8 Aprile 2012

buona Pasqua con un “appello alla disobbedienza”

donvitaliano in religione

Da qualche mese circola un appello sottoscritto da 400 parroci austriaci, per una riforma della Chiesa. L’appello è stato sottoscritto da centinaia di preti in tutta Europa. Lo propongo come augurio di Pasqua a ciascuno e alla Chiesa.

“Il rifiuto da parte di Roma di una riforma della Chiesa da tempo necessaria e l’inerzia dei nostri vescovi non solo ci permettono, ma anzi ci obbligano a seguire la nostra coscienza e ad attivarci in maniera autonoma.
Noi preti vogliamo porre in futuro i seguenti segni:
1. Diremo in futuro in ogni messa una preghiera per la riforma della Chiesa. Prendiamo sul serio la parola della Bibbia: chiedete e vi sarà dato. Davanti a Dio c’è libertà di parola.
2. Non rifiuteremo in linea di principio l’eucaristia a credenti di buona volontà. Questo specialmente per divorziati risposati, per membri di altre Chiese cristiane e, in alcuni casi, anche a cattolici che sono usciti dalla Chiesa.
3. Eviteremo, se possibile, di celebrare nelle domeniche e nei giorni festivi più di una messa o di incaricare preti in viaggio o provenienti da fuori. Meglio una liturgia della Parola autogestita che tournée liturgiche.
4. In futuro considereremo una liturgia della Parola con distribuzione della comunione come un’«eucaristia senza prete» e così la chiameremo. In questo modo assolveremo il nostro obbligo domenicale in tempo di scarsità di preti.
5. Rifiuteremo anche il divieto di predicare stabilito per laici competenti e formati e per donne insegnanti di religione. È proprio in tempi difficili che è necessario annunciare la parola di Dio.
6. Ci impegneremo affinché ogni parrocchia abbia un suo responsabile: uomo o donna, sposato o non sposato, a tempo pieno o parziale. Questo però non attraverso fusioni di parrocchie, ma attraverso un nuovo modello di prete.
7. Ci avvarremo perciò di ogni opportunità per esprimerci pubblicamente a favore dell’ordinazione di donne e persone sposate. Vediamo in queste persone colleghe e colleghi benvenuti in servizio pastorale.
Infine ci sentiamo solidali con quei colleghi che a causa del loro matrimonio non possono più svolgere il loro ministero, ma anche con quelli che nonostante una relazione continuano a fornire il loro servizio come preti. Entrambi i gruppi con la loro scelta seguono la loro coscienza – come facciamo noi con la nostra protesta.
In loro, come anche nel papa e nei vescovi, vediamo i «nostri fratelli». Non sappiamo cos’altro debba essere un «confratello». Uno è il nostro Maestro, ma noi tutti siamo fratelli. «E sorelle», si dovrebbe dire però tra cristiane e cristiani. Per questo vogliamo impegnarci, per questo vogliamo esprimerci, per questo vogliamo pregare. Amen”. (www.pfarrer-initiative.at)

AUGURI, Vitaliano



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