23 Maggio 2006

il lato oscuro del cardinal Bergoglio!

donvitaliano in religione

bergoglio.jpg

Questo cardinale poteva essere papa!

 Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, presidente dei vescovi argentini, nonché tra i più votati, un anno fa, nel conclave Vaticano che ha scelto il successore di Giovanni Paolo II, è accusato di collusione con la dittatura argentina che sterminò novemila persone. Le prove del ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, sono racchiuse nel libro L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina, del giornalista argentino Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi attraverso ricerche serie e attente.

I fatti riferiti da Verbitsky. Nei primi anni Settanta Bergoglio, 36 anni, gesuita, divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta influenza e molto potere, dato che in quel periodo l’istituzione religiosa ricopriva un ruolo determinante in tutte le comunità ecclesiastiche di base, attive nelle baraccopoli di Buenos Aires. Tutti i sacerdoti gesuiti che operavano nell’area erano sotto le sue dipendenze. Fu così che nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si rifiutarono di andarsene. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro.

La svolta. Verbitsky racconta come Bergoglio reagì con due provvedimenti immediati. Innanzitutto li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. E la colpa fu proprio di Bergoglio, accusato di aver segnalato i due padri alla dittatura come sovversivi. Con l’accezione “sovversivo”, nell’Argentina di quegli anni, venivano qualificate persone di ogni ordine e grado: dai professori universitari simpatizzanti del peronismo a chi cantava canzoni di protesta, dalle donne che osavano indossare le minigonne a chi viaggiava armato fino ai denti, fino ad arrivare a chi era impegnato nel sociale ed educava la gente umile a prendere coscienza di diritti e libertà. Dopo sei mesi di sevizie nella famigerata Scuola di meccanica della marina (Esma), i due religiosi furono rilasciati, grazie alle pressioni del Vaticano.

Botta e risposta.  Alle accuse dei padri gesuiti di averli traditi e denunciati, il cardinal Bergoglio si difende spiegando che la richiesta di lasciare la baraccopoli era un modo per metterli in guardia di fronte a un imminente pericolo. Un botta e risposta che è andato avanti per anni e che Verbitsky ha sempre riportato fedelmente, fiutando che la verità fosse nel mezzo. Poi la luce: dagli archivi del ministero degli Esteri sono emersi documenti che confermano la versione dei due sacerdoti, mettendo fine a ogni diatriba. In particolare Verbitsky fa riferimento a un episodio specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina delle torture. Bergoglio si offrì di fare da intermediario, fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu respinta. Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto: “Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è stato detenuto nell’Esma”. Poi termina dicendo che la fonte di queste informazioni su Jalics è proprio il Superiore provinciale dei gesuiti padre Bergoglio, che raccomanda che non si dia corso all’istanza. E non finisce qui. Un altro documento evidenzia ancora più chiaramente il ruolo di Bergoglio: “Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova fase”. È il documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9. Nel libro di Verbitsky sono pubblicati anche i resoconti dell’incontro fra il giornalista argentino e il cardinale, durante i quali quest’ultimo ha cercato di presentare le prove che ridimensionassero il suo ruolo. “Non ebbi mai modo di etichettarli come guerriglieri o comunisti – affermò l’arcivescovo – tra l’altro perché non ho mai creduto che lo fossero”.

Ma… Ad inchiodarlo c’è anche la testimonianza di padre Orlando Yorio, morto nel 2000 in Uruguay e mai ripresosi pienamente dalle torture, dalla terribile esperienza vissuta chiuso nell’Esma. In un’intervista rilasciata a Verbistky nel 1999 racconta il suo arrivo a Roma dopo la partenza dall’Argentina: “Padre Gavigna, segretario generale dei gesuiti, mi aprì gli occhi – raccontò in quell’occasione – Era un colombiano che aveva vissuto in Argentina e mi conosceva bene. Mi riferì che l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede lo aveva informato che secondo il governo eravamo stati catturati dalle Forze armate perché i nostri superiori ecclesiastici lo avevano informato che almeno uno di noi era un guerrigliero. Chiesi a Gavigna di mettermelo per iscritto e lo fece”. Nel libro, inoltre, Verbistky spiega come Bergoglio, durante la dittatura militare, abbia svolto attività politica nella Guardia di ferro, un’organizzazione della destra peronista, che ha lo stesso nome di una formazione rumena sviluppatasi fra gli anni Venti e i Trenta del Novecento, legata al nazionalsocialismo. Secondo il giornalista, l’attuale arcivescovo di Buenos Aires, quando ricoprì il ruolo di Provinciale della Compagnia di Gesù, decise che l’Università gestita dai gesuiti fosse collegata a un’associazione privata controllata dalla Guardia di ferro. Controllo che terminò proprio quando Bergoglio fu trasferito di ruolo. “Io non conosco casi moderni di vescovi che abbiano avuto una partecipazione politica così esplicita come è stata quella di Bergoglio”, incalza Verbitsky. “Lui agisce con il tipico stile di un politico. È in relazione costante con il mondo politico, ha persino incontri costanti con ministri del governo”.

Oggi. Nonostante non abbia mai ammesso le sue colpe, il presidente dei vescovi argentini ha spinto la Chiesa del paese latinoamericano a pubblicare una sorta di mea culpa in occasione del 30esimo anniversario del colpo di Stato, celebratosi lo scorso marzo. “Ricordare il passato per costruire saggiamente il presente” è il titolo della missiva apostolica, dove viene chiesto agli argentini di volgere lo sguardo al passato per ricordare la rottura della vita democratica, la violazione della dignità umana e il disprezzo per la legge e le istituzioni. “Questo, avvenuto in un contesto di grande fragilità istituzionale – hanno scritto i vescovi argentini – e reso possibile dai dirigenti di quel periodo storico, ebbe gravi conseguenze che segnarono negativamente la vita e la convivenza del nostro popolo. Questi fatti del passato che ci parlano di enormi errori contro la vita e del disprezzo per la legge e le istituzioni sono un’occasione propizia affinché come argentini ci pentiamo una volta di più dai nostri errori  per assimilare l’insegnamento della nostra storia nella costruzione del presente”.

Tanti tasselli, quelli raccolti dal giornalista argentino nel suo libro che ci aiutano a vedere un po’ meglio in un mosaico tanto complesso quanto doloroso della storia recente di Santa Romana Chiesa.

             Stella Spinelli

29 Responses to ' il lato oscuro del cardinal Bergoglio! '

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  1. Mattia said,
    on 23 Maggio, 2006 at 16:48

    cavolo……che schifezze dovrò incominciare ad "amare" questo Papa che in confronto a questop tizio sembra un pezzo di pane?

  2. Albertino said,
    on 25 Maggio, 2006 at 17:34

    E pensare che, poco più di un anno fa, alla morte di Giovanni Paolo II, in molti erano a spingere per l’elezione al soglio pontificio di un cardinale sudamericano!! Comunque questa connivenza tra regimi totalitari (ovviamente di estrema destra) e apparato gerarchico cattolico non mi stupisce più di tanto…..rabbia e delusione sì, ma stupore non tanto…..si pensi ad esempio alle presunte complicità tra una parte consistente dell’Opus Dei ed il regime franchista in Spagna….

  3. lucio said,
    on 30 Dicembre, 2007 at 16:31

    ho avuto la fortuna di conoscere personalmente il cardinale Bergoglio e l’immagine quasi diabolica che ne dà il libro in questione contrasta fortemente con l’impressione ricavata de visu. E’ un uomo di Dio, schivo, di idee per nulla di destra, si sposta con i mezzi pubblici, vive in un modesto appartamento avendo rinunciato a tutti gli onori della sua carica eccclesiastica. Credo che con quei due sacerdoti la divergenza sia stata d’ordine dottrinale, non politica, ma non ce le vedo proprio nei panni del complice o peggio del delatore di un regime inumano come quello dei militari argentini. E’ stato lui a spingere per il primo e credo unico mea culpa della Chiesa rispetto ai ’silenzi’ di quel triste periodo. Certo, con lui gli schemi ideologici - destra, sinistra, centro - non funzionano. Mi sono imbattutto per caso in questo sito e mi è venuto spontaneo scrivere con ingenuità queste poche ma sincere cose in sua difesa.
    un abbraccio
     
    Lucio

  4. on 1 Marzo, 2008 at 16:37

    vergogna vergogna vergogna….

  5. david Power said,
    on 20 Settembre, 2008 at 00:43

    Cui,bugie sul cardinal.Un Uomo di Dio.Regime totalari ovviamente de la destra!Perche mai hai sentito de la urss.Stalin?Lenin?Castro?Un prete non deve dire parole false sul un oaltro essere humano.Punto.

