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	<title>donvitaliano.it</title>
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	<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 10:35:23 +0000</pubDate>
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		<title>lobby di fatto</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 10:35:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(di Massimo Gramellini - www.lastampa.it)
 Per quanto lo stupore che ci provoca una notizia «clamorosa» superi ormai di rado il tempo di un ohibò, il Papa che conferma l’esistenza di una lobby gay in Vaticano rientra nel novero degli eventi capaci di fare inarcare le sopracciglia persino a Dan Brown.
A essere proprio pignoli, in Vaticano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(di Massimo Gramellini - www.lastampa.it)<br />
 Per quanto lo stupore che ci provoca una notizia «clamorosa» superi ormai di rado il tempo di un ohibò, il Papa che conferma l’esistenza di una lobby gay in Vaticano rientra nel novero degli eventi capaci di fare inarcare le sopracciglia persino a Dan Brown.<br />
A essere proprio pignoli, in Vaticano non dovrebbero esistere né i gay né gli etero. Non praticanti, almeno. Così impongono le regole che si sono dati da quelle parti: discutibili, discutibilissime. Ma rispettabili, anche se poco rispettate. A essere ancora più pignoli, non dovrebbero esistere neanche le lobby, però questa è un’obiezione retorica: in ogni consesso umano si formano cordate cementate dall’appartenenza a minoranze che si ritengono - spesso a ragione - perseguitate (nei giornali esiste una lobby di tifosi del Toro, potentissima e segretissima, tanto che ne farei parte a mia insaputa).<br />
Di una cosa invece si può andare abbastanza sicuri. La lobby gay del Vaticano avrà pure un potere assoluto su conti in banca, nomine in Curia e scatti di carriera per le guardie svizzere con muscolatura ispirata alle statue di Michelangelo. Ma quando si tratta di decidere la linea del Vaticano in materia di unioni di fatto e coppie gay, l’influenza della lobby misteriosamente evapora.<br />
Mai conosciuta una lobby così distratta. O così egoista: il diritto di fare quel che gli pare, i prelati gay lo vogliono tenere tutto per sé. </p>
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		<title>gay in Vaticano: la scoperta dell&#8217;acqua calda!</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 10:15:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[religione]]></category>

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		<description><![CDATA[IL PAPA: E&#8217; VERO, IN VATICANO C&#8217;E&#8217; UNA LOBBY GAY
Lo ha detto a religiosi sudamericani secondo un sito cileno
(12 giugno www.ansa.it)
Papa Francesco ha ammesso che nella Curia romana esiste una &#8220;corrente di corruzione&#8221;, e che c&#8217;é una &#8220;lobby gay&#8221; in Vaticano, aggiungendo che &#8220;bisogna vedere cosa possiamo fare al riguardo&#8221;, durante un&#8217;udienza con rappresentanti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL PAPA: E&#8217; VERO, IN VATICANO C&#8217;E&#8217; UNA LOBBY GAY<br />
Lo ha detto a religiosi sudamericani secondo un sito cileno<br />
(12 giugno www.ansa.it)<br />
Papa Francesco ha ammesso che nella Curia romana esiste una &#8220;corrente di corruzione&#8221;, e che c&#8217;é una &#8220;lobby gay&#8221; in Vaticano, aggiungendo che &#8220;bisogna vedere cosa possiamo fare al riguardo&#8221;, durante un&#8217;udienza con rappresentanti di religiosi e religiose dell&#8217;America Latina. Giovedì scorso, il pontefice ha ricevuto i delegati della Confederazione di Religiosi Latinoamericana e dei Caraibi (Clar), e sul sito web cileno &#8220;Reflexion y Liberacion&#8221; è stato pubblicato un resoconto dell&#8217;incontro, con varie frasi significative del Papa. Interrogato sulla sua volontà di riforma, Francesco ha risposto: &#8220;Eh sì, è difficile. Nella curia c&#8217;é gente santa, santa davvero. Ma esiste anche una corrente di corruzione, anche questa esiste, è vero. Si parla di una lobby gay ed è vero, è lì&#8230; Ora bisogna vedere cosa possiamo fare al riguardo&#8221;. &#8220;Non posso essere io a fare la riforma, queste sono questioni di gestione e io sono molto disorganizzato, non sono mai stato bravo per questo&#8221;, ha ammesso il Papa, aggiungendo che ha fiducia nella commissione cardinalizia che ha creato con questo incarico. &#8220;Lì abbiamo a (Oscar) Rodriguez Maradiaga, che è latinoamericano, e che da la battuta, c&#8217;é anche (Francisco Javier) Errazuriz, e sono molto ordinati. Anche quello di Monaco di Baviera (Reinhard Marx) è molto ordinato: loro sapranno portarlo avanti&#8221;, ha indicato Francesco. Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, interpellato sulla vicenda, ha detto di non avere &#8220;alcuna dichiarazione da fare sui contenuti della conversazione&#8221; dato che si trattava di &#8220;un incontro di carattere privato&#8221;.<br />
SAN PIETRO NON AVEVA UN CONTO IN BANCA - &#8220;San Pietro non aveva un conto in banca, e quando ha dovuto pagare le tasse il Signore lo ha mandato al mare a pescare un pesce e trovare la moneta dentro al pesce, per pagare&#8221;. Lo ha detto oggi papa Francesco nell&#8217;omelia della messa a Santa Marta, dedicata alla &#8220;povertà&#8221; e &#8220;gratuità&#8221; con cui deve agire la Chiesa.<br />
PER OPERE CHIESA NON SI AGISCA DA IMPRENDITORI - La &#8220;povertà&#8221; che deve caratterizzare la Chiesa &#8220;ci salva dal diventare organizzatori, imprenditori&#8221;, ha detto il Papa nella messa a Santa Marta. &#8220;Si devono portare avanti le opere della Chiesa, e alcune sono un po&#8217; complesse; ma con cuore di povertà, non con cuore di investimento o di un imprenditore&#8221;, ha aggiunto.<br />
