4 Giugno 2013

questo prete-fascista mi ha giudicato per anni!

donvitaliano in politica

IL PARROCO LODA IL DUCE IL SINDACO LASCIA LA PROCESSIONE
Il parroco “evoca” Benito Mussolini (”Il Duce che pure ha fatto qualcosa per lo Stato e per la famiglia”, dice) durante la processione del Corpus Domini e il sindaco si sfila la fascia tricolore e abbandona il corteo. Il fatto - una sorta di don Camillo e Peppone di stampo campano - è successo ieri, a Ospedaletto d’Alpinolo, in provincia di Avellino.
Raggiunto telefonicamente dall’Ansa, don Vittorio Guarrillo taglia corto e risponde di non avere niente da dire sull’argomento, rimandando ogni commento “soltanto dopo aver capito meglio le ragioni che hanno spinto il sindaco ad abbandonare la processione”.
In realtà, ci sarebbe poco da capire se un attimo dopo le parole pronunciate dal parroco, Antonio Saggese, sindaco dal maggio 2011, circondato da altri amministratori e con al suo fianco il maresciallo dei carabinieri che comanda la stazione locale, si è sfilato la fascia tricolore, l’ha consegnata al suo vice ed è tornato a casa.
Il primo cittadino, invitato dallo stesso parroco ad intervenire davanti al monumento dedicato ai concittadini caduti in guerra, aveva sottolineato come “i valori laici della festa della Repubblica e quelli religiosi del Corpus Domini possono aiutarci a superare le grandi difficoltà che abbiamo davanti”.
Poi, con la processione in sosta davanti a un altare votivo, ha preso la parola don Vittorio: “Il sindaco ha fatto bene a lodare lo Stato e anche la Chiesa. Ha dimenticato una terza cosa: quella di lodare il Duce, che si è adoperato per la famiglia e per gli italiani”. Parole che hanno suscitato imbarazzo e sconcerto nei presenti, con il sindaco che si è rivolto al sacerdote per chiedergli se aveva capito bene. “Detto e confermato”, la risposta di don Vittorio, alla quale il primo cittadino ha replicato così: “Allora la processione la continui da solo”.
Don Vittorio, parroco da 40 anni della chiesa di San Filippo e San Giacomo, non si è mai reso protagonista di sortite che hanno provocato discussioni e divisioni nella comunità di poco meno di duemila abitanti ai piedi del Santuario di Montevergine anche se una parte dei parrocchiani, soprattutto i più giovani, gli rimproverano “scarso slancio spirituale nelle attività della parrocchia”.
In mattinata, il sindaco Antonio Saggese lo ha incrociato nei pressi del Municipio. Tra i due soltanto uno sguardo e un frettoloso buongiorno. A chi in queste ore telefona a don Vittorio per chiedergli se ha motivi di ripensamento o pentimento per le lodi al capo del fascismo, risponde lo stesso sacerdote: “Don Vittorio non c’è e non si sa quando tornerà “.
(www.napoli.repubblica.it)