    Da Irlanda,David

  6. on 15 Gennaio, 2009 at 23:19

    DI CHE PASTA SONO FATTI QUESTI CARDINALOTTI, sia Gesuiti che Salesiani o altri?…
    A PROPOSITO : UNO DICE CHE RATZINGER NON C’ENTRA NULLA?
    MA SUVVIA, il VATICANO E’ GRANDE MA E’ PICCOLO CITTADELLA E TUTTI SANNO PIU’ MENO TUTTO LA’ DENTRO…
    E POI SE PIO LAGHI (di cui postiamo un interessante studio storico analogo a quello sul BERGOGLIO) era il BRACCIO POLITICO del VATICANO in Argentina con l’asse Americano della CIA, il soave Cardinale RATZINGER era il BRACCIO TEOLOGICO quello che ha fatto fuori la Teologia della Liberazione (e ha ideato la Teologia delle Discriminazione di gay e lesbiche)…
    TUTTO si TIENE in VATICANO… uno sistema le cose politiche l’altro la base dell’intervento generale universale, quello DOTTRINALE E TEOLOGICO, e il perno è IL PAPA (polacco, meglio perchè più populista e ignorante in materia, pieno com’è di sè, con la sua smania di protagonismo fuori luogo e di imperialismo papista…)
    IL PAPA è il perno dI TUTTA LA CONGIURA: il solito Vescovo di Roma che è divenuto - dicono gli Ortodossi e Protestanti stessi - LA MALEDIZIONE DEL CRISTIANESIMO! (quello vero autentico, apostolico, in cui il Papa non comandava che la sua diocesi… o metropolia… o meglio in cui serviva la chiesa con il suo munus episcopale e non faceva il Faraone tra imperatori, principi e re….)
    segue CASO PIO LAGHI
    poco PIO e molto LAGER
    morto l’11 gennaio 2009 per volontà dell’Eterno Padre:

    PIO LAGHI UN CARDINALE MOLTO CONTROVERSO E CONTESTATO….

    UN NUNZIO APOSTOLICO NON DECIDE DA SOLO MA PRENDE ORDINI DA CHI STA PIU’ IN ALTO
    (tutti lo criticano, ma si sa che un Nunzio Apostolico non decide - da solo - la linea diplomatico-politica da tenere poichè questa è decisa dalla Diplomazia Vaticana, cioè dalla SEGRETERIA di STATO e in teoria dal PAPA: quindi se c’è un processo post- mortem da fare va fatto a tutti i soggetti che hanno recitato sulla scena di quel tragico teatro: e cioè a chi stava al vertice del VATICANO in quelle stanze al secondo piano ed al terzo del Palazzo Apostolico e a chi dava ordini in nome del Papa o piuttosto al PAPA stesso…!
    E’ UNO STATO ESTERO SOVRANO… NON PUO’ ESSERE PROCESSATO DALL’ARGENTINA O DALL’ITALIA, FORSE NEPPURE DAL TRIBUNALE INTERNAZIONALE PER I CRIMINI CONTRO L’UMANITA’…
    MA UN PROCESSO DINNANZI AL VANGELO PER CHI CREDE E DINNANZI ALLA STORIA PER TUTTI… QUESTO VA FATTO E SI DEVE FARE!

    Pio Laghi con Papa Giovanni Paolo II e in altre circostanze della vita

    E’ MORTO IL CARDINALE PIO LAGHI : NON ABBIAMO COMMENTI DA FARE DI FRONTE ALLA MORTE DI CHI DOVRA’ RENDERE CONTO A DIO E ALLA STORIA… DICIAMO SOLTANTO CHE LE TESTIMONIANZE SOTTO RIPORTATE DELLE MADRI DEI DESAPARECIDOS E DI PRETI E SUORE ARGENTINI SONO AGGHIACCIANTI! CI VIENE SOLO DA PENSARE: MA IN QUALI ISTITUTI FANNO STUDIARE I DIPLOMATICI VATICANI (Almo Collegio Capranica? Accademia Ecclesiastica Pontificia?…ecc.) DOVE “FANNO CARRIERA” QUESTI PRELATI? SI INSEGNA IL VANGELO LA’ DENTRO? HANNO FEDE QUESTI GIOVANI UOMINI AMBIZIOSI E SCRUPOLOSI IN UNA SOLA DIREZIONE : QUELLA DEL MANTENIMENTO E CONSOLIDAMENTO DEL POTERE ?
    E’ VERO SONO USCITI ANCHE SANTI E BUONI PERSONAGGI COME ANGELO GIUSEPPE RONCALLI PAPA GIOVANNI XXIII DA QUESTI AMBIENTI, E ALTRI EMERITI…
    MA CERTI FIGURI COME PIO LAGHI E ALTRI ANCORA VIVENTI COSA HANNO IMPARATO LA’ DENTRO? PERCHE’ TANTO DIPLOMATICO ODIO ED AVVERSIONE PER IL VANGELO DI CRISTO E ANCHE PER LA GIUSTIZIA TERRENA E L’AMORE DEI FRATELLI?
    GESU’ LO AVEVA DETTO ai DISCEPOLI : “Guardate che i Capi delle Nazioni comandano e spadroneggiano su di esse, ma per Voi non sia così! ” …. e invece è andata proprio così, al contrario delle parole di monito del Signore! …dai tempi di COSTANTINO il Grande passando da CARLO MAGNO, fino a CARLO V imperatore di Spagna, e tanti regnanti che hanno intricato il loro terreno e perverso potere con i papi di tante epoche, su su fino a FRANCISCO FRANCO, MUSSOLINI, HITLER, ANTE PAVELIC, e poi VIDELA e PINOCHET in epoca contemporanea….
    POI VIENE LA MORTE… E (forse) IL GIUDIZIO DI DIO ANCHE PER CHI CREDE DI NASCONDERSI DIETRO CARTE DORATE DIPLOMATICHE O DISCORSI FUMOSI E AULICI DI CONTRO- EVANGELO!
    SIGNORE IDDIO PERDONA QUESTI PRELATI CHE NON HANNO NE’ ABRAMO, NE’ CRISTO PER LORO PADRE MA SATANA!
    IL VATICANO RISCHIA DI ESSERE IL REGNO DI SATANA E NON DI CRISTO, IL CUI REGNO NON E’ DI QUESTO MONDO!

    SIGNORE MISERERE NOBIS!

    LE MADRI DI PIAZZA DI MAGGIO ALLA GIUSTIZIA ITALIANA.

    “PROCESSATE IL CARDINALE PIO LAGHI”

    ——————————————————————————–
    Maggio 1997
    DOC-571. ROMA-ADISTA Omicidio volontario, sequestri seguiti da scomparsa e da morte, torture e stupri su oltre 30 mila cittadini. Questi i delitti di cui sono accusati i generali argentini durante la loro violenta dittatura dal 1974 al 1980. A questi delitti avrebbe partecipato, per complicità diretta o indiretta, sicuramente morale, anche l’allora Nunzio apostolico in Argentina, mons. Pio Laghi promosso subito dopo alla nunziatura apostolica degli Stati Uniti, poi elevato al rango cardinalizio da Giovanni Paolo II e oggi felicemente Prefetto del dicastero Vaticano dell’Educazione Cattolica.

    Ad essere fermamente convinte di questa complicità sono le Madres de Plaza de Mayo, costituitesi in associazione con lo scopo di scoprire, denunciare e consegnare alla giustizia del loro Paese tutti i responsabili di quegli atroci delitti.

    Essendo il card. Pio Laghi di nazionalità italiana, una denuncia contro di lui, promossa da cittadini di uno Stato estero, può essere inoltrata alla Procura della Repubblica solo attraverso il Ministero italiano di Grazia e Giustizia e solo se questo ne ravviserà la legittimità. A questo si aggiunge il fatto che il card. Pio Laghi gode di una particolare immunità in Italia per il suo rango cardinalizio e di dubbia perseguibilità perché come cittadino Vaticano gode del beneficio della extraterritorialità.

    Tuttavia queste pur gravi complicazioni burocratiche non hanno scoraggiato le Madres de Plaza de Mayo che, il 19 maggio scorso, con il patrocinio legale del dott. Sergio Schoklender, hanno presentato regolare denuncia.

    Secondo le Madri, nel corso della sua permanenza in Argentina con la carica di Nunzio apostolico, mons. Pio Laghi - così si legge nella denuncia - «collaborò attivamente con i membri sanguinari della dittatura militare e portò avanti personalmente una campagna volta ad occultare tanto verso l’interno quanto verso l’esterno del Paese l’orrore, la morte e la distruzione. Monsignor Pio Laghi lavorò attivamente smentendo le innumerevoli denunce dei familiari delle vittime del terrorismo di Stato e i rapporti di organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani».

    Questa l’accusa principale e queste, secondo le Madri, le gravi responsabilità di mons. Laghi. Ma, scrivono nella loro denuncia, fu anche colpevole «di aver messo a tacere le denunce internazionali sulla sparizione di più di trenta sacerdoti e sulla morte di vescovi cattolici. Pio Laghi provvide, con i membri dell’episcopato argentino, alla nomina di cappellani militari, della polizia e delle carceri che garantissero il silenzio sulle esecuzioni, le torture e gli stupri cui assistevano. Questi cappellani avevano l’obbligo non solo di confortare spiritualmente gli autori dei genocidi e i torturatori, ma anche, tramite la confessione, di collaborare con l’esercito estorcendo informazioni ai detenuti».

