caro don Gallo…
Caro don Gallo,
spesso dicevi che non avrebbero potuto mai farti papa, perchè sarebbe suonato male papa-Gallo! In realtà suonerebbe male anche san Gallo, ma non è solo per questo che non so se ti faranno mai canonicamente santo - e nemmeno te lo auguro! - ma in moltissimi potremo considerarci privilegiati per aver potuto vedere, anche se solo attraverso la televisione, come sono gli occhi, il sorriso e la “sfrontatezza” di un santo per nulla canonico.
Temo, purtroppo, che saremo capaci di sciupare anche questo privilegio, di gettarlo alle ortiche così come si gettano ‘le perle ai porci’. Parlo di noi, gente comune, che abbiamo digerito la notizia della tua morte e la buona novella della tua esistenza così come abbiamo ingoiato il cibo che avevamo nel piatto mentre al telegiornale passavano immagini di te con i migranti, con i no-global, con le puttane, con gli scarti dell’umanità. Ma penso anche ai politici, alcuni dei quali sfileranno al tuo funerale, o almeno invieranno un contrito e commosso telegramma, quegli stessi che contribuiscono a causare quelle povertà sulle quali tu ti sei chinato.
Nel Vangelo c’è una parabola nella quale Gesù paragona il Regno di Dio a un granello di senape, il più piccolo tra i semi, che però diventa un albero frondoso, “e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”: tu sei stato uno dei tanti rami della Chiesa-altra, inclusiva, che non emargina, non usa la pesante scure del giudizio contro nessuno, una Chiesa degli esclusi e non dell’esclusione, capace di accogliere, di portare in seno tutti, uomini, donne, gay, lesbiche, trans…
Ti era stata affibbiata l’etichetta di prete rosso. Dom Helder Camara diceva: “se do da mangiare al povero mi dicono che sono un santo, se cerco di capire perché il povero non ha di che mangiare allora mi dicono che sono un comunista”. Viene facilmente tacciato di comunismo chiunque pensa che la ricchezza non è casualmente distribuita e ritiene ingiusto l’ordine del mondo che fa molti poveri e pochi ricchi. A differenza tua, c’è oggi chi farebbe carte false per non essere chiamato comunista e si affanna a gettare nella spazzatura non solo gli aspetti discutibili del proprio passato, ma anche le utopie, gli ideali, le lotte e le conquiste sociali per le quali molti, come te, hanno speso la vita.
Temo che siano in molti, purtroppo anche nella gerarchia ecclesiastica, a non aver capito, o a non voler capire, che lottare per i diritti umani significa lottare per i diritti umani di tutti i calpestati, per tutti i diritti umani calpestati. Ci hai testimoniato che non ci sono lotte per i diritti dei rossi e lotte per i diritti dei neri o dei bianchi: i diritti hanno tutti i colori e nessuna ideologia. E ci hai insegnato che solo alla scuola dei poveri, degli esclusi, dei calpestati dovrebbero sedersi in silenzio quelli che comandano. E da essi imparare che l’unica vera linea di demarcazione che esiste fra gli esseri umani è quella tra oppressori e oppressi, tra coloro che calpestano e quelli che sono calpestati, tra chi lancia bombe economiche e finanziarie e chi se le vede esplodere addosso, tra chi può usare impunemente ogni arbitrio e chi si vede negati anche i più elementari diritti.
Ci hai dimostrato che essere di sinistra non significa ridursi all’appartenenza alla sinistra storica, né ad un partito politico, o avallare le scelte di un partito, solo perché si dice di sinistra. Per te vale quanto diceva don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, nella sua famosa lettera a un giovane comunista: “hai ragione, tra te e i ricchi sarai sempre te povero ad avere ragione. Anche quando avrai il torto di impugnare le armi ti darò ragione. Ma come è poca parola questa che tu m’hai fatto dire. Come è poco capace di aprirti il Paradiso. Quando per ogni tua miseria io patirò due miserie, quando per ogni tua sconfitta io patirò due sconfitte, quel giorno, lascia che te lo dica subito, io non ti dirò più “hai ragione”. Quel giorno finalmente potrò riaprire la bocca all’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo: “Beati i poveri perché il Regno dei cieli è loro”. Ma il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. Quando tu non avrai più fame né sete, ricordatene, quel giorno io ti tradirò”.
Anche per te è stato l’unico tradimento che ti sei concesso per stare sempre con i tuoi ultimi e, in loro, con il tuo e nostro Dio Straccione.
Ciao
Vitaliano

