Il dodecalogo di Prodi e la resa della sinistra.
“Per assicurare piena efficacia all’azione di governo, al presidente del Consiglio è riconosciuta l’autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo stesso in caso di contrasto”, recita perentorio l’ultimo punto del dodecalogo di Prodi, che si potrebbe riassumere: “il centrosinistra non avrà altra voce all’infuori di me!”. È un pericoloso precedente che mina la collegialità del governo e, in effetti, lo esautora, dando uno strapotere da Duce al premier. Forse bisogna riandare proprio al ventennio fascista per trovare qualcosa di analogo.
È triste vedere la sinistra cosiddetta radicale, messa supinamente all’angolo della politica, sacrificare la propria politica di sempre sull’altare della governabilità e della poltrona. Bertinotti docet! Lui si è “venduto” qualche ministero in cambio della poltrona più alta della Camera, inutile ai fini politici, “una carrozza d’oro posta su un binario morto”, disse Gronchi quando venne eletto presidente di Montecitorio. Rifondazione e il resto dell’estrema sinistra (ormai estrema solo per la collocazione nell’emiciclo parlamentare!), pur di gestire spezzoni di potere, si sono “svenduti” la propria storia, la base, la dignità. A questa specie di sinistra verrebbe da dedicare una poesia di Alekos Panagulis, Tempo di collera: “Voi, tombe che camminano/insulti viventi della vita/assassini del vostro pensiero/fantocci in forme umane/Voi che avete invidia delle bestie/che offendete l’idea del creato/che chiedete rifugio all’ignoranza/che accettate per guida la paura/Voi che avete dimenticato il passato/che vedete il presente con occhi appannati/che non avete interesse per il futuro/che respirate solo per morire/Voi che avete mani solo per applaudire/e che domani applaudirete/con più forza di tutti come sempre/e come ieri e come oggi/Sappiate allora voi/scuse viventi di ogni tirannia/che i tiranni li odio tanto/tanto quanto ho schifo di voi”.
don Vitaliano