    Per dare forza alla loro accusa, le Madri riportano alcuni passaggi di una omelia del Nunzio, il 27 giugno 1976, tre mesi dopo il golpe militare: «Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio».

    Per verificare la fondatezza e la riscontrabilità delle accuse, le Madri forniscono al Ministro di Grazia e Giustizia un elenco di persone che possono essere chiamate a testimoniare. Ecco i loro nomi e i loro ruoli, così come compaiono nella denuncia:

    Padre Ludovic Rebillard, che lavorava come Segretario del CEFAL (Comitato Episcopale Francia - America Latina) durante il periodo 1970-1979. Padre Ludovic Rebillard partecipò in Argentina alla missione sacerdotale «Fidei Donum» nella stessa forma in cui vi partecipò padre Gabriel Longueville, che era stato assassinato il 21 settembre 1976 nella provincia argentina di La Rioja.

    Padre Charles Plancot, che si trovava nella provincia argentina del Chaco, insieme alla religiosa Alice Dumont sequestrata dal capitano Astiz della Scuola di Meccanica della Marina. Attualmente p. Charles è parroco di Arleux, in Francia.

    Monsignor Miguel Esteban Hesayne, attuale vescovo emerito di Azul, nella provincia di Buenos Aires della Repubblica Argentina.

    María Ignacia Cercos de Delgado, moglie del giornalista Julián Delgado, scomparso nel giugno 1978, la quale ebbe vari incontri riservati con l’allora monsignor Pio Laghi.

    Andrés Castillo, ex detenuto - scomparso, liberato e inviato all’estero attraverso le manovre di monsignor Grasselli (assistente del Vicario castrense Adolfo Segundo Tortolo, ndr).

    Juana de Pargament, membro dell’Associazione Madres de Plaza de Mayo, che avviò innumerevoli pratiche presso la Nunziatura ed ebbe vari colloqui con Pio Laghi.

    Evel Petrini membro dell’Associazione Madres de Plaza de Mayo.

    Hebe de Bonafini presidente dell’Associazione Madres de Plaza de Mayo.

    Eduardo Galeano, scrittore e giornalista, perseguitato politico.

    Osvaldo Bayer, scrittore e giornalista, perseguitato politico, esiliato e sopravvissuto grazie all’intervento dell’ambasciata tedesca.

    Fra’ Antonio Puigiané, frate francescano, attualmente detenuto, conosciuto per la sua lunga militanza a favore dei diritti umani.

    Rubén Drt ex sacerdote gesuita, scrittore e docente universitario.

    La Madre Superiora Mary Joseph Catteau, superiora della Congregazione «Soeurs Missions Etrangères», delle scomparse Alice Dumont e Leonie Duquet.

    Julio Saquero, laico e Piccolo Fratello del Vangelo, membro della Fraternità Charles de Foucauld, consulente del BID su etica e educazione.

    Omar Dinelli, ex sacerdote del clero diocesano impegnato nella difesa degli impoveriti e nella lotta per i diritti umani.

    Gerónimo Podestá, ex vescovo e sacerdote, di nota militanza nel campo dei diritti umani e nella difesa degli ex sacerdoti.

    Carlos Rodríguez, giornalista investigativo, collaboratore di numerose pubblicazioni, specializzato in denunce sul terrorismo di Stato.

    Horacio Verbitsky, giornalista investigativo e scrittore specializzato negli avvenimenti di questo periodo. ,

    Padre Mario Grippo, Piccolo Fratello del Vangelo della Fraternità Charles de Foucauld, missionario in America Latina e responsabile della Fraternità all’epoca delle scomparse.

    Padre François Vidil, responsabile in Francia della Fraternità del Vangelo all’epoca delle scomparse.

    Da anni le Madri argentine rivolgono al card. Laghi le accuse ora formalizzate nella denuncia. Il cardinale si è sempre difeso in passato dichiarando che «in quell’epoca non immaginavo nemmeno l’entità di ciò che i militari argentini stavano facendo ai loro connazionali» (intervista all’Ansa, 29 aprile 1995, v. Adista 33/95) e «come potevo fare una denuncia pubblica se non sapevo?» (intervista a «Famiglia Cristiana», n. 22/95, v. Adista n. 41/95). È proprio il «non sapevo» che le Madri hanno sempre contestato. Non poteva non sapere, sostengono, ed è quanto intendono dimostrare con le testimonianze raccolte, e, giacché, sapeva, il non aver denunciato lo ha reso quanto meno complice.

    Di fronte al testo della denuncia, ai fatti circostanziati che vi sono descritti, cosa risponde ora il cardinale, al di là dello scarno comunicato che ha inviato all’Ansa e in Sala Stampa vaticana (v. notizie successive)? Mossi da questa legittima “curiosità” e intendendo dare a Pio Laghi la possibilità di replicare anche punto per punto alle accuse, abbiamo telefonato al cardinale chiedendogli se era disposto a rilasciarci un’intervista. Un’attesa di tre, quattro giorni, poi la sua risposta: «No».

    PIO LAGHI SAPEVA?

    ECCO LE TESTIMOIANZE DELLE «MADRI» E LE CONFESSIONI DEI CARNEFICI

    DOC-572. ROMA-ADISTA Le accuse contro il card. Pio Laghi, descritte dettagliatamente nella denuncia che le Madres de Plaza de Mayo hanno consegnato al ministro italiano di Grazia e Giustizia (v. notizia precedente), sono talmente gravi da sembrare incredibili. Per questo le Madri le hanno tutte corredate con sintesi di dichiarazioni rese da testimoni oculari e viventi, alcune anche davanti alla Commissione Nazionale sulla Scomparsa di Persone (CONADEP), lo stesso organismo che nel 1984 inserì il nome di mons. Pio Laghi in una lista di repressori. Adista le riporta testualmente dalla denuncia scritta che ora è, nelle mani del ministro Giovanni Maria Flik.

    Il Nunzio apostolico Pio Laghi visitava i campi di concentramento e di tortura.

    Testimonianze n. 1276 e n. 0440

    È debitamente accreditata la presenza di Pio Laghi nei campi di concentramento e di sterminio dell’Argentina, mentre accompagnava gruppi di militari in ispezione e interrogava i reclusi.

    Pio Laghi è stato menzionato in due testimonianze, n. 1276 e n. 0440, rese di fronte alla Commissione Nazionale sulla Scomparsa di Persone (Conadep, ndr).

    Nel novembre 1984 il nome di Laghi fu inserito in una lista di repressori redatta dalla Conadep. A partire da lì si conobbe la testimonianza di Juan Martín, un sopravvissuto al campo di concentramento che fu impiantato nei locali dello zuccherificio Nueva Baviera di Tucumán.

    Testimonianza di Juan Martín

    Il reduce di questo campo, Juan Martín, informò la Commissione che lui ed altri compagni erano stati condotti dal Generale Domingo Antonio Bussi davanti al Nunzio Laghi e ad altri sacerdoti, all’interno del campo di concentramento.

    Lì Laghi si era avvicinato al detenuto e gli aveva chiesto da quanto tempo si trovasse in quel luogo e se la sua famiglia fosse al corrente della sua reclusione. Juan Martín gli aveva risposto che era lì da diversi mesi e che la sua famiglia ignorava dove si trovasse. Il detenuto era stato selvaggiamente torturato dai militari responsabili del luogo.

    Pio Laghi si era limitato ad abbracciarlo e a consegnargli una Bibbia, raccomandandogli di aver fede.

    C’è chi ritiene che questo gesto magnanimo di Pio Laghi gli abbia salvato la vita, visto che Juan Martín fu uno dei pochi sopravvissuti di questo campo di sterminio. Però è certo che il Nunzio Apostolico non denunciò la situazione di Martín, non informò i familiari e sempre negò di essere a conoscenza dell’esistenza di questi campi di concentramento e di sterminio.

    Il Nunzio apostolico era consultato sul destino che sarebbe stato riservato ai detenuti desaparecidos (scomparsi ndt). In alcuni casi raccomandò di mantenerli in vita.

    Testimonianza di María Ignacia Cercos de Delgado

    María Ignacia Cercos de Delgado, moglie del giornalista Julián Delgado, scomparso nel giugno 1978, ha affermato: «Il Nunzio apostolico Pio Laghi era a conoscenza di tutto quello che accadeva nella Scuola di Meccanica della Marina, poteva verificare i nomi dei sequestrati lì trattenuti e il comandante in capo della Marina, Armando Lambruschini, lo consultò se dovesse lasciare in vita un gruppo di 40 detenuti - scomparsi che aveva ricevuto, quando aveva assunto l’incarico, dal precedente Comandante della Marina, Emilio Eduardo Massera».

