19 Gennaio 2012

Dove stavi tu quando… (Giobbe 38,4)

donvitaliano in religione

LETTERA-INVITO APERTA ALLE TEOLOGHE e TEOLOGI ITALIANI

Dove stai tu quando si soffrono cambiamenti climatici e cambiamenti di umore?
Dove stai tu mentre il nostro pianeta va al collasso e le multinazionali e le banche, vendute al dio profitto e al dio denaro, governano il mondo?
Dove stai tu quando si deve decidere se intervenire per sostenere un intervento armato della NATO nella terra degli altri?
Dove stai tu quando si riducono tutte le spese per il sociale, la sanità e la scuola, mentre continuano ad aumentare i bilanci della difesa e si spendono cifre folli per le armi?
Dove stai tu quando la gente dei Sud del mondo si sospinge fino alle spiagge di Lampedusa e viene ricacciata indietro o chiusa nei Cie colpevoli soltanto di immigrazione?
Dove stai tu quando qualcuno dice che l’ex primo ministro è meglio che un politico dichiarato gay, perché il primo è secondo natura?
Dove stai tu quando il bilancio familiare è insufficiente e si vive una precarietà che riduce a brandelli sogni e progetti?
Dove stai tu quando gli indignados scendono in piazza o fanno rete virtuale su internet?
E ancora….perchè accettiamo solamente che qualcuno tenga le chiavi del Regno e decida chi farci entrare?
Forse tu ci sei? E se ci sei, ci sei clandestinamente perché la tua teologia non appartiene a questi ambiti?
Quando il profeta Gioele (3,1-2) dice che tutti diventeranno profeti e gli anziani faranno sogni e i giovani avranno visioni a chi si rivolge? Forse non parla a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo?
E allora, se fare sogni e interpretarli e diventare profeti è proprio della teologia, non è forse vero che tutti i credenti sono teologi? E perché non glielo diciamo più?

Con queste ed altre inquietudini vorremmo convocare tutte le teologhe e i teologi ad un incontro aperto

VENERDI’ 20 GENNAIO dalle 17.30
c/o la sede della Comunità delle Piagge
al Centro comunitario sociale Il Pozzo –
Via Lombardia 1/p- Firenze

Alessandro Santoro – prete della Comunità delle Piagge - Firenze
Antonietta Potente – teologa domenicana
Andrea Bigalli - prete di S.Andrea in Percussina - Firenze
Pasquale Gentili – parroco di Sorrivoli (Cesena)
Benito Fusco – frate dei Servi di Maria - bologna
Pier Luigi Di Piazza – parroco Centro Balducci di Zugliano (Udine)
Paolo Tofani – parroco di Agliana (Pistoia)
Vitaliano Della Sala - Mercogliano (Av)