UNA CHIESA RICCA E&#8217; UNA CHIESA VECCHIA, SENZA VITA - Se si vuol fare &#8220;una Chiesa ricca&#8221;, allora &#8220;la Chiesa invecchia&#8221;, &#8220;non ha vita&#8221;. Lo ha affermato oggi papa Francesco nella messa a Santa Marta, esortando a un annuncio del Vangelo fatto con &#8220;semplicità&#8221; e &#8220;gratuità&#8220;. &#8220;La Chiesa non è una ong&#8221;, ha ribadito, &#8220;nasce dalla gratuità&#8221; di cui &#8220;la povertà è un segno&#8221;.<br />
TWITTER; NON DOBBIAMO AVERE PAURA DELLA SOLIDARIETA&#8217; - &#8220;Non dobbiamo avere paura della solidarietà, di sapere mettere ciò che siamo e che abbiamo a disposizione di Dio&#8221;. Questo è il testo del nuovo messaggio diffuso oggi da papa Francesco su Twitter.</p>
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		<title>questo prete-fascista mi ha giudicato per anni!</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 11:18:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[IL PARROCO LODA IL DUCE IL SINDACO LASCIA LA PROCESSIONE
Il parroco &#8220;evoca&#8221; Benito Mussolini (&#8221;Il Duce che pure ha fatto qualcosa per lo Stato e per la famiglia&#8221;, dice) durante la processione del Corpus Domini e il sindaco si sfila la fascia tricolore e abbandona il corteo. Il fatto - una sorta di don Camillo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL PARROCO LODA IL DUCE IL SINDACO LASCIA LA PROCESSIONE<br />
Il parroco &#8220;evoca&#8221; Benito Mussolini (&#8221;Il Duce che pure ha fatto qualcosa per lo Stato e per la famiglia&#8221;, dice) durante la processione del Corpus Domini e il sindaco si sfila la fascia tricolore e abbandona il corteo. Il fatto - una sorta di don Camillo e Peppone di stampo campano - è successo ieri, a Ospedaletto d&#8217;Alpinolo, in provincia di Avellino.<br />
Raggiunto telefonicamente dall&#8217;Ansa, don Vittorio Guarrillo taglia corto e risponde di non avere niente da dire sull&#8217;argomento, rimandando ogni commento &#8220;soltanto dopo aver capito meglio le ragioni che hanno spinto il sindaco ad abbandonare la processione&#8221;.<br />
In realtà, ci sarebbe poco da capire se un attimo dopo le parole pronunciate dal parroco, Antonio Saggese, sindaco dal maggio 2011, circondato da altri amministratori e con al suo fianco il maresciallo dei carabinieri che comanda la stazione locale, si è sfilato la fascia tricolore, l&#8217;ha consegnata al suo vice ed è tornato a casa.<br />
Il primo cittadino, invitato dallo stesso parroco ad intervenire davanti al monumento dedicato ai concittadini caduti in guerra, aveva sottolineato come &#8220;i valori laici della festa della Repubblica e quelli religiosi del Corpus Domini possono aiutarci a superare le grandi difficoltà che abbiamo davanti&#8221;.<br />
Poi, con la processione in sosta davanti a un altare votivo, ha preso la parola don Vittorio: &#8220;Il sindaco ha fatto bene a lodare lo Stato e anche la Chiesa. Ha dimenticato una terza cosa: quella di lodare il Duce, che si è adoperato per la famiglia e per gli italiani&#8221;. Parole che hanno suscitato imbarazzo e sconcerto nei presenti, con il sindaco che si è rivolto al sacerdote per chiedergli se aveva capito bene. &#8220;Detto e confermato&#8221;, la risposta di don Vittorio, alla quale il primo cittadino ha replicato così: &#8220;Allora la processione la continui da solo&#8221;.<br />
Don Vittorio, parroco da 40 anni della chiesa di San Filippo e San Giacomo, non si è mai reso protagonista di sortite che hanno provocato discussioni e divisioni nella comunità di poco meno di duemila abitanti ai piedi del Santuario di Montevergine anche se una parte dei parrocchiani, soprattutto i più giovani, gli rimproverano &#8220;scarso slancio spirituale nelle attività della parrocchia&#8221;.<br />
In mattinata, il sindaco Antonio Saggese lo ha incrociato nei pressi del Municipio. Tra i due soltanto uno sguardo e un frettoloso buongiorno. A chi in queste ore telefona a don Vittorio per chiedergli se ha motivi di ripensamento o pentimento per le lodi al capo del fascismo, risponde lo stesso sacerdote: &#8220;Don Vittorio non c&#8217;è e non si sa quando tornerà &#8220;.<br />
(www.napoli.repubblica.it)</p>
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		<title>violenza sulle donne</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 16:15:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(ricevo e pubblico)
Ciao io ho convissuto due mesi…sembrava il ragazzo perfetto…dolce…mi aiutava in casa….non lavorava e l ho mantenuto io e dopo poco ha iniziato ad alzare la voce….comandare ed essere sempre polemico….quando ho deciso che nn lo volevo piu a vivere con me…..si e’ trasformato picchiandomi…insultandomi e rubandomi chiavi di casa macchina e cellulare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(ricevo e pubblico)<br />
Ciao io ho convissuto due mesi…sembrava il ragazzo perfetto…dolce…mi aiutava in casa….non lavorava e l ho mantenuto io e dopo poco ha iniziato ad alzare la voce….comandare ed essere sempre polemico….quando ho deciso che nn lo volevo piu a vivere con me…..si e’ trasformato picchiandomi…insultandomi e rubandomi chiavi di casa macchina e cellulare x nn farmi uscire o chiedere aiuto…sono scappata da una finestra e sono riuscita a farlo uscire di casa con i carabinieri chiamati dai vicini….nn sapete che vergogna….beh dopo un mese mi sono scoperta incinta….e ora la mia gravidanza sta diventando un inferno di paure….e litigate xke lui non mi lascia stare….ma io vado avanti e denunciate sti uomini di m……senza palle che sanno solo essere forti davanti a una donna</p>