28 Aprile 2013

a proposito della rielezione di Napolitano

donvitaliano in politica

… SE SOLO OSASSIMO LASCIARCI ANDARE

Una fiaba racconta: «C’era una volta un villaggio di creature che vivevano nel fondo di un gran fiume di cristallo. La corrente del fiume scorreva silenziosamente su tutte le creature, giovani e vecchie, ricche e povere, buone e malvagie, in quanto la corrente seguiva il suo corso, conscia soltanto della propria essenza di cristallo. Ogni creatura si avvinghiava strettamente, come poteva, alle radici e ai sassi del letto del fiume, poiché avvinghiarsi era il loro modo di vivere, e opporre resistenza alla corrente era ciò che ognuna di esse aveva imparato sin dalla nascita». Anche noi italiani, con la rielezione a Presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano, abbiamo deciso di “opporre resistenza alla corrente” di un reale cambiamento, abbiamo scelto di vivere tristemente avvinghiati alle certezze del passato, ai grovigli dei bui fondali della politica di sempre, alla Costituzione ridotta a un macigno immobile e che immobilizza.
Se avessi avuto un articolo scritto sette anni fa per la prima elezione di Giorgio Napolitano, avrei potuto riciclarlo con pochi aggiustamenti; uno in particolare: se sette anni fa Berlusconi e il suo partito votò scheda bianca al primo comunista al Quirinale, oggi ne è stato il più accanito sostenitore! Delle due l’una: o Napolitano non è più comunista (se mai lo è stato!), o Berlusconi ci guadagna, come sempre, qualcosa. Dagli applausi scroscianti e senza vergogna al cazziatone che l’ex neo presidente ha fatto alla vecchia e immobile classe politica, propendo per la seconda.
Nel discorso al Parlamento, Napolitano ha parlato di «normalità e continuità istituzionale»: a parte il fatto che l’espressione nella sua ambiguità ricorda vecchie campagne elettorali democristiane, che significa realmente normalità e continuità? Mi rifiuto di convincermi che la normalità possibile per in nostro Paese è quella che ci è stata proposta in questi ultimi anni: una normalità fatta di burocrazie, di privilegi, di sperperi di risorse, di tatticismi partitici e di poca attenzione verso i problemi concreti delle persone e dei territori; una normalità che comporta un vergognoso inseguire le politiche della destra; una normalità troppo pilatesca, che per calcolo elettorale tenta di escludere tutti coloro che pretendono una partecipazione vera dal basso, senza rendersi conto che un errore analogo fu già commesso negli anni ’70, con conseguenze letali. Allora il muro contro muro tra istituzioni e movimenti, procurò l’acuirsi di ostilità e di esasperazioni sociali, sfociate anche nel terrorismo; oggi si ripropone lo stesso schema di involuzione democratica e di scontro mortale di quegli anni, nel quale, oltre alla democrazia e alle libertà, si corre il rischio di bruciare anche quella parte migliore di società che ha scelto di impegnarsi in prima persona per un futuro migliore.
La rielezione di Napolitano ci dice che le istituzioni non sembrano ancora propense ad ascoltare le istanze di una generazione in movimento, rischiando in questo modo di procurare una ulteriore frattura nella società, che invece avrebbe bisogno di ponti lanciati tra le tante diversità, tra tutte le diversità, tra i diversi frammenti di società che, altrimenti, rischiano inesorabilmente di scontrarsi; frammenti e parti della stessa società che hanno bisogno di sedersi allo stesso tavolo, con pari dignità e senza che alcuno sia umiliato o deriso, in una “convivialità delle differenze” che – come diceva don Tonino Bello, compianto vescovo di Pax Christi – aiuti tutti, ma proprio tutti, a crescere e progredire.
Come sempre ci sono due strade. Percorrere quella in discesa è facile, basta chiudere gli occhi, far finta di niente, lasciarsi cristallizzare dalla corrente del pensiero dominante: passività e silenzio sociale, indifferenza ed egoismo ti permettono di trascorrere tranquillamente la tua vita scandita dai tempi e nei modi imposti dal sistema del “produci, consuma, crepa”.
L’altra strada è quella in salita… «Ma finalmente una delle creature disse: “Sono stanca di avvinghiarmi. Poiché, anche se non posso vederlo con i miei occhi, sono certa che la corrente sappia dove sta andando, lascerò la presa e consentirò che mi conduca dove vorrà. Continuando ad avvinghiarmi morirò di noia”. Le altre creature risero e dissero: “Sciocca! Lasciati andare e la corrente che tu adori ti scaraventerà rotolandoti fracassata contro le rocce, e tu morirai più rapidamente che per la noia”. Quella però non dette loro ascolto e, tratto un respiro, si lasciò andare e subito venne fatta rotolare dalla corrente e scaraventata contro le rocce. Ciò nonostante, dopo qualche tempo, poiché la creatura si rifiutava di tornare ad avvinghiarsi, la corrente la sollevò dal fondo, liberandola, ed essa non fu più né contusa né indolenzita. E le creature più a valle nel fiume di cristallo, per le quali era un’estranea, gridarono: “Guardate, un miracolo! Una creatura come noi, eppure vola! Guardate il Messia, venuto a salvarci tutte!”. E la creatura trascinata dalla corrente disse: “Io non sono un messia più di voi. Il fiume si compiace di sollevarci e liberarci, se soltanto osiamo lasciarci andare. La nostra missione vera è questo cammino, questa avventura” ».
Ovviamente, nonostante tutto quello che rappresenta la rielezione di Napolitano, stanchi di avvinghiarci al peggio del passato, non dobbiamo smettere di cercare il modo per lasciarci andare nella corrente della democrazia che scorre sempre nuova, leggendo la Carta costituzionale con gli occhiali dell’oggi, fidandoci di quel popolo che essa considera comunque sovrano, avendo il coraggio di uscire da una prassi che non è un monolite immutabile ma l’esperienza del passato da applicare ad un presente che si rinnova. Quest’altra strada, senza alcun presidente-messia e con la partecipazione di tutti, potrà portarci fuori da una crisi, non solo economica, a cui sempre più siamo avvinghiati!

Vitaliano Della Sala
Amministratore parrocchiale a Mercogliano (Av)

da: www.adista.it

22 Febbraio 2013

INTERROGATI I MORTI NON HANNO RISPOSTO!

