il NO a Bush in Italia
"zona rossa per Bush? Siamo pronti a violarla"
intervista a Luca Casarini (corriere della sera, 21.05.07, pag. 18)
di Monica Guerzoni
ROMA - «Più divieti mettono, più la tensione sale…». Vogliono guardarlo in faccia, gridargli da vicino «Bush tornatene a casa!» e «George guerrafondaio», vogliono spingersi fin sotto le finestre di Palazzo Chigi, dove il 9 giugno il presidente degli Stati Uniti sarà accolto con tutti gli onori al desco di Romano Prodi. «Sarà una giornata tesa», prevede il leader dei Disobbedienti.
Mancano venti giorni e Luca Casarini è già arrabbiato, teme che le transenne non basteranno a fermare l’ondata delle «decine di migliaia» di pacifisti, azzarda un paragone con le tre drammatiche giornate di Genova durante il G8 del 2001 e rivolge, a suo modo, un appello a governo e forze dell’ordine.
«Questa logica delle zone rosse è profondamente sbagliata, ingiusta e anche pericolosa, avverte il "capo" dei Disobbedienti. Alcuni politici che sei anni fa erano a Genova ora siedono nei banchi del governo e dovrebbero ricordarsi bene cosa accadde». Scontri tra manifestanti e polizia, una città messa a ferro e fuoco, la morte di Carlo Giuliani. «Fausto Bertinotti e il ministro Paolo Ferrerò c’erano e contestavano la logica delle zone rosse, continua Casarini. E ora, che cosa fanno? Ora sono loro a impor-le, le zone rosse».
No global, Cobas, centri sociali e le altre sigle che hanno promosso il corteo dei pacifisti integralisti hanno chiesto di poter sfilare da piazza della Repubblica a piazza Navo-na, scendere per via Nazionale e attraversare il cuore della città storica, ma il ministero degli Interni non ha dato il via libera. Un no che Casarini non intende accettare.
«Noi ci saremo - minaccia - noi entreremo lì». Vuoi dire che violerete la zona rossa? «Quel che faremo lo decideranno i manifestanti, ma loro evitino che Roma diventi una zona rossa. Perché il presidente americano, che è un guerrafondaio, deve avere una vetrina grande come tutto il centro di Roma e noi, che ci battiamo contro la guerra, dobbiamo essere confinati chissà dove?». Per questioni di sicurezza, Casarini. «Sicurezza? Guardi che Bush è considerato in tutto il mondo un grande criminale di guerra. E Prodi che fa? Lo riceve in pompa magna, trasforma l’Italia in una zona franca per il presidente Usa, militarizza tutto e spinge i movimenti ai margini».
Per marcare la distanza dall’ala più estrema del movimento arcobaleno, l’altra sinistra, quella «governativa» di Diliberto e Giordano, diserterà il corteo «No Bush No war». E la sua rabbia contro la guerra preventiva andrà a gridarla in un sit-in di piazza, un’altra piazza, stando ben attenta a non acuire con slo-gan o striscioni l’imbarazzo dell’esecutivo. La sinistra dunque è spaccata e Casarini respinge l’appello a unire le forze in una sola manifestazione. «Impossibile sfilare assieme. Il 9 segnerà uno spartiacque per la storia della sinistra, dopo quella data non sarà più possibile confondere le acque. O si è contro la guerra, o si è a favore, non come Bertinotti che si dice pacifista ma poi vota l’Afghanistan».
Per il leader dei Disobbedienti la piazza che accoglierà il segretario del Prc Franco Giordano «è solo uno specchietto per le allodole, è il tentativo di attutire il colpo» ed è stato l’Afghanistan a separare i no global dai compagni di strada di un tempo. Sono gli elicotteri Mangusta e i veicoli corazzati Dardo inviati come rinforzo dal ministro della Difesa. «Parisi? Ci saranno slogan anche per lui» annuncia Casarini, pronto a dare battaglia a tutto campo. «Tutti hanno il diritto di manifestare, tutti devono poter prendere un treno e venire a Roma, anche se non hanno soldi — apre un altro fronte di scontro —. E invece no, vogliono impedircelo». Salirete sui treni senza biglietto? «I veri abusivi sono coloro che pagano la politica con i soldi pubblici». E dunque? «Comprino dei treni speciali e li mettano a disposizione dei pacifisti, o daremo vita a una grande azione di disobbedienza».

