22 Maggio 2007

il NO a Bush in Italia

donvitaliano in politica, sociale

"zona rossa per Bush? Siamo pronti a violarla"

intervista a Luca Casarini (corriere della sera, 21.05.07, pag. 18)

   di Monica Guerzoni

ROMA - «Più divieti met­tono, più la tensione sale…». Vogliono guardarlo in fac­cia, gridargli da vicino «Bush tornatene a casa!» e «George guerrafondaio», vogliono spingersi fin sotto le finestre di Palazzo Chigi, dove il 9 giu­gno il presidente degli Stati Uniti sarà accolto con tutti gli onori al desco di Romano Prodi. «Sarà una giornata te­sa», prevede il leader dei Di­sobbedienti.

Mancano venti giorni e Lu­ca Casarini è già arrabbiato, teme che le transenne non ba­steranno a fermare l’ondata delle «decine di migliaia» di pacifisti, azzarda un parago­ne con le tre drammatiche giornate di Genova durante il G8 del 2001 e rivolge, a suo modo, un appello a governo e forze dell’ordine.

«Questa logica delle zone rosse è profondamente sba­gliata, ingiusta e anche peri­colosa, avverte il "capo" dei Disobbedienti. Alcuni poli­tici che sei anni fa erano a Ge­nova ora siedono nei banchi del governo e dovrebbero ri­cordarsi bene cosa accadde». Scontri tra manifestanti e po­lizia, una città messa a ferro e fuoco, la morte di Carlo Giu­liani. «Fausto Bertinotti e il ministro Paolo Ferrerò c’era­no e contestavano la logica delle zone rosse, continua Casarini. E ora, che cosa fanno? Ora sono loro a impor-le, le zone rosse».

No global, Cobas, centri so­ciali e le altre sigle che hanno promosso il corteo dei pacifisti integralisti hanno chiesto di poter sfilare da piazza del­la Repubblica a piazza Navo-na, scendere per via Naziona­le e attraversare il cuore della città storica, ma il ministero degli Interni non ha dato il via libera. Un no che Casarini non intende accettare.

«Noi ci saremo - minaccia - noi entreremo lì». Vuoi dire che violerete la zona rossa? «Quel che faremo lo decide­ranno i manifestanti, ma loro evitino che Roma diventi una zona rossa. Perché il presi­dente americano, che è un guerrafondaio, deve avere una vetrina grande come tut­to il centro di Roma e noi, che ci battiamo contro la guerra, dobbiamo essere confinati chissà dove?». Per questioni di sicurezza, Casarini. «Sicu­rezza? Guardi che Bush è considerato in tutto il mondo un grande criminale di guerra. E Prodi che fa? Lo riceve in pompa magna, trasforma l’Italia in una zona franca per il presidente Usa, militarizza tutto e spinge i movimenti ai margini».

Per marcare la distanza dal­l’ala più estrema del movi­mento arcobaleno, l’altra sinistra, quella «governativa» di Diliberto e Giordano, diserte­rà il corteo «No Bush No war». E la sua rabbia contro la guerra preventiva andrà a gridarla in un sit-in di piazza, un’altra piazza, stando ben attenta a non acuire con slo-gan o striscioni l’imbarazzo dell’esecutivo. La sinistra dunque è spaccata e Casarini respinge l’appello a unire le forze in una sola manifestazio­ne. «Impossibile sfilare assieme. Il 9 segnerà uno spartiac­que per la storia della sini­stra, dopo quella data non sa­rà più possibile confondere le acque. O si è contro la guerra, o si è a favore, non come Berti­notti che si dice pacifista ma poi vota l’Afghanistan».

Per il leader dei Disobbe­dienti la piazza che accoglie­rà il segretario del Prc Franco Giordano «è solo uno spec­chietto per le allodole, è il ten­tativo di attutire il colpo» ed è stato l’Afghanistan a sepa­rare i no global dai compagni di strada di un tempo. Sono gli elicotteri Mangusta e i vei­coli corazzati Dardo inviati come rinforzo dal ministro della Difesa. «Parisi? Ci saran­no slogan anche per lui» an­nuncia Casarini, pronto a da­re battaglia a tutto campo. «Tutti hanno il diritto di ma­nifestare, tutti devono poter prendere un treno e venire a Roma, anche se non hanno soldi — apre un altro fronte di scontro —. E invece no, vo­gliono impedircelo». Salirete sui treni senza biglietto? «I ve­ri abusivi sono coloro che pa­gano la politica con i soldi pubblici». E dunque? «Com­prino dei treni speciali e li mettano a disposizione dei pacifisti, o daremo vita a una grande azione di disobbedienza».

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