    Il giornalista Horacio Verbitsky fu colui che raccolse queste testimonianze, pubblicate nella stampa argentina (dal quotidiano «Página 12») e allegate integralmente alla presente denuncia.

    Tra settembre e ottobre del 1980, María Ignacia ebbe tre udienze riservate con l’ex rappresentante personale in Argentina dei papi Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.

    María Ignacia Cercos, a partire dal sequestro di suo marito, prese contatto con diverse personalità laiche legate alla Chiesa. Una di queste combinò la prima udienza con Pio Laghi, che la attese nella sede della Nunziatura, nella Avenida Alvear. «Mi ricevette cordialmente. Fu la persona più aperta con cui parlai. Lo avevo conosciuto anni prima ad una cena cui avevo partecipato con mio marito, e fui stupita nel vedere che mi aveva riconosciuta». In questo incontro riservato, Laghi la informò che con il passaggio di consegne nella Marina nel settembre 1978, Massera aveva consegnato a Lambruschini un gruppo di 40 prigionieri ancora in vita. Aggiunse che il nuovo comandante in capo dell’esercito era un uomo di buoni sentimenti, che gli aveva chiesto consiglio su ciò che bisognava fare dei prigionieri. Laghi le disse che Lambruschini non si decideva a condannare questi detenuti - desaparecidos alla morte subìta da tutti gli altri che erano passati per la ESMA (Scuola di Meccanica della Marina, ndt), ma nemmeno a lasciarli in libertà, per timore che si ripetesse un episodio accaduto con un primo gruppo di persone rimesse in libertà. «Mi raccontò che avevano agito in modo molto sprovveduto. Li avevano lasciati uscire dal Paese sotto la minaccia che se avessero parlato avrebbero fatto qualcosa alla famiglia, ma qualcuno ruppe il silenzio. Credo che in Spagna una donna abbia mostrato il biglietto delle Aereolineas Argentinas con cui aveva lasciato il Paese. Dato il precedente - che Laghi descriveva alla signora come una imprudenza - Lambruschini chiese consiglio alla Chiesa su cosa doveva fare con queste persone».

    Nella prima udienza che María Ignacia ebbe con Laghi, il Nunzio apostolico le disse che mentre la stava aspettando aveva cercato di fare mente locale circa il gruppo di 40 prigionieri che l’ex ammiraglio Massera aveva consegnato vivi al suo successore. «Credeva che Julián potesse essere uno di loro. Mi spiegò che molti in questo gruppo erano professionisti, che probabilmente non erano colpevoli e la loro detenzione poteva essere dovuta a errori». «Quando lo rividi, Laghi mi informò che Julián non era nella lista e mi chiese scusa per avermi fatto nutrire una speranza». «Questo vuol dire che Laghi aveva totale accesso alle informazioni».

    Il Nunzio Apostolico collaborava alle decisioni riguardanti i detenuti scomparsi. In alcuni casi personalmente e in altri attraverso il Vicariato castrense.

    Testimonianza di Graciela Beatriz Daleo

    Graciela Beatriz Daleo fu la donna che svelò questa storia in Spagna. Fu sequestrata nel 1977 e riuscì ad uscire dal Paese il 20 aprile 1979 con un biglietto per il Venezuela, pagato alle Aerolineas Argentinas con un conto corrente della Marina. Arrivata in Spagna, Graciela Daleo denunciò il caso.

    Testimonianza di Andrés Castillo

    Andrés Castillo visse una situazione analoga. In entrambi i casi, i visti per uscire dall’Argentina furono consegnati da monsignor Emilio Grasselli, assistente del Vicario generale castrense Adolfo Servando Tortolo, che all’epoca del colpo di Stato del 1976 era inoltre presidente della Conferenza episcopale. Durante il processo ai comandanti in capo nel 1985, Castillo raccontò ai giudici che il Capitano di fregata Juan Carlos Rolón lo portò dalla ESMA alla sede della Curia di Buenos Aires, in località Suipacha tra Charcas e Santa Fe. «Rolón si presentò a Grasselli con il suo nome e grado e gli spiegò che io ero una delle persone che la Marina stava per rimettere in libertà, per la qual cosa gli chiedeva di consegnarmi il visto». Rolón lo portò anche in auto fino all’aeroporto di Ezeiza, dove gli tenne compagnia fìnché salì sull’aereo. «Lì mi disse che biglietto aveva il numero di conto corrente della Marina». Secondo la testimonianza di Castillo, Rol6n aggiunse: «Conservalo, ti servirà a tornare nel Paese, perché è la prova che la Marina non ha nulla contro di te».

    Graciela Daleo e Andrés Castillo consegnarono i loro biglietti alla Camera Federale che condannò all’ergastolo gli ex dittatori Jorge Videla e Emilio Massera. La pena per Lambruschini fu di otto anni. Tutti beneficiarono nel 1990 dell’indulto concesso dal presidente Carlos Menem.

    Testimonianza processuale di monsignor Grasselli.

    Convocato nel processo agli ex Comandanti, monsignor Grasselli ammise di aver conosciuto molti sequestrati nell’ESMA. Di aver inoltrato, per alcuni, dei visti all’ambasciata del Venezuela. Spiegò che il Nunzio apostolico Laghi gli aveva facilitato i contatti con l’ambasciatore venezuelano Santander. Gli scomparsi arrivavano alla casa del monsignore scortati dai loro sequestratosi e dopo ogni riunione erano riportati al campo di concentramento. L’accusa gli mostrò una lettera inviata ad un sacerdote venezuelano in cui si raccomandavano gli scomparsi già ‘rieducati’ nella Scuola di Meccanica della Marina e Grasselli la riconobbe come propria.

    Un’altra lettera scritta da Grasselli il 14 maggio 1979 alla vigilia della visita della Commissione Interamericana per i diritti umani dell’OEA (Organizzazione degli Stati Americani, ndt), mentre tra i militari si svolgeva un dibattito sulla opportunità di dare spiegazioni sugli scomparsi, fu pure inserita nell’incartamento giudiziario. In questa lettera, Grasselli sosteneva che i familiari che reclamavano notizie sugli scomparsi «non possono convincersi che sono state fatte cose irreversibili».

    Durante il processo, monsignor Grasselli disse che il vicario castrense Tortolo gli aveva affidato il compito di redigere uno schedario con i nomi delle persone scomparse e di tenersi in contatto con il governo militare per mantenere aggiornate le informazioni.

    Il Nunzio apostolico veniva consultato sulla forma di esecuzione pietosa e cristiana dei detenuti scomparsi.

    Fascicolo 1560 della Conadep

    Nel Fascicolo 1560 della Commissione Nazionale per la Scomparsa di Persone è depositato il fatto che monsignor Grasselli informò i familiari di uno degli scomparsi accorsi a cercare informazioni, che gli scomparsi stavano in luoghi di riabilitazione e che, a quelli che chiamo «irrecuperabili, è possibile che qualche persona pietosa faccia un’iniezione, e l’irrecuperabile si addormenti per sempre».

    Il giornalista Horacio Verbitsky, che ha raccolto queste testimonianze, sostiene che il Vaticano gestiva direttamente i rapporti con il Vicariato castrense attraverso Pio Laghi, Vicariato in cui monsignor Grasselli svolgeva lavori di intelligence e conosceva in dettaglio ciò che stava succedendo.

    Testimonianza di Adolfo Scilingo.

    Nella sua confessione, il Capitano di corvetta Adolfo Scilingo disse che la decisione che i detenuti scomparsi fossero gettati vivi in mare da aerei della Marina fu comunicata ad una affollata riunione di ufficiali della Marina nella base navale di Puetro Belgrano, dall’ex Comandante delle Operazioni Navali, il viceammiraglio Luis María Mendía. Scilingo afferma che si era consultato con le autorità ecclesiastiche, le quali approvarono il metodo come «una forma cristiana di morte».

    Ciò accadde sotto il comando dell’ex comandante in Capo Emilio Massera, amico intimo di Pio Laghi e suo compagno di partite mattutine a tennis.

    Testimonianza dell’ammiraglio Horacio Zaratiegui

    La profonda amicizia di Pio Laghi con l’ex ammiraglio Emilio Eduardo Massera, membro della Giunta militare, condannato in giudizio nel 1985, era nota in tutto l’ambiente politico. Ma è proprio l’ex Segretario generale della Marina, l’ammiraglio Horacio Zaratiegui, a confermare in un’udienza al processo che Laghi manteneva una stretta relazione di amicizia con Massera. «Sposò i suoi figli, battezzò i suoi nipoti, pranzavano insieme e giocavano molto spesso a tennis».

    Nel corso di questi pranzi di lavoro si accordavano sui successivi passi militari e si decideva la sorte e la forma di esecuzione “cristiana e pietosa” dei detenuti - scomparsi.

    Il Nunzio apostolico autorizza la cessione di un’isola di proprietà della Curia di Buenos Aires per destinarla come centro clandestino per detenuti - scomparsi.

