XXXIII domenica del tempo ordinario
Domenica 18 novembre - LUCA 21, 5-19
SCRUTARE I SEGNI DEL TEMPO NUOVI
Nella sua ultima visita al Tempio, Gesù ne preannuncia la distruzione: come quello di Gerusalemme i templi rovineranno insieme alle religioni che rappresentano, e finirà anche il mondo, ma l’amicizia con Dio resterà, al di là di ogni avversità. Gesù non parla della fine ma dell’inizio del mondo nuovo, dal quale, per i “cultori del nome di Dio sorgerà il sole di giustizia” (I lettura).
Perciò tra i seguaci del Maestro non c’è posto per i menagramo e per gli uccelli del malaugurio, per i troppi esorcisti da strapazzo e per i veggenti ossessionati da visioni dell’inferno e di madonne piangenti lacrime di sangue; non c’è posto per chi vede solo il male e sempre nell’altro, né per chi vorrebbe una Chiesa triste, matrigna e “talebana”, che parla elegantemente in latino, inscenando trionfalistiche cerimonie solennemente vuote di divinità perché vuote di umanità; insomma non c’è posto per chi per guardare alla fine futura del mondo, non si preoccupa dell’oggi che quella fine prepara: una speranza che distoglie dalla vita reale è falsa. Alla luce di ciò, sembrano estremamente attuali le parole con le quali Giovanni XXIII aprì il Concilio: “Nei tempi moderni alcuni non vedono che prevaricazione e rovina (…) Ma a noi sembra di dover dissentire da codesti profeti di sventura che annunziano eventi sempre infausti”. Spesso ci riduciamo ad assomigliare proprio a quei “profeti di sventura” che vedono il male e il diavolo dappertutto e “minacciano” una fine del mondo imminente: la intravedono in ogni disastro, per poi darne la colpa a chi la pensa o agisce diversamente da sè: agli atei, ai comunisti, ai gay, ai musulmani, ai teologi della liberazione …
In questo modo, la Chiesa finisce per ricalcare il modello antico-testamentario: dispensiamo sacramenti slegati dalla vita, riproducendo la stessa schizofrenia dell’immolazione delle vittime animali. Gesù Cristo, invece, sacerdote e vittima egli stesso, con l’offerta della sua vita annulla questa schisi, questo iato; fa della sua carne il velo, quel velo del Tempio segno della separazione che invece diventa ponte, ponte di carne, unica e definitiva mediazione che conduce gli uomini a Dio. E ci invita a seguirlo «fuori dell’accampamento» (cfr. Eb 10, 20; 13, 11-14), cioè fuori degli spazi sacri, degli ambienti nei quali ci sentiamo sicuri, oltre gli orizzonti rassicuranti, andando «verso di Lui, portando il suo obbrobrio», cioè condividendo fino in fondo, come ha fatto Lui con la sua morte in croce, la condizione del suo popolo. Il percorso per andare verso di Lui è inequivocabile: Gesù Cristo non sta solo nel Sacramento dell’altare, ma ci chiede di adorarlo nei tabernacoli della storia, le donne e gli uomini in carne ed ossa. Anche sulle nostre spalle grava la responsabilità di essere coscienza critica del nostro tempo, abbiamo il dovere della denuncia di tutte quelle situazioni che umiliano gli esseri umani e Gesù Cristo in essi. Come i profeti di speranza dell’Antico Testamento dobbiamo levare la nostra voce, senza paura delle conseguenze che ce ne potranno derivare, senza calcoli, animati dalla forza dello Spirito Santo. E come quei profeti, dobbiamo denunciare le ingiustizie con il gesto oltre che con la parola, sapendo che il nostro modo di fare potrà risultare non accetto a molti, anche a quelli di “casa nostra”, delle nostre stesse comunità, della gerarchia, che cercheranno di screditarci e di “farci fuori”. Perciò dobbiamo recuperare la virtù dei martiri, la parresia, che è sfrontatezza agli occhi del mondo, ma è franchezza del testimone agli occhi di Dio. E allora “nemmeno un capello del nostro capo perirà. Con la nostra perseveranza salveremo le nostre anime”.
don vitaliano


Consiglio vivamente di leggere l’ultimo Angelus di Papa Benedetto XVI, che dalle sue parole sembra essere descritto come un patrigno.Ma sembra che la sua chiesa, caro don vitaliano, sia altra cosa rispetto a quella di Gesù Cristo annunciata da Benedetto XVI.Omnes cum Petrum ad Iesum per Mariam, come amava ripetere Escrivà.