donvitaliano in politica, religione

LETTERA APERTA AI MERCOGLIANESI PER COMUNICARE L’INVIO DI UN ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA CONTRO I VERTICI DELLA REGIONE, PER FURTO E APPROPRIAZIONE INDEBITA, E PER INVITARLI A NON VOTARE DE MITA.
All’inizio di questa campagna elettorale ho fatto appello, sia dall’altare che attraverso YouTUBE (http://www.youtube.com/watch?v=TmpdsfNHKI&feature=share&list=UUjgaPr5wVc1IVmfOSNZWcnw), ai vertici della Regione Campania che da alcuni anni hanno ricevuto dall’Europa un contributo per gli urgenti lavori di restauro della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo nel Borgo medievale di Capocastello a Mercogliano. Mi sono rivolto a Stefano Caldoro, ma soprattutto a Giuseppe De Mita, irpino e, all’epoca, assessore responsabile per questi finanziamenti.
Ma, interrogati, i morti non hanno risposto!
Se Giuseppe De Mita è il nuovo della politica in Irpinia, meglio il vecchio zio, almeno le briciole le faceva cadere dal tavolo delle spartizioni e della malapolitica.
Tra l’altro De Mita jr., che si candida al Parlamento nazionale senza aver fatto nulla per meritarselo, sostiene che bisogna investire nel turismo e quindi nel recupero dei beni ambientali, storici e artistici del nostro, e suo, territorio. In un’intervista (Il Mattino 21.02.2013 pag. 34) afferma che “in politica lo spazio si occupa con le idee. Ho preferito dialogare, invece di monologare (…) i cittadini non credono più in una politica come fino a ieri era vista, ma vogliono continuare a credere in una politica rinnovata che risponda alle domande che oggi si esprimono”. E si è lamentato dell’”ingresso rabbioso dei dilettanti e l’aspirazione cieca al cambiamento”, intravedendo il rischio per “l’equilibrio politico” e per “la tenuta sociale e democratica nel suo complesso”. Poi giù con le solite promesse e con quello che “ho fatto” ma non si vede. Infine occorre “recuperare la credibilità della politica”.
Ecco, è proprio questo il problema: quale credibilità può avere uno che in Regione ha brillato solo perchè nipote di quell’altro, senza aver fatto nulla per le zone interne della Campania e per l’Irpinia? La mancata consegna del contributo già assegnato alla mia parrocchia è la metafora dell’inadeguatezza e dell’incapacità del personaggio, che non ha saputo amministrare in Regione, figurarsi cosa sarà capace di non fare nel Parlamento nazionale!
Pertanto, domenica prossima durante le Messe, rinnoverò l’appello ai mercoglianesi a votare chiunque tranne lui: lo farò in una chiesa dell’XI secolo, cadente, con ampie infiltrazioni di umidità, quasi per nulla riscaldata; un’antica chiesa a cui sono stati assegnati dall’Europa oltre 4 milioni di euro di contributo per il restauro, ma che per colpa di malaccorti e incapaci amministratori della Regione Campania, non si sa che fine abbiano fatto; anche perchè i tanti soldi per finanziare la discussa associazione e la struttura avellinese “Noi con loro”, invece la Regione li trova: “Una associazione che, sulla carta, ha lo scopo di integrare e accogliere i portatori di handicap nella città di Avellino. Il progetto è tanto caro alla famiglia De Mita (…) arrivano una pioggia di finanziamenti per il centro che via via assume dimensioni faraoniche. Riceve tanti soldi dalla Regione Campania. Nulla di male? Bè, il punto è che, ad oggi, i disabili di Avellino non vogliono neppure sentir parlare dell’associazione. Non solo non sono stati integrati ma, chi ha alzato la voce, è stato messo alla porta”. (Il fatto quotidiano 17.02.2013). Non sarà perchè “Noi con loro” appartiene alla zia di Giuseppe e moglie di Ciriaco, Anna Maria Scarinzi-De Mita?
Visto che nessuno della Regine Campania mi risponde, e nella speranza che nessuno abbia rubato il contributo - ma non ci sarebbe poi da meravigliarsi tanto! - inoltrerò un esposto alla magistratura perchè indaghi su eventuali reati di furto e appropriazione indebita, eventualmente commessi da Caldoro e De Mita jr.
Con cristiana franchezza
don Vitaliano

22 Febbraio 2013

De Mita e l’associazione della zia per i disabili. Ma loro sono esclusi

donvitaliano in politica

Nel cuore dell’Irpinia del post terremoto nasce “Noi con loro”. Una associazione che, sulla carta, ha lo scopo di integrare e accogliere i portatori di handicap nella città di Avellino. Il progetto è tanto caro alla famiglia De Mita ma, soprattutto, alla moglie di Ciriaco, Anna Maria Scarinzi. In un momento storico in cui il nome dell’ex presidente del Consiglio (ministro per ben tre volte, senza contare gli incarichi regionali e locali che il “padrino della Dc” ha avuto) ha un certo peso nel panorama nazionale, arrivano una pioggia di finanziamenti, anche in forma di donazioni per il centro che via via assume dimensioni faraoniche. Tanti soldi dalla Regione Campania, tanti soldi dal Comune di Avellino che mette a disposizione una superficie di 30 mila metri quadrati (dove sorge il centro) per 87 anni e impiega due dipendenti comunali nelle attività di gestione. Nulla di male? Bè, il punto è che, ad oggi, i disabili di Avellino non vogliono neppure sentir parlare dell’associazione. Non solo non sono stati integrati ma, chi ha alzato la voce, è stato messo alla porta. Per trovare l’integrazione sperata hanno messo in piedi la Consulta comunale per i disabili.