31 Dicembre 2011

2012: l’anno della talpa

donvitaliano in miscellanea

Un Anno. Per l’eternità un attimo; per chi soffre un’eternità. Ricorderemo l’anno appena trascorso per la pesante crisi economica e finanziaria, con il suo strascico di ingiustizie e di sofferenze, ma lo ricorderemo anche per la riscoperta della cittadinanza attiva da parte di molti, in molti angoli del mondo. Una grande voglia di partecipazione fuori dai partiti tradizionali, un protagonismo di base da parte di tanti, la ricerca di una politica-altra; non antipolitica quindi, ma “antipartitica”.
Il presepe è una metafora del frammento di storia che stiamo vivendo. Il presepe racconta di povertà; parla di una famiglia come tante, vittima della “macelleria sociale” di sempre; una famiglia con tante difficoltà, non ultima la gravidanza di Maria, che come troppe donne, per ogni difficoltà, ne paga due. Ci piace e ci fa commuovere il povero Cristo di gesso, immobile, innocuo del presepe. Invece facciamo fatica a vederlo in carne ed ossa, imprevedibile, che ci infastidisce in ogni povericristo: nel bambino africano che vediamo in televisione, stremato dalla fame e dalla guerra e in sua madre che lo guarda morire; nella schiava bambina costretta alla prostituzione; nel malato terminale privato della dignità della sua malattia; nel disoccupato e nel precario che intravedono solo disperazione nel proprio futuro; nell’imprenditore in difficoltà che si suicida; nel tossicodipendente, nel malato di mente, nel portatore di handicap, nel detenuto, nel migrante, nel barbone; nel pensionato, nell’operaio e nell’impiegato che, col loro stipendio, stentano ad arrivare alla fine del mese.
“Non date mai ai poveri ciò che è vostro; semplicemente restituite loro ciò che gli appartiene e che gli avete rubato”. Con queste realistiche parole di Sant’Ambrogio, raccolte da papa Paolo VI nell’enciclica Populorum Progressio del 1967, la Chiesa sceglieva chiaramente da che parte stare: dalla parte dei poveri. Accettare fino in fondo il Vangelo di Gesù ci deve portare a denunciare fermamente l’imperante ondata di egoismo che schiaccia inesorabilmente i poveri e ci deve far andare controcorrente rispetto al dilagante perbenismo ipocrita da benpensanti. Purtroppo oggi le gerarchie vaticane sembrano più interessate a mantenere i propri privilegi, che a difendere con credibilità i poveri; e purtroppo nella Chiesa la virtù di dissentire sembra essere ancora poco vissuta.
In questi anni i soloni della politica e della finanza ci hanno rotto le scatole con la storia della globalizzazione che accorcia le distanze fra gli esseri umani e li rende tutti abitanti di un unico villaggio globale. In realtà questa globalizzazione, prevalentemente economica e finanziaria, invece che ridurre ha aumentato il divario tra uomini e popoli, innalzato barriere che sono invalicabili per la maggior parte degli esseri umani. I movimenti, derisi e inascoltati, criticano da anni questa globalizzazione fasulla per pochi, che lascia indietro o ai margini la maggioranza degli esseri umani. Tanti, forse solo con i mezzi di Davide contro Golia, continuano a contrastare il gigante: pensiamo alle grandi manifestazioni dell’anno che si chiude, al commercio equo e solidale, alla finanza etica, all’obiezione alle spese militari, al boicottaggio delle multinazionali; pensiamo a tutti coloro che spendono la vita con coraggio e gratuità per la giustizia e la solidarietà; una solidarietà che resiste, che opera in mille rivoli, raggiunge i luoghi abbandonati, si china sulle più intoccabili ferite; una solidarietà che non si arrende.
Nella selva del Chiapas si racconta questa storia: “il leone non uccide con gli artigli o con i denti aguz¬zi. Il leone uccide guardando. Atterra la preda con una zampata poi rimane a guardarla. La bestiola vede ciò che il leone guarda, vede la sua immagine nello sguardo del leone; vede che nello sguardo del leone lei è piccola e debole. E per la paura con cui si vede nello sguardo del leone, ha paura. È cosi che la bestiola si arrende e il leone la divora senza pietà. Il leone uccide guardando. Però c’è un animaletto che non reagisce cosi, che quando incontra il leone non gli presta attenzione e continua per la sua strada. E se il leone gli da una zampata lui risponde graffiando con le sue piccole zampine. E questa bestiola non si arrende al leone perché non si accorge di essere guardata … è cieca: è la talpa. La talpa rimase cieca perché invece di guardare fuori, prese a guardarsi nel cuore. E dunque non si preoccupava di forti o deboli, di grandi o piccoli, perché il cuore è il cuore e non si spaventa come si spaventano gli animali o le cose. Ma questa cosa del guardarsi dentro era permes¬so farla solo agli dei, che la castigarono, non lasciarono più che guardasse fuori e la condannarono a cammi¬nare e a vivere sotto terra. Ma la talpa non ne soffrì nemmeno un po’ giacché continuò a guardarsi dentro. Ecco perché la talpa non ha paura del leone. E non ha paura del leone neppure l’uomo che sa guardare nel proprio cuore. Vede la forza del proprio cuore e quindi fissa il leone; e il leone si accorge, guardando nello sguardo dell’uomo, di essere solo un leone, e il leone si vede guardato, e ha paura, e scappa via”.
Non dobbiamo più permettere che i leoni impongano cosa vedere e come guardarci; il leone, la crisi, la manovra ingiusta del governo, le caste, le gerarchie … non ci faranno paura se, guardandoci nel cuore, riscopriremo la nostra dignità, il meglio di noi. E se saremo in tanti a farlo, se saremo noi ad imporre ai leoni come e cosa guardare, per loro saranno veramente guai. Allora buon 2012 a tutte le “talpe”!
don Vitaliano

(da: www.adista.it)

