Ai fedeli di Sant’Angelo a Scala
UN’OBBEDIENZA IN PIEDI
Carissimi,
dieci anni sono una parte consistente della vita di un uomo e anche di una comunità. Questo tempo che il Signore ci ha dato di vivere insieme, ha segnato indelebilmente la mia vita.
Sono arrivato a Sant’Angelo a Scala fresco di
ordinazione sacerdotale, ero un pretino con tanta teologia nella testa e
tantissima inesperienza pastorale. Ho cercato, però, fin dal primo momento, di
darvi tutto quello che ero, poco o meno che fosse. Da voi ho ricevuto veramente
tanto. Mi avete accolto fino a farmi diventare uno di voi, ma soprattutto avete
accolto Gesù Cristo. E questo è ciò che
conta veramente, e mi dà il conforto di sapere che i primi dieci anni del mio
sacerdozio non sono trascorsi inutilmente.
Di fronte all’incontro con Cristo – e lui resta sempre - la mia persona
non conta assolutamente nulla.
Obbedisco al nostro Abate Ordinario, lascio la
parrocchia al mio successore, conservando vivo più che mai il mio sacerdozio,
pronto a spenderlo nel modo e nel posto in cui sarò chiamato a farlo. La mia
obbedienza è e sarà sempre in piedi. Farò comunque ricorso canonico ad un
provvedimento che mi sembra ingiusto, utilizzando i mezzi che la Chiesa mi
autorizza ad usare. Non altri.
Non è in mio potere, né voglio, imporvi nulla,
tuttavia vi esorto ad accettare la decisione dell’Abate. Ad accogliere don
Luciano e a collaborare con lui, senza animosità, con lealtà e franchezza, con
dignità, volendogli bene come avete voluto bene a me; e vogliate bene anche all’Abate
di Montevergine. Non serve a nulla e a nessuno creare rotture perciò vi
scongiuro di non uscire mai dalla comunione con la Chiesa. Io amo la mia
Chiesa, l’ho detto tante volte e ve lo ripeto ora che la sua mano dura si
abbatte su di me. L’amo perché è di Cristo. La voglio migliore, sempre più
fedele a Cristo, non a se stessa. Ma non ne voglio un’altra.
Non c’è nulla di definitivo in questa vita; se mettiamo le radici in un posto - e le radici sono gli affetti, i volti che incontriamo e che ci aspettiamo di incontrare tutti i giorni, le cose condivise, la fede comune, tanti particolari e tanti frammenti di vita che riempiono il nostro vissuto - dobbiamo poi poterci sradicare. Solo non sradichiamoci da Gesù Cristo. Continuiamo a seguirlo, anche quando la nostra sequela ci porta a soffrire, ad essere incompresi e combattuti dagli altri. Abbiamo imparato a testimoniare la nostra fede senza paure, senza servilismi, senza idolatrie. Continuiamo allora senza paura a guardare dritto negli occhi le nostre sorelle e i nostri fratelli, sottomettendoci all’unico Signore che riconosciamo in questo mondo.
Spero che mi ricordiate sempre con affetto, senza fare di me né una vittima né un eroe, ma semplicemente un prete, uno di voi.
“Smetto di servirvi ma non smetterò mai di amarvi”. Vi abbraccio
don Vitaliano
Sant’Angelo a Scala, 1° dicembre 2002