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		<title>caro don Gallo&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 16:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donvitaliano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro don Gallo,
spesso dicevi che non avrebbero potuto mai farti papa, perchè sarebbe suonato male papa-Gallo! In realtà suonerebbe male anche san Gallo, ma non è solo per questo che non so se ti faranno mai canonicamente santo - e nemmeno te lo auguro! - ma in moltissimi potremo considerarci privilegiati per aver potuto vedere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro don Gallo,<br />
spesso dicevi che non avrebbero potuto mai farti papa, perchè sarebbe suonato male papa-Gallo! In realtà suonerebbe male anche san Gallo, ma non è solo per questo che non so se ti faranno mai canonicamente santo - e nemmeno te lo auguro! - ma in moltissimi potremo considerarci privilegiati per aver potuto vedere, anche se solo attraverso la televisione, come sono gli occhi, il sorriso e la &#8220;sfrontatezza&#8221; di un santo per nulla canonico.<br />
Temo, purtroppo, che saremo capaci di sciupare anche questo privilegio, di gettarlo alle ortiche così come si gettano ‘le perle ai porci’. Parlo di noi, gente comune, che abbiamo digerito la notizia della tua morte e la buona novella della tua esistenza così come abbiamo ingoiato il cibo che avevamo nel piatto mentre al telegiornale passavano immagini di te con i migranti, con i no-global, con le puttane, con gli scarti dell&#8217;umanità. Ma penso anche ai politici, alcuni dei quali sfileranno al tuo funerale, o almeno invieranno un contrito e commosso telegramma, quegli stessi che contribuiscono a causare quelle povertà sulle quali tu ti sei chinato.<br />
Nel Vangelo c’è una parabola nella quale Gesù paragona il Regno di Dio a un granello di senape, il più piccolo tra i semi, che però diventa un albero frondoso, “e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”: tu sei stato uno dei tanti rami della Chiesa-altra, inclusiva, che non emargina, non usa la pesante scure del giudizio contro nessuno, una Chiesa degli esclusi e non dell’esclusione, capace di accogliere, di portare in seno tutti, uomini, donne, gay, lesbiche, trans&#8230;<br />
Ti era stata affibbiata l’etichetta di prete rosso. Dom Helder Camara diceva: &#8220;se do da mangiare al povero mi dicono che sono un santo, se cerco di capire perché il povero non ha di che mangiare allora mi dicono che sono un comunista&#8221;. Viene facilmente tacciato di comunismo chiunque pensa che la ricchezza non è casualmente distribuita e ritiene ingiusto l’ordine del mondo che fa molti poveri e pochi ricchi. A differenza tua, c’è oggi chi farebbe carte false per non essere chiamato comunista e si affanna a gettare nella spazzatura non solo gli aspetti discutibili del proprio passato, ma anche le utopie, gli ideali, le lotte e le conquiste sociali per le quali molti, come te, hanno speso la vita.<br />
Temo che siano in molti, purtroppo anche nella gerarchia ecclesiastica, a non aver capito, o a non voler capire, che lottare per i diritti umani significa lottare per i diritti umani di tutti i calpestati, per tutti i diritti umani calpestati. Ci hai testimoniato che non ci sono lotte per i diritti dei rossi e lotte per i diritti dei neri o dei bianchi: i diritti hanno tutti i colori e nessuna ideologia. E ci hai insegnato che solo alla scuola dei poveri, degli esclusi, dei calpestati dovrebbero sedersi in silenzio quelli che comandano. E da essi imparare che l’unica vera linea di demarcazione che esiste fra gli esseri umani è quella tra oppressori e oppressi, tra coloro che calpestano e quelli che sono calpestati, tra chi lancia bombe economiche e finanziarie e chi se le vede esplodere addosso, tra chi può usare impunemente ogni arbitrio e chi si vede negati anche i più elementari diritti.<br />
Ci hai dimostrato che essere di sinistra non significa ridursi all’appartenenza alla sinistra storica, né ad un partito politico, o avallare le scelte di un partito, solo perché si dice di sinistra. Per te vale quanto diceva don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, nella sua famosa lettera a un giovane comunista: “hai ragione, tra te e i ricchi sarai sempre te povero ad avere ragione. Anche quando avrai il torto di impugnare le armi ti darò ragione. Ma come è poca parola questa che tu m’hai fatto dire. Come è poco capace di aprirti il Paradiso. Quando per ogni tua miseria io patirò due miserie, quando per ogni tua sconfitta io patirò due sconfitte, quel giorno, lascia che te lo dica subito, io non ti dirò più “hai ragione”. Quel giorno finalmente potrò riaprire la bocca all’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo: “Beati i poveri perché il Regno dei cieli è loro”. Ma il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. Quando tu non avrai più fame né sete, ricordatene, quel giorno io ti tradirò”.<br />
Anche per te è stato l&#8217;unico tradimento che ti sei concesso per stare sempre con i tuoi ultimi e, in loro, con il tuo e nostro Dio Straccione.<br />
Ciao<br />
Vitaliano</p>
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		<title>è morto don Andrea Gallo&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 17:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donvitaliano</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[&#8220;Non si perde mai una persona cara, se si ha tutti cari in Colui che non è mai perduto&#8221; (s. Agostino).