“Io non ho mai visto Noi con loro – esordisce la presidente Marinella Pericolo – I diversamente abili, nonostante i nostri sforzi non sono veramente integrati ad Avellino. Quelli che conosco io non hanno contatti con l’associazione”. Nella struttura che accoglie una mega palestra si fa sport e pure la ginnastica artistica. Inutile dire che ai disabili poco importa. Nel 2001 il centro è anche una scuola paritaria e una materna e, per non lasciare spazio a polemiche, sul sito viene scritto: “Le scuole d’Italia e di tutti i paesi del mondo non sono scuole per diversamente abili. Nessuno prepara una scuola per diversamente abili. Sarebbe un ghetto mostruoso. La scuola materna parificata “Flora Baccari School” (Flora Baccari è madre della Scarinzi, ndr) è come tutte le scuole materne di Avellino e del mondo”.
Certo, peccato che la mission del centro non era quella di fare una scuola come tutte le scuole del mondo, altrimenti perché qualcuno avrebbe dovuto elargire tanto denaro? Ma andiamo per ordine, la questione è lunga. Il Comune di Avellino e l’associazione, firmano la convenzione nel 1998. I soldi arrivano in tempi rapidissimi e vengono in soccorso anche il Banco di Napoli, l’istituto bancario San Paolo di Torino, il Monte dei Paschi di Siena, la Banca Popolare Pescopagano e l’ACRI (associazione casse risparmio italiane). La signora De Mita ha bisogno però di professionisti e, per questo, l’anno dopo si affianca all’Aias (Associazione italiana assistenza spastici) di cui diventa vicepresidente. Mentre il presidente della sezione provinciale di Avellino, Ciro D’Argenio, viene messo alla porta e destituito dall’Aias nazionale in meno di sei mesi, a seguito delle discussioni avute con la presidente e dopo che lo stesso ha contribuito al completamento della struttura con 5, 8 miliardi. Come dire, oltre il danno, la beffa. Per agevolare iniziative finanziarie di diversa natura (anche relative al pagamento del fitto da parte dell’Aias) viene di volta in volta cambiato anche lo Statuto.
Nel 2005, Noi con loro diventa una onlus che può fare qualsiasi cosa. Il gioco è semplice, basta inserire un “non”. Esempio, all’articolo 1 si legge: “Essa persegue finalità di solidarietà sociale e di impegno civile […] dei disabili e non” e così via. Fino a un certo punto, grazie a questi escamotage, l’associazione della signora De Mita rappresenta il 40% dell’intero capitolo di bilancio regionale. Tanti, tantissimi progetti. Dopo il Ballo delle debuttanti, la presentazione di libri e i convegni che oggi sostituiscono le attività “di integrazione” “magari anche qualche riunione politica”, suggeriscono i bene informati. Nel dicembre dello scorso anno, Ciriaco ha presentato la sua ultima fatica “La storia d’Italia non è finita” proprio nei locali di Noi con loro. Nemmeno la sua, in effetti. Il nipote infatti è in corsa per un poltrona alla Camera, in quota Udc, nel collegio Campania 2.
L’onorevole De Mita non ha mai lasciato solo Giuseppe, che si è fatto strada proprio grazie a lui. Ciriaco fu per questo accusato di nepotismo, quando lo nominò presidente del Consiglio regionale. “Oggi al disabile di Avellino – spiega Ciro D’Argenio, che si muove ancora nel mondo dell’associazionismo di categoria – serve molta trasparenza, una amministrazione che abbia buon senso, tenendo presente la legislazione in materia. Bisogna non aver paura del diverso perché è uguale a tutti. Chi amministra dovrebbe trattare il disabile come un cittadino”. Fatto sta che il centro è diventato così tanto “altro” da quello per cui era nato che la signora De Mita ha prodotto il film di Giannini, “La seconda vita” presentato nei locali dell’associazione irpina lo scorso dicembre. Perché accontentarsi? “Vivere nel bello è anche dignità – dice la signora De Mita orgogliosa della sua creatura – non ci sono parole per descrivere quant’è bello”. A parere suo tanti sono i disabili che frequentano il centro. Sono talmente tanti che “non so dire quanti, dipende anche dal tempo. Ora c’è la neve e stanno a casa”. “Non abbiamo finanziamenti – aggiunge – teniamo una convenzione col Comune di Avellino che ci dà luce, acqua e riscaldamento”. E già, la storia d’Italia non solo non finisce, ma è sempre la stessa storia.
(da Il fatto quotidiano 17.02.2013)