9 Dicembre 2011

contro i privilegi della Chiesa: appello di Micromega

donvitaliano in politica, sociale

Presidente Monti,
Lei ha appena presentato una manovra “lacrime e sangue” in cui si chiedono pesanti sacrifici ai cittadini, tra le misure previste anche la reintroduzione dell’Ici (in futuro Imu). Eppure i privilegi della Casta e della Chiesa non vengono intaccati: rimane in vigore quella legge simoniaca approvata dal governo Berlusconi per cui il Vaticano è esente dal pagamento dell’Ici.
Per questo chiediamo al suo governo, affinché vengano mantenute quelle promesse di equità nella manovra, di abolire questo ignobile privilegio.

per aderire all’appello di Micromega, http://temi.repubblica.it/micromega-online/

27 Ottobre 2011

CIAO ENZO!

donvitaliano in religione

FIRENZE - È morto ieri a Firenze don Enzo Mazzi, primo prete a guidare la più clamorosa ribellione all’ interno della Chiesa cattolica e ad aprire, come hanno ricordato i fedeli della comunità dell’ Isolotto che lui fondò, la stagione del dissenso. Aveva 84 anni, ma sino alla fine aveva partecipato al dibattito politico e sociale con coraggio e quella solita «eresia personale» protagonista di un suo libro presentato a Firenze da Beppino Englaro. Don Enzo fu rimosso dalla parrocchia dell’ Isolotto nel 1968 dal cardinale Ermenegildo Florit. La rottura con la Chiesa ufficiale fiorentina avvenne per la solidarietà data da Mazzi agli studenti dell’ Università Cattolica che avevano occupato il duomo di Parma per protestare contro la costruzione di una chiesa finanziata da una banca locale. Nel 1974 arrivò la sospensione a divinis. La morte di don Enzo ha suscitato profondo cordoglio a Firenze, anche nella chiesa ufficiale. «Nessuno può giudicare», ha commentato l’ arcivescovo emerito di Firenze, cardinale Silvano Piovanelli, che si batté per trovare un accordo tra il dissidente e la chiesa fiorentina. «Con Enzo Mazzi se ne va una figura fortemente legata alla città e in particolare al quartiere dell’ Isolotto», ha detto il sindaco Matteo Renzi. Tra i messaggi di cordoglio anche quello di un altro prete dissidente, don Alessandro Santoro: «Era un amico, una persona che ha sempre amato quel Dio “vero” del Gesù del Vangelo».

14 Ottobre 2011

il 15 ottobre costruiamo l’alternativa alla loro crisi

donvitaliano in politica

Dagli indignati spagnoli è stata lanciata l’idea di una manifestazione in tutte le capitali europee, una manifestazione per esprimere il dissenso verso la gestione in alternanza di un sistema che ha generato, attraverso lo sfruttamento sociale e economico, una crisi di livello globale.
Le partecipazioni a questa giornata di manifestazione sono diversificate, e gli appelli comprendono quello pubblicato sul giornale Il Manifesto e quello “dobbiamo fermarli” e altri ancora che confermano la partecipazione di di centri sociali, comitati, gruppi spontanei di cittadini, sindacati di base, fiom, cgil, eccetera.
La manifestazione del 15 ottobre ha una grande portata e la voglia, di sempre più persone, a partecipare a quelle che sono questioni di sensibilità sociale è sempre più evidente. Così la crisi che sta mettendo in difficoltà popolazioni di tutto ilmondo, sta diventando un collante per far unire le stesse. In italia abbiamo già visto movimenti che hanno unito le loro forze per opporsi ad un sistema economico sempre più in crisi e abbiamo anche visto la forza che ogni volta è stata mossa nel tentativo reprimerli, costringendoli così a disgregarsi e agire sempre più singolarmente.
Questa del 15 ottobre si potrebbe rivelare un’altra occasione per cercar di creare movimenti unitari dove ogni gruppo o persona partecipa, con la propria divesità e esperienza, per perseguire un ideale più o meno comune. Spesso la questione opposta è quella che vede partecipare chi invece questa crisi l’ ha creata, partendo dai governi, passando dalle banche, e le braccia dei media nazionali, i quali cercano di opporsi a queste “dimostrazioni di socialità” disgregandole e mettendole le une contro le altre.
Leggiamo in continuazione giornali che sottolineano unicamente gli aspetti violenti di alcune manifestazioni, tv che cercano di stimolare nello spettatore il così detto “spirito di dissociazione”: mostrando immagini di violenza automaticamente si induce il pubblico a rinnegare quell’atto quindi l’intero contenitore che comprende diverse persone, movimenti, idee e gruppi.
Riguardo il 15 ottobre stiamo già assistendo a piccole dimostrazioni del genere, i media nazionali allarmano alla rivolta urbana (ben lontana dalla passionale e bakuniana rivolta sociale) citando un post apparso su indymedia come la posizione di un intero mondo “antagonista”, “dipietristi” che inneggiano “al morto” e strumentalizzazioni da parte di partiti.
Quello che noi auguriamo è che ci possa essere partecipazione e socialità in una situazione di opportunità come potrebbe essere questa, perché in fondo abbiamo sempre saputo che le occasioni e il futuro ce lo si crea, insieme.

