Natale 1999
«Carissime sorelle e fratelli della mia comunità parrocchiale,
quest’anno il Bambino Gesù del nostro presepe
è un bambino indio del Chiapas con il volto coperto da un passamontagna.
Quando gli angeli annunciarono ai pastori la nascita di Gesù diedero
loro un segno perché potessero riconoscerlo senza sbagliarsi: «troverete un
bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia». Se ci pensate bene, dove
mangiano gli animali è un posto strano per far nascere un bambino e per di più
figlio di Dio; ma proprio perché così inconsueto è anche un segno
inconfondibile.
Come ai pastori, anche
a noi Dio dà dei segni per poter riconoscere facilmente Gesù che viene. E, come
la mangiatoia di Betlemme, si tratta sempre di segni strani ma inconfondibili.
Forse ricorderete che circa due anni fa sono stato in Chiapas. Il Chiapas
è uno stato messicano poverissimo. Tra i più poveri dell’America Latina. I
bambini indios chiapanechi lavorano duramente fin da piccoli per un pugno di
mais. Ma il Chiapas è anche la terra in cui i poveri stanno cercando di
prendere in mano il loro futuro, stanno lottando per avere una vita migliore.
Dalle loro montagne ricoperte di foreste lanciano un messaggio a tutti quanti
noi, ci annunciano che sta nascendo qualcosa di nuovo. E questa novità è il
primo inconfondibile segno che proprio lì sta nascendo Gesù. Il Chiapas è oggi
la “mangiatoia” del Bambino Gesù. 
Il
piccolo Gesù indio non è avvolto, però, in fasce, ma ha il volto coperto da un
passamontagna. E anche questo è uno strano ma inconfondibile segno. Le nostre
sorelle e i nostri fratelli che lottano in Chiapas portano il passamontagna.
Non confondetelo con il passamontagna dei banditi, quello dietro cui
nascondersi per commettere azioni cattive. Il passamontagna che porta il
Bambino Gesù e ogni indigeno del Chiapas non serve a nascondere il volto ma a
mostrarlo. Come dice Marcos a nome di tutti gli indigeni chiapanechi: “Noi siamo il volto che si nasconde per
mostrarsi. Dietro il nostro passamontagna siamo gli stessi uomini e donne
semplici e ordinari che si ripetono in tutte le razze, si dipingono di tutti i
colori, si parlano in tutte le lingue e si vivono in tutti i luoghi. Gli stessi
uomini e donne dimenticati. Gli stessi esclusi. Gli stessi intollerati. Gli
stessi perseguitati. Siamo gli stessi voi. Dietro di noi stiamo voi.
Dietro i nostri
passamontagna c’è il volto di tutte le donne escluse, di tutti gli indigeni
dimenticati, di tutti gli omosessuali perseguitati, di tutti i giovani
disprezzati, di tutti gli emigranti picchiati, di tutti gli incarcerati per la
loro parola e pensiero, di tutti i lavoratori umiliati, di tutti i morti di
oblio, di tutti gli uomini e donne semplici e ordinari che non contano, che non
vengono visti, che non sono nominati, che non hanno un domani.
Dietro il
passamontagna ci sono migliaia di esseri umani che gridano ORA BASTA! al
conformismo, al non fare nulla, al cinismo, all’egoismo fatto dio moderno.
Dietro il
passamontagna ci sono migliaia di piccoli mondi che assaporano un principio: il
principio della costruzione di un mondo nuovo e buono, un mondo dove ci stiano
tutti i mondi”.
Dietro quel passamontagna
possiamo scegliere di stare anche noi»
don Vitaliano
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