    Denuncia del giornalista Horacio Verbitsky

    All’arrivo in Argentina della Commissione Interamericana per i Diritti Umani dell’OEA, i membri della Marina si ritrovarono una quantità di detenuti scomparsi ancora vivi da nascondere. A questo scopo, ricorsero ai buoni uffici di Pio Laghi.

    Monsignor Grasselli cedette con autorizzazione del Nunzio apostolico un’isola nella località del Delta del Tigre chiamata «Il Silenzio» al gruppo operativo dell’ESMA, perché fosse utilizzata come Centro Transitorio di Concentramento di Detenuti. Quando vennero alla luce le scomparse, le torture e le atrocità commesse in questo campo di concentramento, monsignor Grasselli architettò una vendita ai componenti del contingente militare della Marina, usando come identità dell’acquirente i documenti di uno dei detenuti - scomparsi registrati nel suo archivio, di nome Marcelo Camilo Hernández.

    In quest’isola si riunivano regolarmente per il barbecue di fine settimana il cardinale primate di Buenos Aires Juan Carlos Aramburu e il Nunzio apostolico Pio Laghi.

    Il Nunzio apostolico occultò i crimini commessi contro sacerdoti e laici consacrati.

    Testimonianza di Robert Cox

    Durante il processo del 1985, il giornalista nordamericano Robert Cox, ex direttore del quotidiano «The Buenos Aires Herald», disse che Laghi non aveva dubbi circa il fatto che i responsabili dell’omicidio dei cinque sacerdoti Pallottini nella Basilica di San Patricio nel 1976 fossero forze del governo militare argentino.

    Testimonianza di Ada D’Alessandro

    La signora Ada D’Alessandro, membro attivo della Fraternità Charies de Foucauld - Fratelli del Vangelo, racconta che la Fraternità fu selvaggiamente perseguitata dai militari argentini, con piena approvazione e assenso di Pio Laghi. Che l’allora Nunzio apostolico ricevette ma passò sotto silenzio le denunce per le scomparse dei Fratelli, che accusava di «gravi deviazioni ideologiche».

    La lista dei Piccoli Fratelli scomparsi include Nelio Rougier in Tucumán nel 1975, Marcos Cirio nel 1976, il presbitero Pablo María Gazzari che fu visto vivo nella ESMA, Carlos Bustos, Mauricio Kleber Silva Iribarnegaray, che fu visto nei locali militari di Campo de Mayo e torturato.

    La scomparsa di tutte queste persone fu denunciata alla Nunziatura e si chiese a monsignor Pio Laghi di intervenire. Pio Laghi rifiutò di intervenire adducendo come pretesto che si trattava di persone infiltrate nella Chiesa e con ideologie pericolose.

    Oltre alle persone scomparse, furono detenuti, torturati e espulsi dal Paese i Fratelli del Vangelo Rogelio Vedovaldi, Héctor Artola, Antonio Cara, Roger Gagnon, Henri de Solan, Patricio Rice.

    Vennero anche rase al suolo le sedi della Fraternità nelle province di Córdoba, Tucumán, La Rioja, Entre Ríos e della Capitale federale.

    La repressione si estese anche ai laici che collaboravano con le Fraternità e che dovettero partire per l’esilio.

    Testimonianza della Madre Marie-Joseph Catteau

    La Madre Marie-Joseph Catteau ricopriva il ruolo di Superiora delle religiose ‘Soeurs Missions Etrangères’. A questa congregazione appartenevano le monache francesi scomparse, sequestrate dal personale della Scuola di Meccanica della Marina agli ordini del Capitano Astiz. Bisogna rilevare che questo distaccamento e i gruppi operativi che lì lavoravano dipendevano direttamente dal Comandante Emilio Massera, amico intimo di Pio Laghi, con cui faceva quotidiani pranzi di lavoro e partite di tennis.

    Testimonianza del Padre Ludovic Rebillard

    Padre Ludovie Rebillard svolse il ruolo di Segretario generale del CEFAL (Comitato Episcopale Francia - America Latina) dal 1970 al 1979, organismo, questo, che invia sacerdoti “Fidei Donum” al Terzo Mondo. Tra di essi venne in missione in Argentina p. Gabriel Longueville, assassinato nella provincia di La Rioja nel 1976 e il cui caso fu denunciato a Pio Laghi, cui venne chiesto di intervenire come nei casi già descritti.

    Nella Curia di Buenos Aires era attivo un ufficio di intelligence dove agenti di intelligence in incognito interrogavano i famigliari degli scomparsi

    Testimolnianza di Evel Petrini.

    La Signora Evel Petrini, membro oggi della Associazione Madrès de Plaza de Mayo, si recò nel 1977 alla Nunziatura per un colloquio con Pio Laghi.

    Suo figlio, sequestrato dai militari, lavorava nella Chiesa del quartiere, prestando opera di catechesi e alfabetizzazione. Quando la signora Evel Petrini si recò alla Nunziatura, ricevette un secco rifiuto, da parte del Segretario del Nunzio, ad essere ricevuta da quest’ultimo.

    La signora Petrini insistette e avvertì che sarebbe rimasta lì tanti giorni quanti sarebbero stati necessari per essere ricevuta. Finalmente, dopo lunghe ore di attesa, Pio Laghi la ricevette e le chiese il motivo della visita. Lei gli spiegò che suo figlio, che lavorava nella Chiesa, era stato sequestrato dai militari e gli chiese di aiutarla a ritrovarlo.

    Pio Laghi con disprezzo le rispose: «Perché crede che io sia obbligato a far qualcosa?». Lei contestò: «Mio figlio lavorava nella Chiesa, era catechista, lei deve difendere le persone che lavorano nella Chiesa». Al che Laghi rispose: «Che stia nella Chiesa non significa nulla, c’è gente infiltrata dappertutto».

    Testimonianza di Juana de Pargament

    Anche la signora Juana de Pargament, attuale membro dell’Associazione Madres de Plaza de Mayo, si recò varie volte alla Nunziatura per chiedere aiuto a Pio Laghi.

    Durante il primo incontro, Pio Laghi le promise di fare accertamenti sulla sorte del figlio, sequestrato da membri delle Forze Armate.

    Quando il numero delle Madri cominciò ad aumentare, Pio Laghi si rifiuto di riceverle adducendo a motivo che erano tutte bugiarde e che erano tutte false queste denunce sulla scomparsa di persone che le Madres de Plaza di Mayo facevano all’estero.

    Dopo molti tentativi infruttuosi, alla fine Laghi le ricevette un’ultima volta. «Era inferocito, gridava e diceva che era una bugia la faccenda degli scomparsi, e cosa credevamo, e perché avrebbe dovuto fare qualcosa per questa gente coinvolta in chissà che».

    Denuncia delle Madres de Plaza de Mayo sul funzionamento della Curia

    Le Madres de Plaza de Mayo denunciarono l’operato di mons. Grasselli con la complicità di Pio Laghi, nel raggiro dei familiari degli scomparsi.

    Mons. Grasselli chiedeva ai familiari che erano stati mandati dalla Nunziatura alla Curia che consegnassero tutti i dati al suo segretario, e che tutte le informazioni sarebbero passate attraverso di lui nell’ufficio che aveva nel sotterraneo.

    Erano dei sacerdoti ad accompagnare le madri dalla Nunziatura fino alla Curia e da lì fin nell’ufficio sotterraneo, dove erano ricevute dal «segretario» di mons. Grasselli. Ingenuamente le madri degli scomparsi cominciarono un pellegrinaggio quotidiano verso questo luogo, alla ricerca di informazioni sui loro cari.

    Il «segretario di Monsignore» le incoraggiava ad avere fede e chiedeva loro informazioni sul gruppo familiare, sui fratelli dei detenuti - scomparsi, attività politiche, amicizie, ecc. Vari mesi dopo, le madri scoprirono inorridite che il «segretario di Monsignore» era un agente dell’intelligence della Polizia Federale.

    Centinaia di giovani scomparvero a causa degli accertamenti richiesti a questo «segretario di Monsignor Grasselli, cui erano inviate da Pio Laghi».

    Testimonianza di Hebe de Bonafini

    Nell’anno 1979 la signora Hebe de Bonafini, presidente dell’Associazione Madres de Plaza de Mayo, si recò alla Nunziatura per consegnare una cartella con della documentazione sulla repressione e gli scomparsi della Chiesa argentina. La signora de Bonafini vi andò insieme ad un’altra signora membro dell’Associazione, Aurora Fracaroli. Malgrado il sollecito di autorizzazione ad un colloquio col nunzio Pio Laghi fosse stato inviato con largo anticipo, al momento della visita fu negata loro l’autorizzazione per entrare nell’edificio e fu loro ordinato di attendere al portone che il Nunzio le autorizzasse a entrare.

    L’ultima cosa che le Madres de Plaza de Mayo potevano pensare era che lo stesso Nunzio Apostolico ordinasse il loro arresto. Dopo cinque minuti di attesa, giunsero diverse pattuglie della polizia e con una misura di sicurezza inusitata si procedette all’arresto della signora Hebe de Bonafini.