http://italy.indymedia.org

13 Settembre 2011

Vaticano denunciato 3

donvitaliano in miscellanea

MILANO - Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa della organizzazione statunitense Snap hanno chiesto al Tribunale Penale Internazionale dell’Aia di investigare contro papa Benedetto XVI e altri tre esponenti della gerarchia della Chiesa. L’accusa è di avere coperto gli abusi sessuali commessi da membri della Chiesa ai danni di minori. Il ricorso, fanno sapere le organizzazioni che lo hanno presentata, riguarderebbe anche il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada.
SENZA PRECEDENTI - A promuovere l’iniziativa - che non ha precedenti - davanti alla Cpi sono state in particolare due organizzazioni americane, il Centro per i diritti costituzionali (Center for Costitutional Right) e la Snap (Survivors Network of those abuse by Priest). I loro avvocati hanno presentato alla Corte dell’Aja un dossier di 80 pagine e hanno spiegato che il ricorso alla Corte internazionale si è reso necessario «poiché le azioni legali condotte a livello nazionale non sono state sufficienti a impedire che gli abusi contro i minori continuassero».
LA VICENDA - Il ricorso, a quanto si è appreso, riguarda in particolare cinque casi di abusi sessuali avvenuti in Congo e negli Stati Uniti e commessi da prelati provenienti dal Belgio, dall’India e dagli Usa. Sarà ora il procuratore generale della Corte, Louis Moreno-Ocampo, a dover decidere se accogliere o meno il ricorso andando incontro al rischio di sollevare un acceso quanto delicato dibattito sul ruolo e le competenze della Cpi.
INDAGINE - La speranza dei ricorrenti è che la Corte dell’Aja decida quanto meno di aprire un’indagine preliminare per verificare se il caso rientra sotto la sua giurisdizione. La Corte penale internazionale, organismo indipendente dall’Onu, è diventata operativa il primo luglio de 2002 e, in base al trattato costitutivo sottoscritto a Roma, viene chiamata a giudicare i presunti responsabili di crimini contro l’umanità e i genocidi. L’ultima iniziativa partita della Corte è stato il mandato d’arresto emesso nei confronti di Muammar Gheddafi.
LA VICENDA- Nella denuncia si chiede alla Corte penale internazionale di «incriminare il Papa» per la sua «diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l’umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo». (corriere.it)