25 Luglio 2012

gli omosessuali cristiani scrivono al sindaco di Milano

donvitaliano in politica

Gentile signor sindaco,
chi le scrive è un cattolico che ha alle spalle lunghi anni di impegno politico ispirato ai valori cristiani e che, a un certo punto della sua vita, ha dovuto fare i conti con la propria omosessualità, una realtà che durante gli anni dedicati alla politica, aveva fatto finta di ignorare. Grazie all’azione misericordiosa di Dio ho conservato la Fede nonostante le tante situazioni di rifiuto e di ipocrisia che ho avuto modo di osservare nella Chiesa cattolica e da più di vent’anni cerco di seguire quella che ho ormai riconosciuto essere la mia personale vocazione: aiutare le persone omosessuali a non perdere la Speranza.
In questi vent’anni, ne ho incontrate davvero tantissime di persone omosessuali! Credenti e non credenti, tormentate e serene, insoddisfatte della loro omosessualità e affettivamente appagate da relazioni di coppia che durano decenni. Ed è a nome delle persone che ho incontrato che voglio ringraziare lei e la maggioranza che la sostiene per aver mantenuto la promessa, fatta in campagna elettorale, di istituire a Milano un registro delle unioni civili aperto anche alle coppie dello stesso sesso. Più di una volta, in passato, queste persone sono state deluse da promesse elettorali che non venivano poi mantenute: quando, di fronte agli episodi di violenza di cui gli omosessuali e i transessuali sono vittime, parlamentari e ministri, sindaci e intellettuali, avevano sostenuto che era giunto il momento di condannare in maniera specifica la violenza generata dall’omofobia, oppure tutte le volte che un politico diceva che era arrivato il momento di riconoscere e regolamentare le loro relazioni di coppia. Alla fine c’era sempre qualcuno che, in nome dei pregiudizi ideologici che circondano la condizione omosessuale, interveniva più o meno correttamente per far sì che quelle promesse non venissero mantenute.
La cosa che più mi addolora è che le persone che più si sono adoperate per far sì che venissero tradite le promesse che ci venivano fatte dicono di farlo in nome di una visione dell’uomo che, a loro dire, deriva direttamente dall’annuncio cristiano. Io nella chiesa non sono nessuno: sono solo un laico che cerca ogni giorno di vivere il Vangelo, ma dia retta a me, non si fidi di queste persone, perché il Vangelo a cui dovrebbero riferirsi quando parlano di certi argomenti, dice l’esatto contrario di quello che dicono loro e, in particolare, afferma che le norme morali non si impongono per legge, ma si predicano con la testimonianza di una vita cristianamente ispirata.
Guardi la storia! Provi a interrogare il nostro passato e vedrà quante volte persone che si dicevano cristiane hanno strumentalizzato la Fede per difendere posizioni che adesso nessuno oserebbe più difendere. Pensi a quanti hanno ostacolato in tutti i modi il processo che ha portato alla nascita del nostro Paese: ci è voluto un grande papa come Paolo VI per riconoscere l’azione provvidenziale di quanti hanno disobbedito alla chiesa e l’hanno finalmente liberata dal potere temporale.
Pensi a quanti hanno benedetto le armi di chi partiva per sterminare popolazioni inermi solo perché le scelte dei loro governanti non erano funzionali ai disegni politici della chiesa stessa: ci è voluto un altro grande papa come Giovanni Paolo II per dire con chiarezza che quei profeti della persecuzione e dello sterminio non potevano certo parlare in nome del Vangelo. Pensi poi a tutte le volte in cui la chiesa ha cercato di ostacolare il percorso dell’umanità verso l’uguaglianza, verso la democrazia e verso l’inclusione delle minoranze. Se non ci fossero stati dei politici capaci di resistere alle pressioni che venivano fatte questi progressi non ci sarebbero mai stati. Ancora una volta lei e la sua maggioranza siete chiamati a resistere alle pressioni che vengono fatte per spingervi a non mantenere un impegno preso durante la campagna elettorale: quello di istituire un registro comunale delle unioni civili aperto anche alle coppie omosessuali. Allora avevano lasciato che questo punto del suo programma venisse attaccato da quegli stessi partiti che alimentavano l’odio e l’insofferenza nei confronti degli stranieri e degli emarginati. Adesso hanno deciso di muoversi in prima persona. E così c’è chi sostiene, come AGAPO (un’associazione che dice di raccogliere genitori e amici delle persone omosessuali), che: «La differenza dei sessi non è soltanto un valore per la società, ma anche elemento fondamentale per la vita di coppia. Far credere che questa differenza sia irrilevante, crea confusione e rischia di spingere i nostri figli verso grandi delusioni e comportamenti spesso autolesionisti». Come si vede che questi presunti genitori non sanno niente della vita degli omosessuali forse perché non li conoscono! Di certo sembrano ignorare le tante relazioni di coppia tra persone dello stesso sesso che durano nel tempo e che diventano un vero e proprio baluardo contro la solitudine e l’emarginazione.
C’è poi chi, come il professor Alfonso Colzani, responsabile del Servizio per la Famiglia della Diocesi di Milano, dopo aver lanciato un allarme che non ha nessun fondamento dicendo che i registri delle unioni civili possono favorire la poligamia (mentre in realtà hanno sempre escluso le persone che sono già sposate o che vivono già altre forme di partenariato), dice che il registro non va istituito perché la vera risposta ai problemi che hanno le coppie di fatto è una legge nazionale dimenticandosi le tante pressioni che sono venute dal mondo cattolico perché una legge del genere non venisse mai approvata. Non si offenderà certo il signor Colzani se dico che il suo atteggiamento assomiglia tanto a quelli che, di fronte a un povero che sta morendo di fame perché non ha più un lavoro, si rifiuta di aiutarlo perché sostiene che occorre costruire una società in cui non capitano certe cose.
Ho deciso di scriverle dopo aver letto questi interventi: credo infatti che gli uomini di buona volontà debbano incoraggiare sia lei che la sua maggioranza per aiutarvi a resistere a queste pressioni e a quelle che seguiranno sempre più incalzanti nelle prossime settimane. Se ci riuscirete avrete dimostrato ai milanesi che gli amministratori a cui hanno affidato la loro città sono persone che mantengono le promesse fatte in campagna elettorale.
Se ci riuscirete contribuirete finalmente a dare maggior autorevolezza a una politica che, a furia di lanciare proclami e di fare promesse che non venivano mantenute, aveva perso qualunque credibilità. Se ci riuscirete, dimostrerete finalmente che, almeno a Milano, quella sana laicità delle istituzioni di cui parla anche il Magistero cattolico, è un valore per molti cittadini italiani che sono disposti a difenderlo anche contro le pressione di quei cattolici che, quella stessa laicità, l’hanno purtroppo dimenticata.
La saluto con stima e le auguro buon lavoro.
Gianni Geraci
Portavoce Gruppo del Guado – Cristiani omosessuali Milano

