono diversificate, e gli appelli comprendono quello pubblicato sul giornale Il Manifesto e quello “dobbiamo fermarli” e altri ancora che confermano la partecipazione di di centri sociali, comitati, gruppi spontanei di cittadini, sindacati di base, fiom, cgil, eccetera.
La manifestazione del 15 ottobre ha una grande portata e la voglia, di sempre più persone, a partecipare a quelle che sono questioni di sensibilità sociale è sempre più evidente. Così la crisi che sta mettendo in difficoltà popolazioni di tutto ilmondo, sta diventando un collante per far unire le stesse. In italia abbiamo già visto movimenti che hanno unito le loro forze per opporsi ad un sistema economico sempre più in crisi e abbiamo anche visto la forza che ogni volta è stata mossa nel tentativo reprimerli, costringendoli così a disgregarsi e agire sempre più singolarmente.
Questa del 15 ottobre si potrebbe rivelare un’altra occasione per cercar di creare movimenti unitari dove ogni gruppo o persona partecipa, con la propria divesità e esperienza, per perseguire un ideale più o meno comune. Spesso la questione opposta è quella che vede partecipare chi invece questa crisi l’ ha creata, partendo dai governi, passando dalle banche, e le braccia dei media nazionali, i quali cercano di opporsi a queste “dimostrazioni di socialità” disgregandole e mettendole le une contro le altre.
Leggiamo in continuazione giornali che sottolineano unicamente gli aspetti violenti di alcune manifestazioni, tv che cercano di stimolare nello spettatore il così detto “spirito di dissociazione”: mostrando immagini di violenza automaticamente si induce il pubblico a rinnegare quell’atto quindi l’intero contenitore che comprende diverse persone, movimenti, idee e gruppi.
Riguardo il 15 ottobre stiamo già assistendo a piccole dimostrazioni del genere, i media nazionali allarmano alla rivolta urbana (ben lontana dalla passionale e bakuniana rivolta sociale) citando un post apparso su indymedia come la posizione di un intero mondo “antagonista”, “dipietristi” che inneggiano “al morto” e strumentalizzazioni da parte di partiti.
Quello che noi auguriamo è che ci possa essere partecipazione e socialità in una situazione di opportunità come potrebbe essere questa, perché in fondo abbiamo sempre saputo che le occasioni e il futuro ce lo si crea, insieme.

http://italy.indymedia.org

13 Settembre 2011

Vaticano denunciato 3

donvitaliano in miscellanea

MILANO - Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa della organizzazione statunitense Snap hanno chiesto al Tribunale Penale Internazionale dell’Aia di investigare contro papa Benedetto XVI e altri tre esponenti della gerarchia della Chiesa. L’accusa è di avere coperto gli abusi sessuali commessi da membri della Chiesa ai danni di minori. Il ricorso, fanno sapere le organizzazioni che lo hanno presentata, riguarderebbe anche il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada.
SENZA PRECEDENTI - A promuovere l’iniziativa - che non ha precedenti - davanti alla Cpi sono state in particolare due organizzazioni americane, il Centro per i diritti costituzionali (Center for Costitutional Right) e la Snap (Survivors Network of those abuse by Priest). I loro avvocati hanno presentato alla Corte dell’Aja un dossier di 80 pagine e hanno spiegato che il ricorso alla Corte internazionale si è reso necessario «poiché le azioni legali condotte a livello nazionale non sono state sufficienti a impedire che gli abusi contro i minori continuassero».
LA VICENDA - Il ricorso, a quanto si è appreso, riguarda in particolare cinque casi di abusi sessuali avvenuti in Congo e negli Stati Uniti e commessi da prelati provenienti dal Belgio, dall’India e dagli Usa. Sarà ora il procuratore generale della Corte, Louis Moreno-Ocampo, a dover decidere se accogliere o meno il ricorso andando incontro al rischio di sollevare un acceso quanto delicato dibattito sul ruolo e le competenze della Cpi.
INDAGINE - La speranza dei ricorrenti è che la Corte dell’Aja decida quanto meno di aprire un’indagine preliminare per verificare se il caso rientra sotto la sua giurisdizione. La Corte penale internazionale, organismo indipendente dall’Onu, è diventata operativa il primo luglio de 2002 e, in base al trattato costitutivo sottoscritto a Roma, viene chiamata a giudicare i presunti responsabili di crimini contro l’umanità e i genocidi. L’ultima iniziativa partita della Corte è stato il mandato d’arresto emesso nei confronti di Muammar Gheddafi.
LA VICENDA- Nella denuncia si chiede alla Corte penale internazionale di «incriminare il Papa» per la sua «diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l’umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo». (corriere.it)

13 Settembre 2011

Vaticano denunciato 2

donvitaliano in religione

BRUXELLES - Un gruppo di associazioni delle vittime dei preti pedofili, la Snap (Survivors network of those abused by priests) e il Centro per i diritti costituzionali (Center for Costitutional Right) ha depositato oggi presso la Corte penale internazionale dell’Aja un ricorso in cui accusa il Papa e tre alti esponenti del Vaticano - il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada - di crimini contro l’umanità per la copertura dei reati commessi da prelati contro i minori. Sul suo sito l’associazione spiega di aver deciso questo “storico passo” per proteggere “tutti i bambini innocenti e gli adulti vulnerabili”.
Nella denuncia si chiede alla Corte penale internazionale di “incriminare il Papa” per la sua “diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l’umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo”. Nei prossimi giorni i responsabili della Snap lanceranno un tour in Europa per illustrare le loro accuse e sostenere la denuncia al Cpi, che si occupa di crimini di guerra e contro l’umanità.
I legali delle associazioni hanno presentato all’Aja un dossier di 80 pagine ed hanno spiegato che il ricorso alla Corte internazionale si è reso necessario “poiché le azioni legali condotte a livello nazionale non sono state sufficienti a impedire che gli abusi contro i minori continuassero”. La denuncia, a quanto si è appreso, riguarda in particolare cinque casi di abusi sessuali avvenuti in Congo e negli Stati Uniti e commessi da prelati provenienti dal Belgio, dall’India e dagli Usa.
Sarà ora il procuratore generale della Corte, Louis Moreno-Ocampo, a dover decidere se accogliere o meno il ricorso andando incontro al rischio di sollevare un acceso quanto delicato dibattito sul ruolo e le competenze della Cpi. La speranza dei ricorrenti è che la Corte dell’Aja decida quanto meno di aprire un’indagine preliminare per verificare se il caso rientra sotto la sua giurisdizione. La Corte penale internazionale, organismo indipendente dall’Onu, è diventata operativa il primo luglio de 2002 e, in base al trattato costitutivo sottoscritto a Roma, viene chiamata a giudicare i presunti responsabili di crimini contro l’umanità e i genocidi. L’ultima iniziativa partita della Corte è stato il mandato d’arresto emesso nei confronti di Muammar Gheddafi.
Il primo commento all’iniziativa da parte Vaticana è arrivato da Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e prefetto emerito di Propaganda Fide. “Qui c’è, dobbiamo
dirlo molto concretamente, il solito tentativo anti-cattolico che tende in qualche maniera ad offuscare un’immagine che, dal punto di vista umano, è quanto di più prestigioso abbiamo nella nostra società“, ha affermato il cardinale. (repubblica.it)

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