&#8220;Vengono onorati e elevati i preti che si distinguono nelle più corruttive attività e vengono destituiti i santi. Mi pare che l&#8217;indicazione divina sia trasparente come l&#8217;acqua. Non bisogna dire: &#8220;Satana ha vinto&#8221;. Ma: &#8220;Dio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non si perde mai una persona cara, se si ha tutti cari in Colui che non è mai perduto&#8221; (s. Agostino).</p>
<p>&#8220;Vengono onorati e elevati i preti che si distinguono nelle più corruttive attività e vengono destituiti i santi. Mi pare che l&#8217;indicazione divina sia trasparente come l&#8217;acqua. Non bisogna dire: &#8220;Satana ha vinto&#8221;. Ma: &#8220;Dio ha scelto i suoi eletti&#8221;. E perchè tutto il popolo (quello sano) sapesse riconoscerli senza possibilità di errori li ha segnati come si segnano gli alberi da tagliare o gli usci ebrei per Pasqua. Naturalmente il suo segno di riconoscimento è il segno della croce&#8221;. (don L. Milani a don Ezio Palombo 29.04.1955)</p>
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		<title>a proposito della rielezione di Napolitano</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 09:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donvitaliano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230; SE SOLO OSASSIMO LASCIARCI ANDARE 
Una fiaba racconta: «C’era una volta un villaggio di creature che vivevano nel fondo di un gran fiume di cristallo. La corrente del fiume scorreva silenziosamente su tutte le creature, giovani e vecchie, ricche e povere, buone e malvagie, in quanto la corrente seguiva il suo corso, conscia soltanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; SE SOLO OSASSIMO LASCIARCI ANDARE </p>
<p>Una fiaba racconta: «C’era una volta un villaggio di creature che vivevano nel fondo di un gran fiume di cristallo. La corrente del fiume scorreva silenziosamente su tutte le creature, giovani e vecchie, ricche e povere, buone e malvagie, in quanto la corrente seguiva il suo corso, conscia soltanto della propria essenza di cristallo. Ogni creatura si avvinghiava strettamente, come poteva, alle radici e ai sassi del letto del fiume, poiché avvinghiarsi era il loro modo di vivere, e opporre resistenza alla corrente era ciò che ognuna di esse aveva imparato sin dalla nascita». Anche noi italiani, con la rielezione a Presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano, abbiamo deciso di “opporre resistenza alla corrente” di un reale cambiamento, abbiamo scelto di vivere tristemente avvinghiati alle certezze del passato, ai grovigli dei bui fondali della politica di sempre, alla Costituzione ridotta a un macigno immobile e che immobilizza.<br />
Se avessi avuto un articolo scritto sette anni fa per la prima elezione di Giorgio Napolitano, avrei potuto riciclarlo con pochi aggiustamenti; uno in particolare: se sette anni fa Berlusconi e il suo partito votò scheda bianca al primo comunista al Quirinale, oggi ne è stato il più accanito sostenitore! Delle due l&#8217;una: o Napolitano non è più comunista (se mai lo è stato!), o Berlusconi ci guadagna, come sempre, qualcosa. Dagli applausi scroscianti e senza vergogna al cazziatone che l&#8217;ex neo presidente ha fatto alla vecchia e immobile classe politica, propendo per la seconda.<br />
Nel discorso al Parlamento, Napolitano ha parlato di «normalità e continuità istituzionale»: a parte il fatto che l’espressione nella sua ambiguità ricorda vecchie campagne elettorali democristiane, che significa realmente normalità e continuità? Mi rifiuto di convincermi che la normalità possibile per in nostro Paese è quella che ci è stata proposta in questi ultimi anni: una normalità fatta di burocrazie, di privilegi, di sperperi di risorse, di tatticismi partitici e di poca attenzione verso i problemi concreti delle persone e dei territori; una normalità che comporta un vergognoso inseguire le politiche della destra; una normalità troppo pilatesca, che per calcolo elettorale tenta di escludere tutti coloro che pretendono una partecipazione vera dal basso, senza rendersi conto che un errore analogo fu già commesso negli anni ’70, con conseguenze letali. Allora il muro contro muro tra istituzioni e movimenti, procurò l’acuirsi di ostilità e di esasperazioni sociali, sfociate anche nel terrorismo; oggi si ripropone lo stesso schema di involuzione democratica e di scontro mortale di quegli anni, nel quale, oltre alla democrazia e alle libertà, si corre il rischio di bruciare anche quella parte migliore di società che ha scelto di impegnarsi in prima persona per un futuro migliore.<br />
La rielezione di Napolitano ci dice che le istituzioni non sembrano ancora propense ad ascoltare le istanze di una generazione in movimento, rischiando in questo modo di procurare una ulteriore frattura nella società, che invece avrebbe bisogno di ponti lanciati tra le tante diversità, tra tutte le diversità, tra i diversi frammenti di società che, altrimenti, rischiano inesorabilmente di scontrarsi; frammenti e parti della stessa società che hanno bisogno di sedersi allo stesso tavolo, con pari dignità e senza che alcuno sia umiliato o deriso, in una “convivialità delle differenze” che – come diceva don Tonino Bello, compianto vescovo di Pax Christi – aiuti tutti, ma proprio tutti, a crescere e progredire.<br />
Come sempre ci sono due strade. Percorrere quella in discesa è facile, basta chiudere gli occhi, far finta di niente, lasciarsi cristallizzare dalla corrente del pensiero dominante: passività e silenzio sociale, indifferenza ed egoismo ti permettono di trascorrere tranquillamente la tua vita scandita dai tempi e nei modi imposti dal sistema del &#8220;produci, consuma, crepa&#8221;.<br />
L&#8217;altra strada è quella in salita&#8230; «Ma finalmente una delle creature disse: “Sono stanca di avvinghiarmi. Poiché, anche se non posso vederlo con i miei occhi, sono certa che la corrente sappia dove sta andando, lascerò la presa e consentirò che mi conduca dove vorrà. Continuando ad avvinghiarmi morirò di noia”. Le altre creature risero e dissero: “Sciocca! Lasciati andare e la corrente che tu adori ti scaraventerà rotolandoti fracassata contro le rocce, e tu morirai più rapidamente che per la noia”. Quella però non dette loro ascolto e, tratto un respiro, si lasciò andare e subito venne fatta rotolare dalla corrente e scaraventata contro le rocce. Ciò nonostante, dopo qualche tempo, poiché la creatura si rifiutava di tornare ad avvinghiarsi, la corrente la sollevò dal fondo, liberandola, ed essa non fu più né contusa né indolenzita. E le creature più a valle nel fiume di cristallo, per le quali era un’estranea, gridarono: “Guardate, un miracolo! Una creatura come noi, eppure vola! Guardate il Messia, venuto a salvarci tutte!”. E la creatura trascinata dalla corrente disse: “Io non sono un messia più di voi. Il fiume si compiace di sollevarci e liberarci, se soltanto osiamo lasciarci andare. La nostra missione vera è questo cammino, questa avventura” ».<br />
Ovviamente, nonostante tutto quello che rappresenta la rielezione di Napolitano, stanchi di avvinghiarci al peggio del passato, non dobbiamo smettere di cercare il modo per lasciarci andare nella corrente della democrazia che scorre sempre nuova, leggendo la Carta costituzionale con gli occhiali dell&#8217;oggi, fidandoci di quel popolo che essa considera comunque sovrano, avendo il coraggio di uscire da una prassi che non è un monolite immutabile ma l&#8217;esperienza del passato da applicare ad un presente che si rinnova. Quest&#8217;altra strada, senza alcun presidente-messia e con la partecipazione di tutti, potrà portarci fuori da una crisi, non solo economica, a cui sempre più siamo avvinghiati!</p>
<p>   Vitaliano Della Sala<br />
   Amministratore parrocchiale a Mercogliano (Av)</p>
<p>da: www.adista.it </p>
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		<title>lettera pastorale di Giovanni XXIV all&#8217;inizio del nuovo millennio</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 17:03:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dilette sorelle e fratelli!