    La presidente dell’Associazione Madres de Plaza de Mayo cercava di resistere all’arresto, gridando e domandando aiuto ai sacerdoti e al personale della Nunziatura. I quali, lungi dall’intervenire, assistevano all’arresto con atteggiamento canzonatorio.

    La signora de Bonafini fu sottoposta ad un interrogatorio di 5 ore da parte del personale dell’Intelligence Militare nei locali del Commissariato di polizia n. 15.

    La presidente delle Madres de Plaza de Mayo si salvò per miracolo in questa occasione, perché quello che il Nunzio non sapeva era che altre Madri dell’Associazione si erano date appuntamento sulla porta della Nunziatura per conoscere l’esito dell’incontro con Pio Laghi. Arrivate sul posto e resesi conto di quanto era successo, si diressero al Commissariato e mobilitarono tutte le risorse disponìbili per ottenere la liberazione.

    LAS MADRES DE PLAZA DE MAYO:

    NON SIAMO LE SOLE A DENUNCIARE PIO LAGHI,

    SIAMO LE SOLE A NON AVERE PAURA

    DOC-573. ROMA-ADISTA La denuncia penale contro Pio Laghi, già annunciata dall’avvocato Sergio Schoklender il 20 marzo scorso (v. Adista n. 25/97), è stata presentata dall’Associazione delle Madri di Piazza di Maggio al Ministero di Grazia e Giustizia il 19 maggio, due giorni prima del 75.mo compleanno del cardinale che ha così raggiunto l’età del pensionamento obbligatorio. «Pio Laghi - ha dichiarato Schoklender alla conferenza stampa tenuta a Roma il 20 maggio da Hebe de Bonafini, presidente delle Madri, e Marta Badillo, entrambe firmatarie della denuncia - è cittadino italiano e come tale può essere processato penalmente in Italia per delitti commessi all’estero. Unico impedimento è dato dall’immunità di cui gode, come cardinale, in virtù del Concordato tra Italia e Santa Sede. Immunità che può essere sospesa o ritirata soltanto dal papa». È per questo che, ha reso noto l’avvocato, copia della denuncia è stata consegnata alla Segreteria privata del papa, con la richiesta di sospensione dell’immunità del card. Laghi, e alla Commissione Giustizia e Pace perché, «raccomandi al papa tale sospensione».

    La denuncia, ha spiegato Schoklender, contiene un riassunto delle testimonianze contro l’allora nunzio apostolico, insieme a una lista di testimoni «che include non solo le Madri, ma anche sacerdoti, suore e laici consacrati delle differenti congregazioni che sono state perseguitate durante la dittatura». Tra loro anche il frate cappuccino Antonio Puigjané, noto per la sua lunga militanza a favore dei diritti umani, attualmente detenuto in un carcere di Buenos Aires con l’accusa di aver partecipato all’occupazione di una caserma promossa dal movimento politico «Tutti per la Patria». I testimoni presenti nella lista sono soltanto quelli che hanno dato la propria disponibilità a venire a Roma per prestare testimonianza. Altri si sono tirati indietro all’ultimo minuto, per paura.

    «Se Laghi è un uomo decente - ha affermato Hebe de Bonafini - dovrebbe rinunciare volontariamente all’immunità». «L’ex nunzio è stato visto nei centri di detenzione clandestini, è stato consultato sul destino dei detenuti desaparecidos e sulla forma di esecuzione pietosa e cristiana degli stessi. Ha partecipato alla decisione sul trattamento da riservare alle donne incinte, a cui fu data la possibilità di scegliere tra tortura e stupro. Ha ordinato l’arresto della presidente delle Madri alla porta della nunziatura, a cui è seguito un interrogatorio di cinque ore da parte del personale dell’Intelligence militare».

    «Noi Madri - ha affermato Hebe - abbiamo sofferto il disprezzo della Chiesa, dai cui vertici giunse la decisione, che dipendeva forse anche da Laghi, di non somministrarci la comunione “perché, eravamo piene di odio”. In Argentina e in tutta l’America Latina esistono due Chiese: quella che lotta insieme al popolo e ai settori più poveri e quella aristocratica, diretta dall’Opus Dei, che stabilisce alleanze criminali con i dittatori di turno». La denuncia contro Laghi, ha aggiunto Hebe, «è dovere morale non solo delle Madri, ma di tutti i cattolici. Anche uomini della Chiesa appoggiano la nostra iniziativa perché, la considerano la maniera più sana di eliminare dalla Chiesa le persone non oneste».

    «Quello che Pio Laghi e gli esponenti più reazionari della Chiesa devono capire - ha concluso Schoklender - è, che finché, una sola delle madri o uno solo dei figli dei desaparecidos resterà in vita, tenterà in tutti i modi di fare giustizia».

    IL CARD. LAGHI RISPONDE E AVVERTE:

    IL SUO OPERATO ERA NOTO AI VESCOVI E AL VATICANO

    DOC-574. CITTÀ DEL VANCANO-ADISTA. Non si è fatta attendere la reazione del card. Pio laghi alla denuncia penale presentata contro di lui dalle Madri di Piazza di Maggio (v. notizie precedenti). In una dichiarazione riportata il 21 maggio sul bollettino della Sala Stampa vaticana, l’ex nunzio apostolico considera diffamatorie e prive di fondamento le affermazioni delle Madri, che, senza neanche nominare, il cardinale definisce «questo gruppo di donne argentine».

    La risposta di Laghi, però, sembra dire anche altro, suonando come tentativo di chiamare in causa altre figure ed altri livelli. L’operato del nunzio, lascia intendere, era ben noto tanto ai vescovi argentini, quanto alla Segreteria di Stato: tutti sapevano, quindi, ma nessuno ha mai espresso alcuna obiezione. Come dire: o innocenti tutti o colpevoli tutti. Di seguito la dichiarazione di Laghi.

    Le affermazioni di questo gruppo di donne argentine sono soltanto diffamatorie e prive di qualsiasi contenuto e fondamento, sia per quanto concerne i fatti, sia sul piano etico e giuridico.

    Il mio operato come Nunzio Apostolico in Argentina dal l.mo Luglio 1974 alla fine di Dicembre del 1980 - è ben documentato tanto presso i Vescovi dell’Argentina quanto presso la Segreteria di Stato. I documenti sono tutti nelle loro mani.

    In questo periodo ho ricevuto dai Vescovi dell’Argentina, dai Capi della Comunità Ebraica, da sacerdoti, religiosi e fedeli, un’infinità di attestazioni scritte di solidarietà e di riconoscimento per quanto ho potuto fare in quel periodo al fine di difendere - come loro stessi riferiscono - con grande responsabilità e dedizione, tutti i sofferenti incontrati nella mia lunga missione al servizio della Santa Sede in numerosi Paesi del mondo.

    INTERVIENE «L’OSSERVATORE ROMANO».

    TACE LA SEGRETERIA DI STATO

    DOC-575. CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA In difesa del card. Pio Laghi denunciato dalle Madri di Piazza di Maggio (v. notizie precedenti), scende in campo «L’Osservatore Romano». Lo fa riportando, sul numero del 22 maggio, sotto l’unico titolo «Un atto contro la giustizia, l’onestà e la verità storica», la dichiarazione integrale rilasciata da Laghi, il comunicato della Commissione esecutiva della Conferenza episcopale argentina (v. notizia successiva), e una nota non firmata con cui si respinge il tentativo di «gettare vergognose ombre sulla Chiesa e sulla persona del Nunzio Apostolico». Con un’aggiunta significativa sul metodo: secondo l’autore della nota, esso non farebbe onore «né a coloro che lo mettono in pratica, né, a quanti se ne fanno portavoce».

    E infatti il quotidiano della CEI, «Avvenire», si guarda bene dal fare da «portavoce» alla denuncia che le Madri hanno consegnato alla stampa. Ai lettori di «Avvenire», quindi, non è dato di sapere da quali accuse il card. Pio Laghi si difende, limitandosi il quotidiano cattolico a far da «portavoce» soltanto alla dichiarazione del cardinale, al comunicato dei vescovi argentini e dell’ambasciata argentina presso la Santa Sede, alla “solidarietà” de «L’Osservatore Romano» e alle preghiere speciali indette da Madre Teresa di Calcutta per il cardinale accusato.

    Di seguito la nota de «L’Osservatore Romano», con una annotazione previa: non risultano interventi a sostegno del cardinale da parte della Segreteria di Stato malgrado Laghi l’abbia chiamata in causa nel suo comunicato (v. notizia precedente).

    La dichiarazione rilasciata da Sua Eminenza il Card. Pio Laghi chiarisce inequivocabilmente quanto altamente pastorale sia stata la sua delicata missione in Argentina. Una missione caratterizzata e scandita - come afferma in un Comunicato la Commissione Esecutiva della Conferenza Episcopale Argentina - da «continui sforzi per il bene, per la libertà e per la vita». Una missione, dunque, «per la vita».