26 Marzo 2012

è morto Giulio Girardi

donvitaliano in politica, religione

E’ morto dopo alcuni anni di sofferenza per una malattia che l’aveva colpito, senza mai bloccarlo nella sua appassionata e affannosa ricerca di senso della vita e della storia. Giulio Girardi è stato un uomo dalle mille risorse e contraddizioni.
Nella lettera che il 29 aprile 1955 scrive a don Ezio Palombo, don Lorenzo Milani, tra l’alto dice: “Vengono onorati ed elevati i preti che si distinguono nelle più corruttive attività e vengono destituiti i santi. Mi pare che l’indicazione divina sia trasparente come l’acqua. Non bisogna dire: «Satana ha vinto». Ma: «Dio ha scelto i suoi eletti», e perché tutto il popolo (quello sano) sapesse riconoscerli senza possibilità di errori li ha segnati come si segnano gli alberi da tagliare o gli usci ebrei per Pasqua. Naturalmente il suo segno di riconoscimento è il segno della croce”. Mi è venuta in mente questo scritto del priore di Barbiana, per ricordare gli 80 anni di p. Giulio Girardi, filosofo e teologo della liberazione tra i più prestigiosi e importanti del mondo, nato al Cairo il 23 febbraio 1926. Nel 1939, avendo chiesto di diventare salesiano, viene a studiare in Italia ed è ordinato sacerdote nel 1955. E’ stato professore di filosofia presso l’università salesiana di Torino e Roma, presso l’università cattolica di Parigi e presso l’istituto superiore Lumen vitae di Bruxelles. In seguito verrà espulso da queste istituzioni e poi dalla congregazione salesiana per le sue scelte politiche e teologiche.
Nel 1962 Partecipa come esperto al Concilio Vaticano II, collaborando alla redazione della Gaudium et spes, preziosissimo documento “sulla Chiesa nel mondo contemporaneo”; tra il 1965 e il 69 partecipa al dialogo tra cristiani e marxisti, a livello nazionale e internazionale. Nell’aprile del 1972 compie il suo primo viaggio in America Latina per partecipare al I Incontro Continentale del movimento Cristiani per il socialismo, a Santiago del Cile e, tornato in Italia, partecipa al movimento in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Austria, Belgio.
In Nicaragua collabora con il Centro Ecumenico Antonio Valdivieso di Managua, con la chiesa popolare e con il movimento indigeno nicaraguese; è impegnato nella solidarietà con l’America Latina, particolarmente con Cuba e con il movimento indigeno in Messico, Ecuador e Bolivia. Intanto, in Italia, coordina una ricerca partecipativa con la comunità di accoglienza di San Benedetto al Porto di Genova, diretta da don Andrea Gallo.
E’ stato membro del tribunale Russel II ed è membro del tribunale permanente dei popoli, fin dalla sua fondazione nel 1976.
Questa è solo la sintesi dell’impegno di Giulio Girardi che, dopo la collaborazione al Concilio, appoggiato dal cardinale Agostino Bea, fu candidato da papa Paolo VI a dirigere il costituendo “Consiglio per il dialogo con i non credenti”, idea fatta poi sfumare dalle pressioni dei gruppi reazionari della Curia vaticana.
I suoi scritti sono numerosissimi. Dal libro Marxismo e cristianesimo, del 1966, fino al recente Che Guevara visto da un cristiano Il significato etico della sua scelta rivoluzionaria, nel quale “il teologo e sostenitore della nonviolenza attiva, esamina in profondità la vita, gli scritti, la morte del guerrigliero eroico, materialista e ateo, che ha combattuto il sistema oppressore con le armi in pugno, teorizzando e vivendo la rivolta”. L’ultimo capitolo del libro è dedicato a Camillo Torres, il prete guerrigliero colombiano, morto “con le armi in pugno, per amore verso il suo popolo”.
Tra gli altri scritti vanno ricordati: Credenti e non credenti per un mondo nuovo; Cristianesimo, liberazione umana, lotta di classe; Cristiani per il socialismo, perché?; Sandinismo, marxismo, cristianesimo: la confluenza; La tunica lacerata; Il popolo prende la Parola. Il Nicaragua per la teo-logia della liberazione; Rivoluzione popolare e occupazione del tempio. il popolo cristiano del Nicaragua sulle barricate; Comunitá di S. Benedetto al Porto, dalla dipendenza alla pratica della libertà; La conquista dell’America. Dalla parte dei vinti; Il tempio condanna il Vangelo: il conflitto sulla teologia della Liberazione fra il Vaticano e la CLAR; Gli esclusi costruiranno la nuova storia?; Cuba dopo il crollo del comunismo; Resistenza e alternativa. Al neoliberalismo e ai terrorismi.
In uno dei suoi ultimi interventi Girardi, parlando della Teologia della liberazione nell’epoca di papa Ratzinger, ha dichiarato a PeaceReporter: “La mia previsione sul pontificato di Benedetto XVI è che si manterrà sulla stessa linea di Giovanni Paolo II. Infatti, in queste primi mesi del suo pontificato, Ratzinger si è molto riferito al suo predecessore, quasi a voler rendere esplicita la continuità tra i due. Questo significa, dunque, affermare l’attualità dei documenti redatti da Ratzinger cardinale, di condanna della Teologia della liberazione e del suo supposto fondamento nel marxismo”.
Continuando il teologo ha affermato: “Riconoscere i popoli oppressi come soggetti storici, culturali, religiosi, ci conduce a riscoprire l’amore appassionato di Dio, per tutti e per ciascuno degli uomini, per tutte e ciascuna delle donne, per tutti e ciascuno degli esseri della natura. A riscoprire la presenza liberatrice di Dio in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Ma perché parliamo di riscoprire? Perché le teologie cristiane avevano coartato Dio, il suo amore e la sua grandezza, entro i limiti angusti delle nostre chiese, delle nostre culture occidentali, delle nostre tradizioni, della nostra epoca. Fuori dal mondo occidentale – pensavamo – non c’è salvezza perché non c’è Dio. Il Dio chiamato cristiano era un padre che dedicava la sua attenzione a una minoranza dei suoi figli e si disinteressava della grande maggioranza di essi. In questo Dio non possiamo più credere. Il Dio nel quale crediamo oggi è più grande del cristianesimo, la sua verità è più ricca della Bibbia, per rivelarsi al mondo egli non ha un solo cammino ma infiniti, nessuno dei quali esclusivo e privilegiato, nessuno dei quali esaurisce l’infinita ricchezza del suo amore. Il Vangelo di Gesù tornerà a essere per tutti e per tutte una buona notizia solo se non pretenderà di essere l’unico messaggero d’amore, riconoscendo che Dio è più grande. Da questa nuova prospettiva sorge in noi il desiderio di esplorare le altre strade della manifestazione di Dio nel mondo, di contemplare i bordi di Dio che non conosciamo. Di scoprire altre forme della sua presenza amorosa e liberatrice nella storia. “Dio è Spirito e quelli che l’adorano devono adorarlo in Spirito e verità”, dice il Vangelo, così la preoccupazione per l’egemonia del Cristianesimo cederà il posto alla preoccupazione dell’egemonia di Dio, amore liberatore di tutti noi”.
In un tempo nel quale il volto della Chiesa è deturpato da “teologie” reazionarie e talebane, da gruppi come l’Opus Dei, i Legionari di Cristo, i “lefevriani” della Fraternità San Pio X, i neocatecumenali, Comunione e Liberazione, la Compagnia delle opere… preoccupati più di servire Cesare che Dio, impegnati a far crescere i propri capitali e le proprie influenze su gruppi politici e finanziari, occupati a tener buona la base della Chiesa che deve pensare solo all’aldilà, mentre all’aldiquà ci pensano i potenti responsabili e le gerarchie. In un tempo nel quale la Chiesa è attraversata da venti di restaurazione e di disimpegno sociale e politico, dove risorge la difesa ad ogni costo della propria identità e il dialogo, interno e verso le altre culture e religioni, è messo da parte. In una Chiesa nella quale appaiono vincenti i settori fondamentalisti, per i quali i poveri esistono per volontà di Dio e a questa devono sottomettersi passivamente, destinatari di pie elemosine da parte dei cristiani ricchi e mai protagonisti della propria liberazione. Proprio in questa Chiesa, santa ma sempre bisognosa di conversione, la lunga e intensa testimonianza di p. Giulio Girardi, e di tanti come lui, ci fanno sperare che una Chiesa-altra è concretamente possibile, una Chiesa schierata dalla parte dei perdenti. Una Chiesa Popolo di Dio pronta ad accogliere l’invito di Gesù a seguirlo “fuori dell’accampamento” - come dice il capitolo 13 della Lettera agli Ebrei - cioè fuori degli spazi sacri, degli ambienti nei quali ci sentiamo sicuri, oltre gli orizzonti rassicuranti delle sacrestie, andando “verso di Lui, portando il suo obbrobrio”, cioè condividendo fino in fondo, come ha fatto Lui con la sua morte in croce, la condizione degli ultimi fra gli ultimi, dei rifiuti dell’umanità. L’impegno di Girardi al servizio dei poveri, ci indica il dovere della denuncia di tutte quelle situazioni che umiliano gli esseri umani e Gesù Cristo in essi e ci fa sperare. Di quella speranza che non è aleatoria ma che, come diceva S. Agostino “ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno che nasce dall’osservare come vanno le cose, e il coraggio per cambiarle in meglio”.
don Vitaliano

