una riflessione
di frà Benito M. Fusco, dei Servi di Maria, amico di Francesco Lorusso
"I morti dipendono dalla nostra fedeltà…" perché il passato ha sempre bisogno di noi: forse c’è un desiderio nascosto nella nostalgia anche se questa parola, quotidianamente sciupata, nella profondità etimologica vuole, invece, esprimere la memoria del dolore, il ricordo forte di un’assenza che fa sempre male. Così l’11 marzo ha bisogno della nostra fedeltà o, forse, noi abbiamo bisogno di quel tempo, di quel desiderio nascosto, perché, ripetendo Umberto Saba "i morti amici e le morte stagioni rivivono in te"… Per Francesco, e per il significato che il tempo sa maturare, le "morti amiche" appaiono dure pietre di paragone dell’esistenza, del pensiero, della memoria: quegli avvenimenti, questi momenti… Allora si può dire che venti o trenta anni sono un nulla, perché la distanza da quel tempo non si misura col numero degli anni. Si misura col dispendio di libertà a cui ci ha costretti e ci costringe.

