28 Marzo 2009

V domenica di quaresima

donvitaliano in religione

SE IL CHICCO DI GRANO CADUTO IN TERRA MUORE, PRODUCE MOLTO FRUTTO (Gv 12,20-33)

di P. Alberto Maggi osm

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.

Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.   “Ecco, il mondo gli è andato dietro”.

Questo è stato lo sconfortante commento dei farisei vedendo che, nonostante tutte le loro trame, le folle seguono Gesù. E scrive l’evangelista, verificando questo mondo che gli va dietro, che “erano saliti per il culto” a Gerusalemme “alcuni greci”. Per greci si intende quelli che non appartengono a Israele, sono i proseliti della religione giudaica. Sono saliti per il culto a Gerusalemme anche essi, ma anziché andare al tempio, vengono attratti da Gesù.

Sono le pecore di altri ovili che Gesù viene anche a liberare. Questi vogliono vedere Gesù, però, sapendo la ritrosia dei giudei verso i non-ebrei, la loro diffidenza, non osano avvicinarsi a Gesù direttamente, allora cercano tra i discepoli uno che abbia un nome greco. Infatti vanno da Filippo che era di Betsàida di Galilea, posto di confine, quindi di mentalità più aperta.

Ma Filippo, che stranamente era stato baldanzoso quando s’era trattato di condurre Natanaele da Gesù dicendo “abbiamo trovato il Messia”, questa volta è titubante e ha bisogno dell’appoggio dell’unico altro discepolo che ha un nome greco, Andrea. E insieme vanno da Gesù dicendogli che i greci lo vogliono vedere.

Ebbene la risposta di Gesù a questa loro richiesta non sembra logica perché Gesù risponde «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Apparentemente uno si chiede cosa c’entra questa risposta con la richiesta dei greci di vederlo. In realtà Gesù sta parlando della sua morte. Nella morte si manifesterà il Dio il cui amore è universale e l’amore è il linguaggio universale. Gesù non propone una dottrina riservata a un popolo, a una nazione, a una religione; Gesù non propone un linguaggio soltanto per iniziati, Gesù sulla croce rappresenterà il linguaggio universale: “Dio ama tutte le persone indipendentemente dalla loro condotta”.

Questa è la risposta di Gesù al desiderio dei greci di vederlo.

Lo “vedranno” (vedere significa conoscere) al momento della sua morte. Lì capiranno che l’amore è universale. Quindi le difficoltà di Filippo e Andrea che riflettono le difficoltà della chiesa degli inizi di aprirsi ai pagani, vengono anticipate in questo episodio.

E’ importante quello che Gesù dice riguardo alla morte. Gesù, parlando della propria morte, usa il paragone di un chicco che si trasforma in una spiga. Cosa significa questo? Perché riguarda non soltanto la morte di Gesù, ma anche la nostra morte, quella dei nostri cari: in ogni individuo c’è una ricchezza di vita, ci sono delle potenzialità, delle energie, che nel breve arco della esistenza non riescono a emergere. Ebbene, il momento della morte non è un momento di distruzione, ma c’è questa esplosione di vita. Il chicco di grano si sviluppa, si trasforma, e diventa una spiga.

Quindi la morte non distrugge l’individuo ma lo potenzia. La morte è quel momento straordinario che consente all’uomo di liberare tutte le energie, tutte le potenzialità che aveva in una trasformazione senza fine.

Quindi Gesù sta annunciando che la sua morte non sarà una fine ma sarà un inizio. C’è in ogni individuo una energia vitale che attende di manifestarsi in maniera nuova e soltanto il momento della morte lo consentirà.

E Gesù continua dicendo che “Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”. Chi vive per sé non si realizza. La realizzazione dell’uomo non dipende dall’esaudire le proprie necessità, i propri bisogni, ma al contrario, dall’interesse verso i bisogni e le necessità degli altri. Quindi chi vive per sé, avvisa Gesù, è destinato a perdersi.

E’ il chicco di grano che rimane solo, che non da frutto, mentre chi vive per gli altri – odiare la propria vita significa preferire la propria vita all’interesse degli altri – la conserverà per la vita eterna. Gesù fa una proposta straordinaria: quelli che vivono per sé distruggono la propria esistenza, chi orienta la propria vita verso gli altri, questi la realizza pienamente.

E poi Gesù avverte che “Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore”. Se uno lo vuole servire deve stare lì dove lui sta, cioè il momento della croce. Seguire Gesù, servire Gesù significa andare incontro al disonore, ma nel disonore della croce ci sarà l’onore del Padre.