Nel suo pellegrinaggio la cristianità entra oggi nel terzo millennio. Essa si trova di fronte a problemi grandi e scottanti. Ma riponiamo la nostra speranza nel Signore della storia e ci apriamo con umiltà al suo Spirito Santo.
In questo giorno che cosa può starci più a cuore dell&#8217;istanza fondamentale espressa dal nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dilette sorelle e fratelli!<br />
Nel suo pellegrinaggio la cristianità entra oggi nel terzo millennio. Essa si trova di fronte a problemi grandi e scottanti. Ma riponiamo la nostra speranza nel Signore della storia e ci apriamo con umiltà al suo Spirito Santo.<br />
In questo giorno che cosa può starci più a cuore dell&#8217;istanza fondamentale espressa dal nostro Fondatore umano e divino, prima della sua dipartita: &#8220;Perchè tutti siano una sola cosa&#8221;?<br />
Con Giovanni XXIII e con il Concilio da lui convocato, in cui per la prima volta era rappresentata tutta la terra, un&#8217;alba luminosa è spuntata. La chiesa cattolica è entrata nell&#8217;era dell&#8217;ecumenismo. Paolo VI, il suo venerando successore, continuò con tenacia la sua opera. Egli ebbe anche il coraggio di esprimere, davanti al consiglio ecumenico delle chiese il proprio timore che il papato, nella sua forma storica, sarebbe potuto divenire un grande ostacolo sulla via della riunificazione della cristianità. Il suo amabile successore Giovanni Paolo I affermò con chiarezza profetica che la collegialità fra i vescovi ed il papa costituisce la prova ed il sigillo della cattolicità. E aveva anche coraggiosamente riflettuto su ciò che questo dovrebbe significare, per esempio per il modo dell&#8217;ufficio dell&#8217;esercizio petrino.<br />
Molte cose sono nel frattempo succedute e molte occasioni si sono perse. Ora è giunto il tempo di fare subito dei passi decisivi. Il passo più importante consiste anzitutto in una rivisitazione umile e coraggiosa della storia del papato. In secondo luogo dobbiamo dare chiari segni che sappiamo imparare dalla storia e che vogliamo lasciarci illuminare dalla parola di Dio. Riflettiamo sull&#8217;ufficio petrino, così come esso fu delineato da Gesù e si espresse nella tradizione più antica.<br />
Il secondo millennio è l&#8217;era delle tristi divisioni della chiesa. Una delle cause furono l&#8217;irretimento dei vescovi, in particolare dei vescovi di Roma, in lotte mondane di potere, nonchè idee troppo mondane circa l&#8217;esercizio dell&#8217;autorità ecclesiale e del potere. Questo provocò una cecità incomprensibile. Con sgomento pensiamo alla tortura, ai roghi degli eretici e delle streghe. I metodi dell&#8217;Inquisizione impedirono il dialogo sano e franco nella ricerca di una maggior luce in questioni dottrinali, morali e di disciplina ecclesiastica.<br />
Malgrado tutto Dio continuò a far dono alla chiesa romana anche di buoni vescovi. Ma la loro santità e sapienza non riuscì a imporsi in misura sufficiente in seno a strutture fossilizzate. Le chiese si difesero e difesero la loro dottrina e prassi con una specie di mentalità da fortezza assediata. Ogni parte, ed in particolare i papi, rivendicarono una specie di monopolio sul possesso della verità. E così si smise in larga misura di cercare insieme. Ma rendiamo lode a Dio, che ha continuato a far spirare il suo Spirito in tutte le parti della cristianità, che ha permesso di compiere tanti passi sulla via di una riconsiderazione ecumenica e che ha rafforzato lo spirito del dialogo e del reciproco ascolto.<br />
Oggi volgiamo comunque il nostro sguardo al futuro, pur nella piena consapevolezza del passato che rimane ancora da superare. Mi limito a menzionare i punti più importanti del programma immediato:<br />
1. Poichè il trono, la corona ed i titoli pomposi sono sintomi patologici, proibisco energicamente di chiamare i vescovi di Roma con titoli antievangelici come &#8220;Sua Santità&#8220;, &#8220;Santo Padre&#8221;; così infatti Gesù chiama Dio il solo Santo prima della sua dipartita. Ci vergognamo del fatto che il papa abbia permesso ai suoi cortigiani di chiamarlo Sanctissimus e Beatissimus. Non vi saranno più &#8220;prelati domestici di sua Santità&#8220;, nè &#8220;porporati&#8221;. Nè in Vaticano si parlerà più di Eminenze, Eccellenze e cose del genere. Perchè il punto di incontro con Dio, che in Gesù si è rivelato come umiltà, è la coscienza del nostro nulla.<br />
2. Faremo nostri, quanto prima, i risultati sorprendenti dei dialoghi bilaterali e multilaterali e li porteremo al sospirato traguardo. Simbolo di ciò sarà il fatto che il &#8220;Segretariato per l&#8217;unione dei cristiani&#8221; diventerà d&#8217;ora in poi una delle autorità principali e sarà trasformato nella Congregazione per l&#8217;unione dei cristiani. Per quanto riguarda la ricezione dei risultati, competente non sarà più la Congregazione per la dottrina della fede. Sotto la guida della Congregazione testè menzionata per l&#8217;unione dei cristiani si procederà a stabilire strutture corrispondenti, le quali garantiscano che tutto il popolo di Dio, in particolare i vescovi, le conferenze episcopali e le facoltà teologiche, intervengano fattivamente in questo processo importante.<br />
3. Il papa si lega a strutture precise, che esprimono e favoriscono la collegialità. Ciò significa fra l&#8217;altro che il sinodo dei vescovi, che si raduna a intervalli regolari, svolgerà più che una funzione di consulenza. Il papa accoglierà le sue conclusioni e di norma le approverà. I punti controversi saranno chiariti con un dialogo paziente e schietto.<br />
4. Per quanto riguarda la scelta e la conferma dei vescovi di tutto il mondo torniamo decisamente alla prassi del primo millennio. Al riguardo possiamo sicuramente molto imparare dalla prassi ininterrotta delle chiese ortodosse e dalle chiese nate dalla riforma protestante, nostre sorelle. Il vescovo di Roma, in corrispondenza al suo compito ecumenico, sarà eletto dai suoi rappresentanti delle conferenze episcopali, secondo modalità che saranno stabilite dal prossimo sinodo dei vescovi. Quanto prima, un sinodo dei vescovi dovrà similmente procedere alla riforma del cosiddetto corpo diplomatico. Già il semplice nome è inaccettabile, perché ricorda troppo strutture del potere statale.<br />