13 Settembre 2011

Vaticano denunciato 2

donvitaliano in religione

BRUXELLES - Un gruppo di associazioni delle vittime dei preti pedofili, la Snap (Survivors network of those abused by priests) e il Centro per i diritti costituzionali (Center for Costitutional Right) ha depositato oggi presso la Corte penale internazionale dell’Aja un ricorso in cui accusa il Papa e tre alti esponenti del Vaticano - il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada - di crimini contro l’umanità per la copertura dei reati commessi da prelati contro i minori. Sul suo sito l’associazione spiega di aver deciso questo “storico passo” per proteggere “tutti i bambini innocenti e gli adulti vulnerabili”.
Nella denuncia si chiede alla Corte penale internazionale di “incriminare il Papa” per la sua “diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l’umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo”. Nei prossimi giorni i responsabili della Snap lanceranno un tour in Europa per illustrare le loro accuse e sostenere la denuncia al Cpi, che si occupa di crimini di guerra e contro l’umanità.
I legali delle associazioni hanno presentato all’Aja un dossier di 80 pagine ed hanno spiegato che il ricorso alla Corte internazionale si è reso necessario “poiché le azioni legali condotte a livello nazionale non sono state sufficienti a impedire che gli abusi contro i minori continuassero”. La denuncia, a quanto si è appreso, riguarda in particolare cinque casi di abusi sessuali avvenuti in Congo e negli Stati Uniti e commessi da prelati provenienti dal Belgio, dall’India e dagli Usa.
Sarà ora il procuratore generale della Corte, Louis Moreno-Ocampo, a dover decidere se accogliere o meno il ricorso andando incontro al rischio di sollevare un acceso quanto delicato dibattito sul ruolo e le competenze della Cpi. La speranza dei ricorrenti è che la Corte dell’Aja decida quanto meno di aprire un’indagine preliminare per verificare se il caso rientra sotto la sua giurisdizione. La Corte penale internazionale, organismo indipendente dall’Onu, è diventata operativa il primo luglio de 2002 e, in base al trattato costitutivo sottoscritto a Roma, viene chiamata a giudicare i presunti responsabili di crimini contro l’umanità e i genocidi. L’ultima iniziativa partita della Corte è stato il mandato d’arresto emesso nei confronti di Muammar Gheddafi.
Il primo commento all’iniziativa da parte Vaticana è arrivato da Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e prefetto emerito di Propaganda Fide. “Qui c’è, dobbiamo
dirlo molto concretamente, il solito tentativo anti-cattolico che tende in qualche maniera ad offuscare un’immagine che, dal punto di vista umano, è quanto di più prestigioso abbiamo nella nostra società“, ha affermato il cardinale. (repubblica.it)

13 Settembre 2011

il Vaticano denunciato al tribunale penale internazionale

donvitaliano in religione

Un’associazione americana di vittime dei preti pedofili ha denunciato il Papa e tre alti esponenti del Vaticano alla Corte penale internazionale dell’Aja, con l’accusa di aver coperto crimini contro l’umanità. E’ stato depositato un fascicolo di 20mila pagine che sostengono il Vaticano abbia “tollerato abusi e molestie su minori in tutto il mondo” e abbia “protetto i responsabili per anni”. Sotto accusa Bendetto XVI, il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il suo predecessore Angelo Sodano e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede William Levada.
La denuncia è stata presentata dall’associazione Survivors Network of those Abused by Priests (Snap), con l’aiuto degli avvocati della Ong per i diritti umani, anch’essa americana, Center for Constitutional Rights (Ccr). L’accusa più grave è rivolta direttamente a Benedetto XVI, di cui si chiede l’incriminazione per la sua “diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l’umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo”. Secondo lo Snap, il Vaticano si sarebbe macchiato del crimine di aver coperto per anni queste violenze e protetto i preti responsabili. Per l’associazione si tratta di uno “storico passo” per proteggere “tutti i bambini innocenti e gli adulti vulnerabili” del mondo.
Germania, Stati Uniti, Olanda e Belgio: sono i Paesi i cui scandali su Chiesa e pedofilia sono stati presi in considerazione dai membri del Snap. Soltanto in Belgio il cosiddetto “affaire Dutroux” aveva portato a galla lo corso anno 475 denunce per reati di pedofilia commessi da preti, insegnanti e capi di movimenti giovanili. Una commissione appositamente creata dalla Chiesa belga ha rivelato che “la maggior parte delle vittime aveva all’incirca 12 anni”, ma “che una vittima ne aveva 2, cinque ne avevano 4, otto ne avevano 5 e dieci 7”. Secondo le verifiche svolte dalla commissione, 102 degli abusi sono stati commessi dai membri di una delle 29 congregazioni religiose presenti in Belgio”.
“Il papa e i gli altri tre cardinali sono responsabili direttamente occupando i gradini più alti della gerarchia ecclesiastica”, sostiene l’associazione Snap. Insomma “tutte le strade portano a Roma”, ha affermato l’avvocato del (Ccr), Pamela Spees. Per raccogliere maggiori informazioni sugli scandali pedofili in Europa, lo Snap si appresta a fare il giro delle maggiori città, si legge in un comunicato: Amsterdam, Bruxelles, Berlino, Parigi, Vienna, Londra, Dublino, Varsavia, Madrid e infine Roma, dove intende “portare la sua denuncia alle porte del Vaticano”.
Il ricorso presentato all’Aja verrà adesso esaminato dal procuratore generale della Corte, Louis Moreno-Ocampo, che dovrà decidere se accoglierlo o meno. La possibilità più probabile è che la Corte decida di aprire un’indagine preliminare per verificare se il caso è di sua competenza. La Corte penale internazionale de l’Aja è un tribunale per crimini internazionali diventata operativa nel 2002 grazie a un trattato costitutivo sottoscritto proprio a Roma. Si occupa dei crimini più gravi che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, come i genocidi, i crimini contro l’umanità, quelli di guerra e di aggressione. L’ultimo atto della Corte è stato il mandato d’arresto nei confronti di Muammar Gheddafi per la repressione della rivolta in Libia. (ilfatto.it)