Dice, infatti, “il Padre lo onorerà”. Certo Gesù sta accennando alla croce e si turba e cita un salmo, il sesto, dove il salmista diceva l’anima mia è turbata, salvami o Signore. Ebbene Gesù cita il salmo, dice anche lui “l’anima mia è turbata”. Il solo accenno della croce, del supplizio riservato ai maledetti da Dio turba Gesù, ma, dice Gesù, che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora?”.

No, Gesù non chiede al Padre di salvarlo. Lui conferma la fedeltà al suo messaggio, Gesù accetta di andare incontro a sofferenze inaudite pur di essere fedele a questo messaggio d’amore. Anzi gli dice: “Padre, glorifica il tuo nome”. ‘Glorifica il tuo nome’ significa ‘manifesta te stesso’.

Venne allora una voce dal cielo”, il cielo indica la dimora divina, quindi è Dio stesso che parla. «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». Il Padre ha glorificato il Figlio nel battesimo quando gli ha comunicato tutto il suo Spirito, dando a vedere una piena identificazione tra Padre e Figlio. Il Padre e il Figlio sono una stessa realtà e dice “Lo glorificherò ancora”. Quando? Sulla croce. Quando Gesù morendo comunicherà lo Spirito a quanti vorranno accoglierlo.

Ebbene, ogni volta che Dio parla, la gente non lo capisce. E perché? Scrive l’evangelista “La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Questi sono gli effetti devastanti della religione che impedisce di ascoltare la parola di Dio e impedisce di scoprire un Dio presente nella propria esistenza.

Quelli che pensano che è stato un tuono si rifanno all’immagine terribile e temibile del Dio della religione. Un Dio che mette paura, il Dio minaccioso. Quanti, invece si rifanno a un angelo si rifanno a un’immagine di Dio lontana dall’uomo. Si credeva che Dio abitasse su in alto, nel settimo cielo, tra il settimo cielo e la terra c’era una distanza di 3.500 anni cammino – così credevano i rabbini – e quindi un Dio lontanissimo, inavvicinabile. Entrambe le reazioni, sia il tuono che l’angelo, indicano gli effetti nefasti della religione.

Ma Gesù dice NO «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori”. Il ‘principe di questo mondo’ indica il sinedrio, l’istituzione religiosa che ha deciso di assassinare Gesù: l’assassinio del Cristo smaschererà il volto dell’istituzione religiosa, un’istituzione che per il proprio interesse non ha esitato ad ammazzare Dio, il Figlio di Dio.

E quindi la gente, vedendo questo, vedendo smascherata l’istituzione religiosa, saprà fare le sue scelte.

E infine l’annunzio positivo di Gesù “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. La croce, in mano a Gesù si converte da patibolo a un trofeo d’amore.

2 Responses to ' V domenica di quaresima '

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  1. franca said,
    on 8 Aprile, 2009 at 12:00

    E’ un commento molto bello.
    Mi piace anche pensare che Gesù “coglie il segno”: quando quei greci chiedono di vederlo, lui capisce che è venuta “l’ora” di mostrarsi non solo fisicamente. E’ il Padre gli parla attraverso un piccolo fatto della vita.
    Vorrei essere altrettanto capace di udire le “parole di Dio” nella mia vita quotidiana.

  2. Laura said,
    on 8 Aprile, 2009 at 13:38

    Pasqua si avvicina.
    E stamattina, mentre passavo l’aspirapolvere in casa,
    pensavo che quest’anno abbiamo avuto una rappresentazione viva della Passione.
    Ho avuto quest’impressione guardando nei vari tg i poveri corpi in mutande estratti dalla macerie del terremoto, copie del crocifisso estratte sotto travi di legno pesanti come croci.
    Guardando Veroniche che stringevano fra le mani volti piangenti, distribuivano pasti e coperte, montavano tende. E donne che piangevano
    sul legno verde dei propri figli dispersi fra le rovine di una Gerusalemme abbruzzese.
    Guardando Cirenei che trasportavano sulle spalle vicini disabili per sottrarli a crolli di tetti e pareti.
    Guadando soldati che tenevano a bada una piccola folla feroce che approfitta della condizione di debolezza altrui.
    Guardando un drappello di Giuda che tradiscono di nuovo con un bacio, scavando fra le macerie non per soccorrere ma per rubare trenta denari.
    E poi le parole, i progetti di ricostruzione (risurrezione?) di città e tessuto sociale, le messe celebrate in tendopoli, fuori dalle chiese, fuori dalle mura antiche. Pensando che la passione continua, ma anche la speranza che il sabato santo ceda finalmente il passo all’alba della domenica.

    Buona Pasqua a tutti

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