    Comprendiamo e condividiamo il dolore delle madri di «piazza di maggio», di qualsiasi altro gruppo e di ogni singola persona, ma riteniamo un atto contro la giustizia, contro l’onestà e contro la verità storica aggredire moralmente per inesistenti responsabilità l’allora Nunzio Apostolico. In questo modo si vogliono soltanto gettare vergognose ombre sulla Chiesa e sulla persona del Nunzio Apostolico, che ha innanzitutto il diritto di essere rispettato come uomo e come sacerdote.

    Nell’esprimere a Sua Eminenza Reverendissima,il Card. Pio Laghi la nostra piena solidarietà, respingiamo con fermezza le accuse calunniose e il metodo usato: esso non fa onore né a coloro che lo mettono in pratica, né a quanti se ne fanno portavoce».

    GLI SFORZI DI PIO LAGHI «PER LA LIBERTÀ E LA VITA»:

    LA SOLIDARIETÀ DEI VESCOVI ARGENTINI

    DOC-576. BUENOS AIRES -ADISTA Pieno appoggio al card. Pio Laghi è stato espresso dai vescovi argentini. Dai quei vescovi, cioè, che hanno impiegato un anno intero per elaborare una, peraltro molto “soft”, richiesta di perdono per le responsabilità della Chiesa negli anni della dittatura militare. Quell’esame di coscienza promesso durante l’Assemblea di primavera del ‘95, in seguito alle confessioni dei militari coinvolti nei crimini della dittatura che tiravano in ballo le pesanti responsabilità degli uomini di Chiesa (una su tutte quella del capitano di corvetta Adolfo Scilingo relativa al sostegno spirituale dei cappellani ai militari assassini).

    Di seguito pubblichiamo, in una nostra traduzione dallo spagnolo, il comunicato della Commissione esecutiva della Conferenza episcopale, firmato dal presidente mons. Estanislao Karlic, arcivescovo di Paraná, dai due vicepresidenti mons. Emilio Bianchi di Cárcano (vescovo di Azul) e mons. Eduardo Mirás (arcivescovo di Rosario) e dal segretario generale e vescovo ausiliare di Buenos Aires, mons. José Luis Mollaghan.

    Dinanzi alle deplorevoli e dolorose dichiarazioni pubblicate a Roma, rese note dai mezzi di comunicazione che intendono infangare l’attività pastorale del Card. Pio Laghi nel nostro Paese, durante il tempo in cui operò in esso come Nunzio Apostolico, la Commissione Esecutiva della Conferenza Episcopale Argentina ribadisce quanto espresso da questa Commissione e dalla 69.ma Assemblea Plenaria dell’Episcopato (rispettivamente il 17 e il 25 aprile del 1995) ripudiando energicamente dette ingiuste accuse che feriscono la sua persona e tutta la Chiesa, e disconoscono i suoi continui sforzi per il bene, la libertà e la vita, nei tempi tanto difficili che ha vissuto il nostro Paese.

    ——————————————————————————–

    Articolo tratto dal periodico di informazione cattolico ADISTA, via Acciaioli 7, 00186 Roma
    Numero 42, 31 maggio ‘97

    NOTIZIA DA VIKIPEDIA:

    Il controverso rapporto con il regime argentino [modifica]

    Particolarmente controverso è il suo legame col regime militare argentino, colpevole negli anni della sua nunziatura di aver attuato un sistematico e silenzioso genocidio degli oppositori politici, i cosiddetti desaparecidos (scomparsi).

    I media argentini dell’epoca, controllati dal regime, riportarono alcune affermazioni attribuite al nunzio che furono lette come un appoggio alla giunta militare e al suo operato. In particolare, durante una visita nella provincia di Tucumán, il 24 giugno 1976 (pochi mesi dopo il golpe del 24 marzo), Laghi si rivolse a dei militari dell’Operativo Independencia, impegnati a contrastare la guerriglia trotzkista dell’ERP (Ejército Revolucionario del Pueblo), esortandoli a comportarsi con ubbidienza agli ordini dei superiori e a tenere sempre in conto i principi cristiani e elogiando il sacrificio a cui si votavano “in questa zona così dura e pericolosa per compiere il dovere che è al di sopra degli altri doveri, ossia quello di difendere i principi di Dio, Patria e Famiglia”.[7] Il giorno seguente (25 giugno) a Concepción tenne una conferenza stampa nella quale, secondo la notizia riportata dai quotidiani[8], Laghi criticò “l’invasione di idee [i.e. il comunismo] che mettono a repentaglio i valori fondamentali” e riportò il pensiero di San Tommaso d’Aquino, sostenendo che “in questi casi l’amore per la Patria è equivalente all’amore per Dio”.

    Il 26 giugno a San Miguel de Tucumán, sulla via del ritorno a Buenos Aires, ebbe luogo un nuovo incontro nella sala d’attesa dell’aeroporto con dei militari. Anche in questo caso la stampa governativa gli attribuì affermazioni a favore del regime: “i valori cristiani sono minacciati da un’ideologia [i.e. comunismo] che viene respinta dal popolo e la Nazione reagisce come un qualsiasi organismo vivo, che genera anticorpi verso i germi che tentano di distruggere la sua struttura e crea la sua difesa servendosi dei mezzi imposti dalla situazione”; “in questa lotta ognuno ha la sua parte di responsabilità, la Chiesa e le Forze Armate. La prima è inserita nel “Processo” e accompagna la seconda, non solo con le sue preghiere, ma con azioni in difesa e promozione dei diritti umani e della Patria”; “la Chiesa è come l’anima del popolo e lo accompagna nelle sue vicissitudini, senza appoggiare nessuna politica contingente. È una esigenza pastorale che va compresa nella sua esatta dimensione, tenendo conto che non si possono ignorare i problemi esistenti”; “Quando c’è non solo un’invasione di stranieri ma anche di idee che mettono in pericolo valori essenziali, va applicato il pensiero di San Tommaso d’Aquino, secondo cui in tali casi l’amore per la Patria è equivalente all’amore per il Signore. Difendendo la Patria, gli uomini d’armi a tutti i livelli, compiono il dovere prioritario di amare Dio e la Patria in pericolo”; “come sostiene Monsignor Primatesta, la violenza non è mai giusta, ma la giustizia non deve essere violenta, sebbene ci siano situazioni in cui l’autodifesa esige che si prendano posizioni che implicano il rispetto della legge fino al limite del possibile”.[9]

    Laghi ha sempre negato con fermezza di aver espresso ai militari la maggior parte di questi concetti e ha accusato la stampa di avere riportato “non fedelmente” queste affermazioni, come appare anche nel rapporto che stese per la Segreteria di Stato vaticana il 1° luglio 1976.[10] In un’intervista del 1995 dichiarò: “Naturalmente loro controllavano la stampa, la manipolavano a loro capriccio. Protestai, chiesi una rettifica, ma non mi prestarono ascolto. Iniziai allora a capire che avevo di fronte gente sleale, scaltra, in grado di alterare e distorcere perfino le parole di un sacerdote, purché quest’ultimo sostenesse ciò che loro desideravano”.[11]

    Laghi è stato accusato di non avere fatto quanto era in suo potere per impedire le uccisioni da parte del regime. In particolare, il 4 maggio 1997 Hebe de Bonafini, presidente dell’Associazione Madri di Plaza de Mayo, insieme a Marta Badillo e col patrocinio legale dell’avvocato Sergio Schocklender, ha presentato presso la Procura di Roma una denuncia contro il cardinale Laghi. L’accusa era di essere stato la mente che ideò il piano di soppressione dei desaparecidos, autorizzando anche l’uccisione di sacerdoti e laici “impegnati nei settori più indigenti”. Sempre secondo l’accusa, Laghi “visitava assiduamente i centri di detenzione clandestina e permetteva le torture e le esecuzioni che vi avevano luogo”.[12] La denuncia, presentata alla procura italiana ma contro un cittadino del Vaticano, non ha avuto luogo a procedere. La notizia dell’accusa e le denunce furono ampiamente riprese dai media italiani.

    Di contro, un’inchiesta giornalistica condotta sull’operato dell’allora nunzio ha raccolto testimonianze orali e lettere con liste indirizzate ai dittatori argentini con richieste di chiarimenti circa la sorte dei desaparecidos (al 1979 avrebbe chiesto chiarimenti complessivamente su 2.388 cittadini). Queste ingerenze del cardinale nelle questioni di natura interna lo fecero dichiarare nel 1980 “persona non gradita” da parte del regime, costringendolo a lasciare il paese.[13]

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    nella foto piccola in alto a sinistra : LA PIETA’ - Cristo ucciso oggi ancora, nei desaparecidos, dai prelati e dai dittatori ed operatori di iniquità ed ingiustizia loro amici

    lo stemma del cardinale defunto PIO LAGHI portava nel cartiglio la dicitura : “IN VERBO TUO”, cioè

    “SULLA TUA PAROLA”…(di Cristo) … l’esito dei fatti pone per un’altra ispirazione di vita e di ministero, che non veniva certamente da Cristo Signore….