2 Settembre 2011

… su questa pietra!

donvitaliano in religione

UN CORVO VELENOSO IN VATICANO
Ignazio Ingrao per “Panorama”
Minacce di morte al segretario di Stato vaticano. Di ritorno dalle ferie, il cardinale Tarcisio Bertone ha trovato una lettera anonima. Inquietante l’incipit: «Grandi funerali a corte!». Il porporato ha capito al volo il senso minaccioso di quella prima frase: è una citazione di San Giovanni Bosco, il fondatore della sua congregazione, i salesiani.
Si racconta infatti che nel dicembre 1854, mentre il Parlamento italiano discute l’abolizione di numerosi ordini religiosi e l’esproprio dei loro beni, don Bosco fa un sogno premonitore: un bambino gli annuncia grandi funerali a corte. Don Bosco informa re Vittorio Emanuele II del sogno e lo invita a sospendere la discussione in Parlamento. Il re non presta ascolto al santo, le «leggi eversive» vengono approvate, ma in breve tempo Vittorio Emanuele II perde prematuramente la madre, la moglie, il fratello e il figlio più piccolo.
La lettera minatoria al cardinale Bertone non si ferma qui. L’anonimo mostra di essere assai ben informato sulle vicende interne della curia, critica pesantemente l’operato del segretario di Stato, lo accusa di non sapere decidere e di scegliere i suoi collaboratori solo sulla base della simpatia o dell’antipatia personale, senza valutare le reali competenze.
Il «corvo» fa riferimento, in particolare, alla decisione di defenestrare l’attuale segretario generale del Governatorato della Città del Vaticano, monsignor Carlo Maria Viganò, destinato a essere spedito negli Stati Uniti come nunzio a Washington. Apparentemente una figura di secondo piano, il segretario del Governatorato in realtà è il custode della cassaforte del Vaticano: a lui fanno capo 1.897 dipendenti e un bilancio che nel 2010 ha fatto registrare 255.890.112 euro di entrate, 234.847.011 euro di uscite e un utile di 21.043.000 euro.
Sulla sostituzione di Viganò da mesi è in corso un braccio di ferro che rischia di paralizzare la macchina organizzativa della sede apostolica. A detta del corvo, Bertone vuole sostituire Viganò solo per ragioni di antipatia, ignorando lo sforzo compiuto in questi anni dal segretario del Governatorato per fare pulizia nella gestione economica e amministrativa dei sacri palazzi.
Bertone si è mostrato più irritato che preoccupato per la lettera e ha informato la gendarmeria vaticana chiedendo che la notizia rimanesse più riservata possibile. Secondo gli investigatori del Palazzo apostolico, guidati da un ex ufficiale del Sisde, Domenico Giani, non si tratta di un semplice mitomane ma probabilmente di un prelato bene inserito nella curia e forse già autore di altre lettere anonime inviate nelle scorse settimane ad altri vescovi e prelati. La caccia al corvo ormai è partita e il colpo di scena potrebbe non essere lontano.