Cara amica "apparizion-dipendente", anch’io sono convinta che la chiesa di Don Vitaliano e di molti altri (me compresa) sia diversa da quella che frequenti tu, prima di dare giudizi affrettati dovremmo cercare di verificare quale sia più vicina a quella che Gesù avrebbe voluto. Sarà quella di persone devote al papa e dintorni, con gli opportuni latinismi e incensi, o sarà quella del popolo che, autonomamente e volontariamente, ricerca il bene dell’altro e si assume la responsabilità anche di andare contro-corrente o contro la gerarchia e il potere, se necessario? A te la risposta.
Cara Stefania, premetto che sono un caro amico, i giudizi affrettati lì ha dati il caro Don Vitaliano, stranamente sempre assente nei commenti, e lui che getta fuori tutti coloro che obbediscono e accoglie solo i disobbedienti. E poi cosa c’è da verificare non c’è altra Chiesa se non quella che Gesù ha dato da pascere a Pietro. A proposito di apparizion-dipendente (ed hai perfettamente ragione lo sono, sono troppo innamorato di mia Madre la Madonna) ecco il messaggio che Lei ci ha donato ieri:
Cari figli, oggi, quando festeggiate Cristo Re di tutto il creato,
desidero che Egli sia il re della vostra vita. Solo attraverso la
donazione, figlioli, potete comprendere il dono del sacrificio di Gesù
sulla croce per ciascuno di voi. Figlioli, date del tempo a Dio,
affinché Egli vi trasfiguri e vi riempia con la sua grazia, cosicché
voi siate grazia per gli altri. Io sono per voi, figlioli, un dono di
grazia d’amore che viene da Dio per questo mondo senza pace. Grazie per
aver risposto alla mia chiamata.
Finalmente scopriamo che "l’innamorato della mamma celeste" è un amico e non una amica. Mi scuso per aver sbagliato il genere. E’ l’apparizione che ti ha detto che non c’è altra chiesa se non quella di Pietro? Se è così, c’è qualcosa che non va. Nel Concilio Vaticano II e in altri documenti ufficiali è stato riconosciuto che la salvezza esiste per tutti, anche al di fuori della chiesa cattolica. Non lo dico io, lo dicono documenti sottoscritti dal successore di Pietro. E’ bene che tu lo sappia. Inoltre, nel catechismo della chiesa cattolica, c’è scritto chiaro e tondo che si può essere cristiani anche senza credere alle apparizioni. Vai a dare un’occhiata, per favore. Quanto al messaggio che avete (tu e chi altro?) ricevuto ieri, mi sembra talmente scontato, ripetitivo e inutile, soprattutto quando parla di digiuno… che non lascia spazio a nessun commento intelligente. Provo soltanto un grande dispiacere nel constatare quante persone abbiamo bisogno di queste sovrastrutture anti-evangeliche per coltivare e vivere la propria fede.
Benissimo, allora precisiamo che il Concilio dice che al di fuori della Chiesa Cattolica si possono trovare "parecchi" elementi di santificazione e di verità. "Parecchi" non vuol dire tutti e ovviamente tu cara Stefania sai, visto che citi il Concilio, che tutta la santificazione e verità si trova nella Chiesa Cattolica che Cristo "diede da pascere a Pietro". Per le apparizioni non ho mai detto che per essere cristiani è necessario crederci, ma che essere innamorati di Maria aiuta a comprendere il grande amore di Cristo per noi. Cara amica non c’è niente di anti-evangelico nel credere che la Madonna oggi appaia in qualche parte del mondo per portare il messaggio divino che Cristo ci ama e ci vuol salvare tutti. La Chiesa ha sempre approvato e condiviso le apparizioni. E se la Chiesa ha ritenuto di dare il suo imprimatur alle apparizioni della Madonna allora vuol dire che non c’è niente di anti-evangelico. Che poi tu non ne abbia di bisogno ben per te non tutti abbiamo lo stesso grado di maturità nella fede, io ho ancora bisogno della Mamma. In ultimo ti auguro, con estrema sincerità, un santo periodo di Avvento, così come lo auguro di cuore a Don Vitaliano affinchè veramente Cristo possa nascere ancora nei nostri cuori.