    CENTRO STUDI TEOLOGICI di MILANO

    Centro Ecumenico

  7. anna said,
    on 13 Marzo, 2013 at 20:40

    non ne posso piu’ di questa chiesa scandalosa……..

  8. VINCENZO said,
    on 13 Marzo, 2013 at 20:47

    Sono contento della nomina di un Cardinale semplice e semplice.
    Mi dà l’impressione della paternità di Giovanni XXIII e della semplicità di Giovanni Paolo I.
    Mi piace il nome Francesco.

  9. Alieno said,
    on 13 Marzo, 2013 at 20:49

    secondo me, con questo curriculum, lo fanno MINIMO Papa! :D

  10. Carlo said,
    on 13 Marzo, 2013 at 21:02

    E noi che ci lamentavamo delle strette di mano a Pinochet.

  11. O.o said,
    on 13 Marzo, 2013 at 23:39

    Questo cardinale l’han fatto papa…..ihihihihihih

  12. Gadjet said,
    on 14 Marzo, 2013 at 00:27

    In questo momento ci sta la quinta di Beethoven, colonna sonora ideale per leggere questo articolo a distanza di anni dalla sua stesura.

  13. Dodo said,
    on 14 Marzo, 2013 at 01:47

    Magari fosse vero, così prenderebbe a calci gli eretici come te.
    Basta papi ultra-tolleranti!
    Fuori dalla Chiesa gli eretici che continuano a vestire panni cattolici!

  14. Luca said,
    on 14 Marzo, 2013 at 02:21

    Da oggi lo è…..

  15. Elisa said,
    on 14 Marzo, 2013 at 03:20

    Sarà un post vecchissimo ma oggi più che mai diventa attuale… ti consiglio di ripubblicarlo, già immagino come questa storia posso far alzar polemiche… peccato, la prima impressione su questo nuovissimo Papa è stata ottima ma nessuno si salva mai dagli scheletri nell’armadio

  16. ciccio said,
    on 14 Marzo, 2013 at 07:26

    appunto, ecco il nuovo Papa…

  17. illogik said,
    on 14 Marzo, 2013 at 08:47

    a parte il fatto che se si è poco credenti …tutti i papi verranno visti come fumo negli occhi….a parte il fatto che le montature negative vengono gestite e divulgate con la speranza che vengano date per vere…..a parte tutto …..prima di giudicare….non sarebbe meglio attendere e vedere il suo operato????….prima tutti contenti…poi tutti a criticare…..prima tutti contro berlusconi ….poi tutti a votarlo.

  18. marco said,
    on 14 Marzo, 2013 at 09:15

    il punto è che non bisogna aver paura che tornino, in quanto non se ne sono mai andati
    http://www.cristianesimo.it

  19. mino said,
    on 14 Marzo, 2013 at 09:32

    Beh, a distanza di qualche annetto è effettivamente diventato Papa

  20. yellowflate said,
    on 14 Marzo, 2013 at 10:23

    non avevo dubbi su di te! Sei un vero prete coraggio!! Hasta siempre don vitaliano!

  21. Toni Frigo said,
    on 14 Marzo, 2013 at 12:08

    Si sapeva già di questa storia, ma mi pare sia caricata di un sacco di cose che con Francesco I non c’entrano un bel nulla. Mi limito a giudicare ciò che Bergoglio ha fatto in questi anni e capisco che la Cei, la Curia romana, DollarosporcoBertone e i suoi compagni di merende abbiano il dente avvelenato. Misericordia, Misericordia, Misericordia: mi sembra un ottimo esordio. La storia di Laghi & Co. è orribile, ma il papa di allora? E il Governo Italiano? E l’Onu? E… Vuoi vedere che ha fatto tutto quel signore figlio di un ferroviere diventato prete a 33 anni? Guardate che il ferroviere di merda era un altro: si chiama Moggi.

  22. elena said,
    on 14 Marzo, 2013 at 14:32

    anche paolo era un guerriero illuminato sulla via di Damasco, vediamo cosa fa e poi giudicheremo

  23. giuseppe said,
    on 14 Marzo, 2013 at 22:31

    Mamma mia, a pensare che solo in Italia ci sono corrutti nel governo– C’e’ anche nella Chiesa. Papa, arrendeti… arrendeti. Stai circondato!!!

  24. angelo said,
    on 14 Marzo, 2013 at 22:49

    http://www.perfil.com/politica/Perez-Esquivel-El-Papa-no-tenia-vinculos-con-la-dictadura-20130314-0001.html

  25. Stefano said,
    on 15 Marzo, 2013 at 09:28

    Se questi sono gli amici Dio ci scampi dai nemici! E mi riferisco ovviamente a chi scrive tutte queste sciocchezze senza sapere assolutamente di cosa sta parlando e a chi se le beve dando giudizi senza conoscere come stanno le cose realmente. Comunque se queste sono le reazioni all’elezione di Papa Francesco allora è la conferma che davvero la sua elezione è stata ispirata dallo Spirito Santo in quanto l’uomo giusto per guidare la Chiesa che è di Gesù e che Gesù ama. E questo disturba i progetti del Diavolo che già inizia a scaldarsi. Mentre in tanti blaterano e si fanno strumenti più o meno consapevoli di Satana, io scelgo di pregare, come ha chiesto lo stesso Papa e come prima di lui aveva già chiesto e si è ritirato a fare Benedetto XVI, per il Papa e per la Chiesa, fiducioso perchè il Signore ci ha promesso che l’Inferno non prevarrà. Auguri a tutti. Il Signore vi benedica.

  26. fausto said,
    on 16 Marzo, 2013 at 17:08

    Non c’è certezza assoluta sulle presunte vicende inerenti Papa Francesco con il regime argentino. Comunque già da molto tempo esiste un’ampia letteratura sociale e giuridica sull’accaduto. Diversi clerici soni stati condannati e/o ritenuti colpevoli dai Tribunali. Inoltre il il libro di Verbitsky si basa esclusivamente su dati di fatto, certificati e perciò inconfutabili. Il resto Papa o non Papa è relativo.

  27. Franco said,
    on 18 Marzo, 2013 at 15:04

    Per quale motivo dovremmo credere a quanto scrive un ex rivoluzionario all’epoca vicino ai montoneros, (gruppo peronista coinvolto in una evidente faida interna con la guardia di ferro, altro gruppo peronista che sosteneva il regime), e non dovremmo credere ad un ex premio nobel per la pace? Solo perchè ce lo dice don Vitaliano?
    Molti, per le ragioni più diverse dicono e ascoltano quello che più gli conviene, in genere per obbedire al proprio padrone che per alcuni è la pregiudiziale ideologica. Pochi si prendono la briga di cercare la verità dei fatti. Tutto sommato una notizia di terza o quarta mano può anche bastare.
    Come si dice…chi si contenta gode.

  28. paola said,
    on 2 Aprile, 2013 at 10:02

    …per me la Verità risiede e risiederà sempre in Gesù Cristo nostro Salvatore la cui parola è scritta nel Vangelo che leggo e rileggo spesso!
    presto mi metterò a legge la Sacra Bibbia per scongiurare inganni perchè Gesù ci dice:
    ‘ A chiunque vi presenti qualcosa che sembra essere in contraddizione con i Miei insegnamenti, dovete voltargli le spelle”
    … allora per me, con tutto rispetto, vale anche per il Papa
    io al primo posto nella mia vita ho messo Gesù Cristo Figlio Unigenito di Dio Padre e la Sua dottrina NON può essere ‘modernizzata’
    perchè è semolicemente un’ERESIA…!!!!

  29. Porcaccioddio said,
    on 8 Aprile, 2013 at 21:29

    Paola, mi sto spanciando dopo aver letto il tuo commento.. “ERESIA!!” ahahah “io al primo posto nella mia vita ho messo Gesù Cristo Figlio Unigenito di Dio Padre” AHAHAHHAHAHAHAH. Sei ridicola, non hai capito un cazzo dalla vita, la chiesa è ha INVENTATO gesù cristo, dio, la madonna e tutte le altre menate prendendo spunto da religioni passate cazzo, siamo nel 2013.. APRI GLI OCCHI. Qualsiasi spunto tu segua, se è cristiano ti porterà a lecchinare la chiesa perchè è tutta un opera messa in piedi al fine di controllare i pecoroni creduloni che si rifilano sto mare di balle. Dio non esiste, neanche maometto o allah o qualunque altro essere sovrannaturale della fattispecie, la verità sulle cose è stata insabbiata da sti criminali secoli fa per impedire all’uomo di sapere, poichè il sapere è potere e questo loro non lo potevano e non lo possono permettere. Segui il mio consiglio, inizia a ragionare un po’ con la tua testa e renditi conto di quante cazzate ti siano state dette

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