1 Settembre 2011

“Ai bambini appartiene il Regno dei cieli”: lettera a don Antonio Mazzi

donvitaliano in miscellanea

Carissimo don Antonio,
ho letto con interesse il tuo intervento alla Festa democratica di Pesaro, dove hai giustamente detto che ”le risposte della Chiesa in merito ai casi di pedofilia che sono emersi in questi ultimi tempi, non mi hanno convinto. Andrebbero aboliti i seminari minori. L’errore inizia da lì”.
Quanto, invece, siamo lontani dalle parole del Vangelo che propongono i bambini come modelli di vita per ogni cristiano: “se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli” (Marco 10, 14). E quanto siamo lontani dal rispetto verso i bambini che queste parole presuppongono: bambini resi schiavi, ridotti ad essere soldati, sfruttati, non rispettati nei loro diritti, bambini rapiti per soldi e uccisi come cani, bambini fatti oggetto di attenzioni e di violenze sessuali da parte di adulti. Purtroppo il versetto del Vangelo “ai bambini appartiene il Regno dei cieli”, è una parola tradita doppiamente da chi quella Parola è chiamato ad annunziare e testimoniare, dai “pedofili in abito talare” che, approfittando del proprio ruolo all’interno delle parrocchie, dei seminari, delle scuole, usano violenza proprio contro i bambini “legittimi proprietari” del Regno di Dio.
Non trovo parole sufficienti per dire lo sdegno di fronte a tanta bruttura commessa da fratelli sacerdoti. Ma resto altrettanto senza parole per il modo con cui il Vaticano cerca di risolvere il problema della pedofilia nel clero. Sono sconcertato perché ci si è occupati del problema solo quando, dopo la vicenda dei preti pedofili statunitensi, si è dovuto mettere mano a santi portafogli e a sacri conti bancari, e quando l’immagine della Chiesa (e quindi le abbondanti offerte e i numerosi contributi dei fedeli che da quella immagine scaturiscono) ha rischiato di essere irrimediabilmente compromessa. E poi provo sconcerto di fronte agli atteggiamenti che la gerarchia cattolica si propone di assumere nei confronti dei preti accusati di pedofilia, atteggiamenti che si riassumono in quelle, cristianamente e umanamente infelici affermazioni mai smentite, “tolleranza zero contro i preti pedofili” e “uno sbaglio e sei fuori”: i cristiani non possono ragionare così, tanto meno se vescovi e cardinali.
A chi in Vaticano è passato per la mente che i nostri confratelli preti pedofili sono anche e comunque vittime – e dico questo non per giustificarli – di violenze fisiche, psicologiche e “formative”? Non sono un esperto ma, come te, penso che il problema pedofilia si deve cominciare ad affrontare a partire dalla formazione nei seminari e dall’organizzazione dei seminari stessi, che spesso assomigliano a “case chiuse” per soli uomini, e che dovrebbero invece essere luoghi dove un ragazzo cresce armonicamente e serenamente in un contesto e in un ambiente normale; chiudere i seminari minori sarebbe la soluzione migliore! Bisognerebbe intervenire sul “disprezzo” per la sessualità che spesso è diffuso tra il clero, e dunque sul seminario, luogo nel quale questo “disprezzo” nasce e si sviluppa. Tutto il cammino formativo dei seminari tende a “congelare” la sessualità, e di fatto è come se bloccasse il naturale sviluppo sessuale degli ragazzi-seminaristi; se in seguito non si recupera, a fatica e da soli, un rapporto sereno con il proprio corpo, si rischia di diventare adulti con una sessualità ferma al periodo puberale o adolescenziale. Ma di questo in Vaticano non si parla, come non si parla, anzi è espressamente vietato parlarne, della possibilità di rendere facoltativo il celibato del clero. Temo che non cambierà granché nella Chiesa: i preti pedofili continueranno indisturbati ad essere vittime e a fare vittime tra i bambini, casomai cercheranno di farlo con molta più attenzione; sicuramente alcuni tra questi preti pagheranno ma, sono pronto a scommetterci, pagheranno i preti pedofili più sfigati, mai i “potenti”, per alcuni dei quali anche la supina magistratura italiana ha già concesso corsie privilegiate.
Carissimo, hai fatto bene a sollevare il problema e a farci capire che sulle spalle e sulle coscienze di ogni cristiano, laico, prete o vescovo, grava la responsabilità di essere coscienza critica del nostro tempo; perciò abbiamo il dovere della denuncia di tutte quelle situazioni che umiliano gli esseri umani e Gesù Cristo in essi. Come profeti dobbiamo levare la nostra voce, senza paura delle conseguenze che ce ne potranno derivare, senza calcolare, animati dalla forza delle nostre convinzioni. Dobbiamo assomigliare proprio ai bambini, proposti da Gesù come modelli: sinceri, testardi, disinteressati, innocenti e … senza potere!
Il Signore benedica il tuo lavoro
don Vitaliano

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