3 Marzo 2012

NO-TAV

donvitaliano in politica

SIAMO TUTTI VALSUSINI
Carissime sorelle e fratelli della Valsusa,
come segno di solidarietà con la vostra lotta in difesa del vostro territorio e del vostro futuro, da oggi la bandiera NO-TAV sarà esposta nella nostra chiesa parrocchiale; ci ricorderà continuamente quello che sta avvenendo in Val di Susa: da una parte la grande voglia di democrazia e partecipazione da parte vostra, nei confronti di un progetto che a detta di molti esperti è dispendioso, dannoso e inutile; e, dall’altra, l’ottusità delle Istituzioni che, a volte in buona fede, spesso per pregiudizio, ripicca, interesse o calcolo, vogliono imporvi la Tav.
Penso che un territorio appartenga soprattutto a chi lo abita e nessuno, nemmeno i rappresentanti dello Stato, possono arrogarsi il diritto di decidere, da soli, per quel territorio, senza consultare, discutere e ascoltare chi in quel territorio ci vive.
E ancora più assurdo e pericoloso che alcuni esponenti della politica nazionale dicano che, a questo punto, non si può far vincere chi manifesta, altrimenti si creerebbe un rischioso precedente! Cioè, si va avanti nella realizzazione del progetto, anche se si ha torto, per ripicca, perchè lo Stato non può perdere. Penso che sia vero esattamente il contrario: uno Stato non perde affatto quando, ascoltando i propri cittadini, ha il coraggio di cambiare idea. Infondo sono i cittadini i sovrani del nostro Paese, non i partiti - quando non fanno gli interessi dei cittadini - nè i potentati economici, nè le solite grandi imprese che pur di guadagnare asfalterebbero tutta la Valle Padana, trasformerebbero il Colosseo in uno stadio di calcio, cementificherebbero lo Stretto di Messina.
La bandiera NO-TAV in chiesa, ci ricorderà che dobbiamo pregare per voi e impegnarci insieme per pretendere che il Presidente del Consiglio Monti, passato repentinamente e pericolosamente dalla sobrietà alla durezza nelle decisioni, visto che non è stato eletto democraticamente dai cittadini, non cominci a provare gusto a decidere da solo, o consultandosi esclusivamente con chi è d’accordo con lui: non oso pensarci, ma sarebbe l’anticamera di una moderna tirannia!
Spero e prego che si ritorni al buon senso: si sospendano i lavori e le manifestazioni, e si istituisca un vero tavolo di confronto, attorno al quale nessuno parta con pregiudizi, imposizioni e decisioni già prese, ma tutti siano disposti anche a cambiare totalmente idea, se le ragioni dell’altro sono convincenti.
Un fraterno abbraccio a tutti.
Il Signore benedica la Valsusa
don Vitaliano