5. Un&#8217;accurata interpretazione dei documenti del Concilio Vaticano I e II alla luce della parola di Dio e della tradizione ha sufficientemente dimostrato che l&#8217;esercizio della suprema autorità magisteriale del vescovo di Roma è completamente inserita nel tutto della chiesa. Egli non è, per così dire, un maestro che parla dall&#8217;alto e dal di fuori, ma è inserito in maniera particolare nel processo di apprendimento con le sue dimensioni ed i suoi organi ecumenici. Suo compito è quello di confermare, mediante l&#8217;esempio ed il modo di esercitare la propria autorità, la fede del Servo di Dio e Figlio dell&#8217;uomo umile e nonviolento accreditato dal Padre e di contribuire così ad esprimere la fede di tutta la chiesa. Egli fa parte sia della chiesa discente e ascoltante, sia della chiesa docente; con tutti gli altri deve tendere soprattutto l&#8217;orecchio alla parola di Dio, osservare e cercare di decifrare i segni dei tempi.<br />
Deve conoscere che cosa nella chiesa realmente si crede in virtù della libertà del senso della fede e della coscienza. Deve prestare attenzione alla ricezione o alla eventuale non ricezione delle encicliche e lettere pastorali. Il vescovo di Roma non può assolvere fecondamente e con fiducia questo compito, in collaborazione con i suoi confratelli nell&#8217;episcopato, se in tutta la chiesa non c&#8217;è veramente posto per un dialogo sincero. Sicuro del consenso dei miei confratelli nell&#8217;episcopato abrogo perciò le disposizioni del diritto canonico (CIC c. 1371, 1), secondo le quali qualsiasi manifestazione di dissenso nei confronti di dottrine non infallibili del papa è un delitto. Al di fuori dei nostri voti battesimali e della comune professione della nostra fede non esiste d&#8217;ora in poi alcun giuramento di fedeltà al papa. &#8220;Sia il vostro parlare sì, sì; no, no. Il di più viene dal maligno&#8221; (Mt 5,37).<br />
6. Le scottanti questioni ora emergenti, come ad esempio quella del ruolo della donna nella chiesa e della sua eventuale ordinazione presbiterale, non saranno d&#8217;ora in poi più tabù. Esse vanno chiarite nel dialogo intraecclesiale e con disponibilità ecumenica ad imparare, fin quando non saranno mature per essere risolte. Risoluzioni che il papa non prenderà da solo, ma in piena collegialità.<br />
7. La chiesa deve essere luce del mondo e sale della terra. Essa deve e vuole divenire una specie di sacramento della salvezza, della guarigione, della pace e della giustizia universale. Per questo percorriamo il nostro cammino con profonda e sentita solidarietà con tutta la famiglia del genere umano, con tutti i popoli e tutte le culture, non da ultimo anche con le grandi religioni mondiali dell&#8217;Oriente.<br />
In unione con tutti intendiamo imparare, vigilare, pregare e lavorare per la soluzione dei problemi più scottanti, affidatici anche dal vangelo come la pace e il lavoro per la pace nello spirito della non violenza evangelica e dell&#8217;amore riconciliatore, la giustizia e la conservazione della creazione affidata agli uomini.<br />
Raccomando me stesso e il mio servizio in seno alla chiesa alle vostre preghiere, così come raccomando voi alla grazia e all&#8217;amore di Dio nostro Padre e del nostro Signore Gesù Cristo.</p>
<p>Roma 1.1.2001 - Giovanni XXIV </p>
<p>(o – perché no? – Francesco: io penso che sarebbe pienamente d’accordo…..)<br />
Tratto dal libro &#8220;Perché non fare diversamente?&#8221; di B. Haering, ed Queriniana, Brescia, pp. 79-86<br />
Si ringrazia il prof. Lorenzo Tommaselli lorenzotommaselli@alice.it per la puntuale segnalazione.</p>
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		<title>nostro fratello Giuda</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 10:34:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Don Primo Mazzolari
Miei cari fratelli, è proprio una scena d’agonia e di cenacolo. Fuori c’è tanto buio e piove. Nella nostra Chiesa, che è diventata il Cenacolo, non piove, non c’è buio, ma c’è una solitudine di cuori di cui forse il Signore porta il peso. C’è un nome, che torna tanto nella preghiera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Don Primo Mazzolari</p>
<p>Miei cari fratelli, è proprio una scena d’agonia e di cenacolo. Fuori c’è tanto buio e piove. Nella nostra Chiesa, che è diventata il Cenacolo, non piove, non c’è buio, ma c’è una solitudine di cuori di cui forse il Signore porta il peso. C’è un nome, che torna tanto nella preghiera della Messa che sto celebrando in commemorazione del Cenacolo del Signore, un nome che fa’ spavento, il nome di Giuda, il Traditore. Un gruppo di vostri bambini rappresenta gli Apostoli; sono dodici. Quelli sono tutti innocenti, tutti buoni, non hanno ancora imparato a tradire e Dio voglia che non soltanto loro, ma che tutti i nostri figlioli non imparino a tradire il Signore. Chi tradisce il Signore, tradisce la propria anima, tradisce i fratelli, la propria coscienza, il proprio dovere e diventa un infelice. Io mi dimentico per un momento del Signore o meglio il Signore è presente nel riflesso del dolore di questo tradimento, che deve aver dato al cuore del Signore una sofferenza sconfinata. Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. E’ uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: &#8220;Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!&#8221; Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa’ anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento fratello. Aveva detto nel Cenacolo non vi chiamerò servi ma amici. Gli Apostoli son diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro. Vi ho domandato: come mai un apostolo del Signore è finito come traditore? Conoscete voi, o miei cari fratelli, il mistero del male? Sapete dirmi come noi siamo diventati cattivi? Ricordatevi che nessuno di noi in un certo momento non ha scoperto dentro di sé il male. L’abbiamo visto crescere il male, non sappiamo neanche perché ci siamo abbandonati al male, perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori. Non sappiamo neanche perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla Chiesa. Ad un certo momento ecco, è venuto fuori il male, di dove è venuto fuori? Chi ce l’ha insegnato? Chi ci ha corrotto? Chi ci ha tolto l’innocenza? Chi ci ha tolto la fede? Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il bene, di accettare il dovere, di affrontare la vita come una missione. Vedete, Giuda, fratello nostro! Fratello in questa comune miseria e in questa sorpresa! Qualcheduno però, deve avere aiutato Giuda a diventare il Traditore. C’è una parola nel Vangelo, che non spiega il mistero del male di Giuda, ma che ce lo mette davanti in un modo impressionante: &#8220;Satana lo ha occupato&#8221;. Ha preso possesso di lui, qualcheduno deve avervelo introdotto. Quanta gente ha il mestiere di Satana: distruggere l’opera di Dio, desolare le coscienze, spargere il dubbio, insinuare l’incredulità, togliere la fiducia in Dio, cancellare il Dio dai cuori di tante creature. Questa è l’opera del male, è l’opera di Satana. Ha agito in Giuda e può agire anche dentro di noi se non stiamo attenti. Per questo il Signore aveva detto ai suoi Apostoli là nell’ orto degli ulivi, quando se li era chiamati vicini: &#8220;State svegli e pregate per non entrare in tentazione&#8221;. E la tentazione è incominciata col denaro. Le mani che contano il denaro. Che cosa mi date? Che io ve lo metto nelle mani? E gli contarono trenta denari. Ma glieli hanno contati dopo che il Cristo era già stato arrestato e portato davanti al tribunale. Vedete il baratto! L’amico, il maestro, colui che l’aveva scelto, che ne aveva fatto un Apostolo, colui che ci ha fatto un figliolo di Dio; che ci ha dato la dignità, la libertà, la grandezza dei figli di Dio. Ecco! Baratto! Trenta denari! Il piccolo guadagno. Vale poco una coscienza, o miei cari fratelli, trenta denari. E qualche volta anche ci vendiamo per meno di trenta denari. Ecco i nostri guadagni, per cui voi sentite catalogare Giuda come un pessimo affarista. C’è qualcheduno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Crede di aver guadagnato il posto, un po’ di lavoro, una certa stima, una certa considerazione, tra certi amici i quali godono di poter portare via il meglio che c’è nell’anima e nella coscienza di qualche loro compagno. Ecco vedete il guadagno? Trenta denari! Che cosa diventano questi trenta denari? Ad un certo momento voi vedete un uomo, Giuda, siamo nella giornata di domani, quando il Cristo sta per essere condannato a morte. Forse Lui non aveva immaginato che il suo tradimento arrivasse tanto lontano. Quando ha sentito il crucifigge, quando l’ha visto percosso a morte nell’atrio di Pilato, il traditore trova un gesto, un grande gesto. Va’ dov’erano ancora radunati i capi del popolo, quelli che l’avevano comperato, quella da cui si era lasciato comperare. Ha in mano la borsa, prende i trenta denari, glieli butta, prendete, è il prezzo del sangue del Giusto. Una rivelazione di fede, aveva misurato la gravità del suo misfatto. Non contavano più questi denari. Aveva fatto tanti calcoli, su questi denari. Il denaro. Trenta denari. Che cosa importa della coscienza, che cosa importa essere cristiani? Che cosa ci importa di Dio? Dio non lo si vede, Dio non ci da’ da mangiare, Dio non ci fa’ divertire, Dio non da’ la ragione della nostra vita. I trenta denari. E non abbiamo la forza di tenerli nelle mani. E se ne vanno. Perché dove la coscienza non è tranquilla anche il denaro diventa un tormento. C’è un gesto, un gesto che denota una grandezza umana. Glieli butta là. Credete voi che quella gente capisca qualche cosa? Li raccoglie e dice: &#8220;Poiché hanno del sangue, li mettiamo in disparte. Compereremo un po’ di terra e ne faremo un cimitero per i forestieri che muoiono durante la Pasqua e le altre feste grandi del nostro popolo&#8221;. Così la scena si cambia, domani sera qui, quando si scoprirà la croce, voi vedrete che ci sono due patiboli, c’è la croce di cristo; c’è un albero, dove il traditore si è impiccato. Povero Giuda. Povero fratello nostro. Il più grande dei peccati, non è quello di vendere il Cristo; è quello di disperare. Anche Pietro aveva negato il Maestro; e poi lo ha guardato e si è messo a piangere e il Signore lo ha ricollocato al suo posto: il suo vicario. Tutti gli Apostoli hanno abbandonato il Signore e son tornati, e il Cristo ha perdonato loro e li ha ripresi con la stessa fiducia. Credete voi che non ci sarebbe stato posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del calvario, se lo avesse guardato almeno a un angolo o a una svolta della strada della Via Crucis: la salvezza sarebbe arrivata anche per lui. Povero Giuda. Una croce e un albero di un impiccato. Dei chiodi e una corda. Provate a confrontare queste due fini. Voi mi direte: &#8220;Muore l’uno e muore l’altro&#8221;. Io però vorrei domandarvi qual è la morte che voi eleggete, sulla croce come il Cristo, nella speranza del Cristo, o impiccati, disperati, senza niente davanti. Perdonatemi se questa sera che avrebbe dovuto essere di intimità, io vi ho portato delle considerazioni così dolorose, ma io voglio bene anche a Giuda, è mio fratello Giuda. Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, quella parola amico, che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore. E forse l’ultimo momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due ladroni. Un corteo che certamente pare che non faccia onore al figliolo di Dio, come qualcheduno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua misericordia. E adesso, che prima di riprendere la Messa, ripeterò il gesto di Cristo nell’ ultima cena, lavando i nostri bambini che rappresentano gli Apostoli del Signore in mezzo a noi, baciando quei piedini innocenti, lasciate che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro. E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico. La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ ultimo momento della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici.</p>
<p>(Registrazione effettuata a Bozzolo - Giovedì Santo 1958)</p>
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		<title>coltivare speranza</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2013 18:06:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Interrogativi intorno all’evento del nuovo papato: parole e riflessioni della comunità dell’Isolotto in Firenze.