9 Dicembre 2011

contro i privilegi della Chiesa: appello di Micromega

donvitaliano in politica, sociale

Presidente Monti,
Lei ha appena presentato una manovra “lacrime e sangue” in cui si chiedono pesanti sacrifici ai cittadini, tra le misure previste anche la reintroduzione dell’Ici (in futuro Imu). Eppure i privilegi della Casta e della Chiesa non vengono intaccati: rimane in vigore quella legge simoniaca approvata dal governo Berlusconi per cui il Vaticano è esente dal pagamento dell’Ici.
Per questo chiediamo al suo governo, affinché vengano mantenute quelle promesse di equità nella manovra, di abolire questo ignobile privilegio.

per aderire all’appello di Micromega, http://temi.repubblica.it/micromega-online/

14 Ottobre 2011

il 15 ottobre costruiamo l’alternativa alla loro crisi

donvitaliano in politica

Dagli indignati spagnoli è stata lanciata l’idea di una manifestazione in tutte le capitali europee, una manifestazione per esprimere il dissenso verso la gestione in alternanza di un sistema che ha generato, attraverso lo sfruttamento sociale e economico, una crisi di livello globale.
Le partecipazioni a questa giornata di manifestazione sono diversificate, e gli appelli comprendono quello pubblicato sul giornale Il Manifesto e quello “dobbiamo fermarli” e altri ancora che confermano la partecipazione di di centri sociali, comitati, gruppi spontanei di cittadini, sindacati di base, fiom, cgil, eccetera.
La manifestazione del 15 ottobre ha una grande portata e la voglia, di sempre più persone, a partecipare a quelle che sono questioni di sensibilità sociale è sempre più evidente. Così la crisi che sta mettendo in difficoltà popolazioni di tutto ilmondo, sta diventando un collante per far unire le stesse. In italia abbiamo già visto movimenti che hanno unito le loro forze per opporsi ad un sistema economico sempre più in crisi e abbiamo anche visto la forza che ogni volta è stata mossa nel tentativo reprimerli, costringendoli così a disgregarsi e agire sempre più singolarmente.
Questa del 15 ottobre si potrebbe rivelare un’altra occasione per cercar di creare movimenti unitari dove ogni gruppo o persona partecipa, con la propria divesità e esperienza, per perseguire un ideale più o meno comune. Spesso la questione opposta è quella che vede partecipare chi invece questa crisi l’ ha creata, partendo dai governi, passando dalle banche, e le braccia dei media nazionali, i quali cercano di opporsi a queste “dimostrazioni di socialità” disgregandole e mettendole le une contro le altre.
Leggiamo in continuazione giornali che sottolineano unicamente gli aspetti violenti di alcune manifestazioni, tv che cercano di stimolare nello spettatore il così detto “spirito di dissociazione”: mostrando immagini di violenza automaticamente si induce il pubblico a rinnegare quell’atto quindi l’intero contenitore che comprende diverse persone, movimenti, idee e gruppi.
Riguardo il 15 ottobre stiamo già assistendo a piccole dimostrazioni del genere, i media nazionali allarmano alla rivolta urbana (ben lontana dalla passionale e bakuniana rivolta sociale) citando un post apparso su indymedia come la posizione di un intero mondo “antagonista”, “dipietristi” che inneggiano “al morto” e strumentalizzazioni da parte di partiti.
Quello che noi auguriamo è che ci possa essere partecipazione e socialità in una situazione di opportunità come potrebbe essere questa, perché in fondo abbiamo sempre saputo che le occasioni e il futuro ce lo si crea, insieme.

http://italy.indymedia.org

7 Giugno 2011

il 12 E 13 giugno riprendi la parola! Ai referendum VOTA SÌ

donvitaliano in politica

Il prossimo fine settimana, domenica 12 e lunedì 13 giugno, è l’occasione per tutti noi, grazie ai Referendum, di legiferare, di essere cittadini veri e attivi che deliberano e decidono. Si tratta di dire SI’ ai vari quesiti (due sull’acqua, uno sul nucleare, uno sul legittimo impedimento). Un settore ampio della società, non solo a sinistra, ha già deciso. Ma molti rimangono indecisi, indifferenti, pensano di non andare a votare. Occorre che i decisi si diano da fare per spiegare, persuadere e indurre a votare altre persone. Solo così possiamo raggiungere il quorum (50% + 1) e convalidare i referendum. E così far vincere i SI’. Per l’acqua pubblica e non privatizzata, per
scongiurare la ripresa del nucleare in Italia, per cancellare una legge iniqua ad uso del solito Berlusconi e dei soliti noti.

PERCHÈ SI SCRIVE ACQUA, GIUSTIZIA, ENERGIA, MA SI LEGGE DEMOCRAZIA.
… DICONO CHE L’ACQUA SARÀ GESTITA MEGLIO DAI PRIVATI…
… CHE LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA LA FANNO PER NOI…
…CI HANNO ANCHE RACCONTATO CHE IL NUCLEARE ERA SICURO…
Questa volta il tuo voto conta davvero.
IL 12 E 13 GIUGNO RIPRENDI LA PAROLA! AI REFERENDUM VOTA SÌ

Odio gli indifferenti
[…] L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. […] Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. […] pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? […] (Antonio Gramsci)

ATTENZIONE!
LE SCHEDE SONO DI CARTA COPIATIVA, PERCIO’ AL MOMENTO DEL VOTO NON DEVONO ESSERE SOVRAPPOSTE, ALTRIMENTI LA CROCE SI RICALCA SULLE SCHEDE SOTTOSTANTI CHE SARANNO ANNULLATE, RENDENDO INUTILE IL VOTO!

www.osservatoriorepressione.org

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