Sollecitati dalla pluralità di messaggi che si levano da tante realtà di base su questo tema,  nel rispetto delle diversità di considerazioni ed espressioni che scaturiscono a partire dai differenti contesti e vissuti di singole persone ed esperienze, desideriamo aggiungere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interrogativi intorno all’evento del nuovo papato: parole e riflessioni della comunità dell’Isolotto in Firenze.</p>
<p>Sollecitati dalla pluralità di messaggi che si levano da tante realtà di base su questo tema,  nel rispetto delle diversità di considerazioni ed espressioni che scaturiscono a partire dai differenti contesti e vissuti di singole persone ed esperienze, desideriamo aggiungere la nostra lettura degli avvenimenti.<br />
La fede su cui si fonda il nostro vivere, sia essa fede religiosa o fede laica, è spinta a rinnovarsi di continuo dalle vicende gioiose o tragiche della vita e della storia. Oggi guardiamo con speranza a questo popolo in cammino che ha il coraggio di manifestare apertamente la propria fede liberandosi da paure e soggezioni. Educati dal Vangelo della tradizione cristiana e insieme arricchiti da tante altre tradizioni di sapienza e liberazione umana, ci interroghiamo.<br />
Assistiamo a folle che fissano gli occhi verso l’alto in attesa che qualcuno o qualcosa compia il miracolo della salvezza; questo atteggiamento di attesa passiva, in cui siamo cresciuti per generazioni, favorisce la cultura della dipendenza, non permette ai nostri occhi di vedere le tante formiche laboriose che si danno da fare e contribuisce a rafforzare i poteri che le schiacciano. Da cristiani adulti e maturi, volgiamo lo sguardo verso chi ci è accanto, cercando insieme cammini nuovi.<br />
Il cerchio della comunità in cui ci riconosciamo e siamo cresciuti/e non prevede ruoli e personalità di prestigio o taumaturgiche, valorizza le diversità e le specificità di ciascuna/o con le risorse ed i limiti che ci caratterizzano. Anche al nostro interno, come dovunque, esistono problemi e complessità; a volte sarebbe più comoda e facile la delega a qualcuna/o anziché l’assunzione di responsabilità individuali, ma abbiamo sperimentato che la fatica del condividere ci arricchisce, ci sostiene, ci dona speranza, fiducia, serenità. “Né padri né maestri” dunque: il culto di miti, santi ed eroi crea soggezioni, dipendenze, insicurezze. Riconosciamo il valore di messaggi e contributi positivi di donne ed uomini di buona volontà a cui siamo grati, ma non amiamo i monumenti e gli altari. Secondo noi il movimento di Gesù e le prime comunità cristiane hanno proposto un messaggio ed una testimonianza collettiva e non un eroe mitico, e il linguaggio usato dal racconto dei Vangeli va contestualizzato, scoperto ed attualizzato costantemente.<br />
In questo contesto ci domandiamo che valore ha l&#8217;elezione di un nuovo Papa: ha un senso evangelico affidarci a dei “maestri”, esclusivamente uomini, che si preoccupano sostanzialmente di una struttura ecclesiastica ipertrofica, monarchica e feudale, legata alla ricchezza e al potere, che ci allontana dallo spirito della predicazione di Gesù di Nazareth?<br />
Lo spirito è la grande risorsa dei senza-potere ai quali si vorrebbe negare passato e futuro. Ci piace ricordare in questo contesto il messaggio profetico di Gioacchino da Fiore, che nel lontano 1170  preconizzava l&#8217;avvento dell&#8217;età dello Spirito, uno Spirito che si diffonde su tutti gli uomini di buona volontà e rende superflua la struttura gerarchica della Chiesa: è l&#8217;età dei laici che prendono consapevolezza della propria dignità di Figli di Dio e si fanno promotori in prima persona del Regno della Giustizia, della Verità e dell&#8217;Amore.<br />
Oggi in molti abbiamo capito che dobbiamo confrontarci tutte/i apertamente per promuovere e inventare una nuova cultura di laicità e di rispetto reciproco che non passa solo per le battaglie sociali, politiche ed istituzionali ma anche e soprattutto attraverso la ricerca di valori condivisi da donne ed uomini, insieme, per accompagnare le nuove generazioni lungo percorsi nuovi e liberanti. La scienza, la conoscenza, la memoria, la storia e la riappropriazione della dimensione religiosa sono alcuni dei tanti luoghi del confronto e dell’approfondimento ai quali guardiamo senza timori né soggezioni, con atteggiamento consapevole e responsabile, perché secondo noi sono i nuovi cammini di incontro dell’umanità in ricerca.<br />
Abbiamo imparato che “la verità” non appartiene a nessuno, che esistono “tante verità” che possono arricchire il cammino dell’umanità e che siamo chiamati a coniugare insieme in atteggiamento di responsabilità e di reciproca fiducia; consideriamo non coerente con lo spirito del Vangelo l’affermazione dell’esistenza di “principi non negoziabili”.<br />
Oggi, a 50 anni dall’inizio del Concilio, il divenire storico ci appare come un incessante cammino. Donne e uomini di tutti i tempi, luoghi e popoli procedono verso la liberazione spinti da una forza che si sprigiona dall&#8217;interno della vita e dall&#8217;intimo delle relazioni. Non più la storia come marcia trionfale del dominio, segnata dalle gesta di eroi, di santi, di potenti, negata alla gente comune chiamata &#8220;senza storia&#8221;, ma la storia come immenso movimento dal basso, incerto, fluttuante, con alti e bassi, conquiste e arretramenti, scoraggiamenti e speranze. Oggi scopriamo che quello spirito del Concilio, così osteggiato e tradito dai luoghi del potere, ha camminato lungo le strade della storia. Semi sparsi germogliano e fecondano nuova vita. E’ tenendoci per mano che riusciamo a dare alla vita un senso sempre nuovo e al tempo stesso antico, ricco di tutta la sapienza del cammino umano nei secoli. Riteniamo di poter affermare che erede della chiesa del Concilio sia questa realtà in ricerca faticosa, generosa e autentica dei tanti modi di coltivare nuova speranza.<br />
La Comunità dell’Isolotto<br />
Firenze, 24 marzo 2013</p>
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